GINEVRA – La strada verso un nuovo accordo sul nucleare tra Iran e Stati Uniti si fa di nuovo in salita. Dopo un intenso terzo round di colloqui a Ginevra, che aveva lasciato trapelare un cauto ottimismo, è arrivata la doccia fredda da Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato con fermezza che qualsiasi intesa sarà possibile solo se Washington abbandonerà le sue “richieste eccessive”. Una dichiarazione che segna uno stallo nei negoziati e riporta l’attenzione sulla complessità di un dialogo segnato da anni di sfiducia reciproca.
In una conversazione telefonica con il suo omologo egiziano, Badr Abdelatty, Araghchi ha sottolineato che “il successo in questo percorso richiede serietà e realismo da parte dell’altra parte, evitando qualsiasi errore di calcolo e richieste eccessive”. Queste parole, giunte venerdì, smorzano le speranze di una rapida risoluzione e confermano che le posizioni restano distanti su punti cruciali del dossier.
Il Contesto dei Negoziati di Ginevra
I colloqui di Ginevra, mediati dall’Oman, rappresentano l’ultimo tentativo di salvare la diplomazia in un clima di crescente tensione militare. Gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, hanno intensificato la pressione su Teheran, ammassando forze navali e aeree nella regione e imponendo nuove sanzioni economiche. La delegazione americana, guidata dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, si è presentata al tavolo negoziale con una linea dura, deludendo le aspettative iraniane e portando a quello che ora viene definito uno “stallo”.
Nonostante Araghchi avesse definito i colloqui come i “più intensi di sempre”, parlando di “ulteriori progressi”, il nodo delle richieste americane sembra aver bloccato ogni avanzamento significativo. La prossima settimana è previsto un incontro tecnico a Vienna presso la sede dell’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) per discutere aspetti specifici, ma l’incertezza politica rimane l’ostacolo maggiore.
Le “Richieste Eccessive” Americane: Quali Sono?
Ma quali sono queste “richieste eccessive” che l’Iran non è disposto ad accettare? Secondo diverse fonti mediatiche, la posizione di Washington è intransigente e mira a un drastico ridimensionamento del programma nucleare iraniano. Le condizioni poste sul tavolo includerebbero:
- Lo smantellamento dei principali siti nucleari: Gli USA avrebbero chiesto la chiusura e la distruzione degli impianti di Fordow, Natanz e Isfahan.
- La consegna dell’uranio arricchito: Tutto lo stock di uranio arricchito in possesso dell’Iran dovrebbe essere consegnato agli Stati Uniti.
- Stop permanente all’arricchimento: Washington chiede un accordo che ponga fine in modo definitivo a qualsiasi attività di arricchimento dell’uranio sul suolo iraniano.
Queste condizioni equivalgono, di fatto, a un azzeramento totale del programma nucleare di Teheran, un’opzione che la Repubblica Islamica considera inaccettabile, rivendicando il proprio diritto a un programma nucleare per scopi pacifici e civili, sotto la supervisione dell’AIEA.
La Posizione di Teheran e il Dilemma della Fiducia
La posizione iraniana si fonda su un presupposto fondamentale: la sfiducia nei confronti degli Stati Uniti. L’uscita unilaterale di Washington dal precedente accordo (il JCPOA) nel 2018, sotto la prima amministrazione Trump, ha lasciato una ferita profonda. Come ha ricordato lo stesso Araghchi in precedenti dichiarazioni, “l’accordo c’era già”, ma non è stato rispettato. Per questo, Teheran chiede la revoca completa e verificabile di tutte le sanzioni come precondizione per qualsiasi intesa. L’Iran è disposto a offrire garanzie sulla natura pacifica del suo programma, ma non a rinunciare a tecnologie e infrastrutture che considera un diritto nazionale.
Il Ruolo della Diplomazia Regionale: Egitto e Oman
In questo scenario complesso, emerge il ruolo cruciale dei mediatori regionali. L’Oman si è confermato il canale principale per i colloqui indiretti tra le due parti. Ma è significativo anche il contatto tra Araghchi e il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty. L’Egitto sta cercando di ritagliarsi un ruolo di primo piano come stabilizzatore regionale, promuovendo il dialogo e sostenendo una soluzione diplomatica. Un recente disgelo nelle relazioni tra Il Cairo e Teheran, con la prospettiva di riaprire le rispettive ambasciate, segnala un cambiamento negli equilibri mediorientali, dove la diplomazia sta tornando a essere uno strumento centrale per gestire le crisi.
Mentre la diplomazia cerca faticosamente una via d’uscita, la tensione resta altissima. Gli Stati Uniti hanno autorizzato il personale non essenziale a lasciare le ambasciate in Israele, e la Cina ha sconsigliato i viaggi in Iran, segnali che il rischio di un’escalation militare non è affatto scongiurato. Il futuro dell’accordo sul nucleare iraniano è appeso a un filo, in un delicato equilibrio tra pressione militare e un dialogo che, al momento, sembra aver raggiunto un punto morto.
