Il panorama cinematografico dell’horror si prepara ad accogliere un’opera destinata a lasciare il segno. “Teenage Sex and Death at Camp Miasma”, il nuovo lungometraggio scritto e diretto da Jane Schoenbrun, si annuncia come un’esplorazione audace e sovversiva del genere slasher, arricchita da tematiche queer e da una riflessione metacinematografica. Con un cast d’eccezione che vede fianco a fianco l’iconica Gillian Anderson e la talentuosa Hannah Einbinder, il film è atteso nelle sale ad agosto, distribuito da Mubi.
Un franchise da resuscitare, un incontro fatale
La trama di “Teenage Sex and Death at Camp Miasma” ruota attorno al tentativo di rilanciare un franchise slasher fittizio, “Camp Miasma”, ormai in declino dopo una serie di sequel deludenti. A una giovane e appassionata regista queer, interpretata da Hannah Einbinder (nota al grande pubblico per la serie “Hacks” che le è valsa un Emmy), viene affidato il compito di resuscitare la saga. Il suo percorso la porta a incontrare la protagonista del film originale, un’attrice misteriosa e ormai ritiratasi a vita privata, a cui presta il volto Gillian Anderson (“The X-Files”, “Sex Education”). L’incontro tra le due donne innesca una discesa in un vortice di desiderio, ossessione e follia, dove i confini tra realtà e finzione si fanno sempre più labili, dando vita a un universo intriso di sangue e delirio.
Un omaggio allo slasher anni ’80 con una visione contemporanea
Jane Schoenbrun, già acclamata per opere come “We’re All Going to the World’s Fair” e “I Saw the TV Glow”, prosegue con questo suo terzo lungometraggio un percorso autoriale distintivo, caratterizzato da una profonda esplorazione dell’identità trans e dell’horror queer. La regista ha definito il film come un incrocio tra “Ritratto della giovane in fiamme” e un sequel di “Venerdì 13”, suggerendo un’atmosfera che mescola il dramma psicologico con l’estetica slasher degli anni ’80. Il teaser trailer, recentemente diffuso, ha confermato queste suggestioni, mostrando omaggi a maestri del calibro di David Cronenberg e un’atmosfera che fonde l’horror con i toni della commedia nera.
Schoenbrun mira a creare quello che definisce un “‘classico da pigiama party’: un’odissea di mezzanotte folle ma accogliente che attira gli spettatori ignari dalla sezione horror della videoteca locale”. Questa dichiarazione d’intenti rivela la volontà di creare un’opera stratificata, capace di dialogare con la memoria collettiva legata a un certo tipo di cinema, ma rielaborandola attraverso una sensibilità del tutto contemporanea.
Un cast di talento e una produzione di prestigio
Oltre alle due straordinarie protagoniste, il cast di “Teenage Sex and Death at Camp Miasma” include una serie di nomi interessanti come Amanda Fix, Arthur Conti, Eva Victor, Zach Cherry, Sarah Sherman, Patrick Fischler, Dylan Baker, Jasmin Savoy Brown, Kevin McDonald, Quintessa Swindell e Jack Haven. La produzione è affidata a Plan B Entertainment, la società fondata da Brad Pitt, nota per aver sostenuto progetti cinematografici di grande spessore e successo come “Moonlight” e “12 anni schiavo”. Il film è stato finanziato da MUBI, che ne curerà anche la distribuzione in diversi territori, tra cui Nord America, America Latina e gran parte dell’Europa, Italia compresa. Le vendite internazionali per i restanti territori sono invece gestite da The Match Factory.
L’eredità di Jane Schoenbrun e l’attesa per un nuovo cult
Il precedente lavoro di Schoenbrun, “I Saw the TV Glow”, coprodotto da Emma Stone, ha ricevuto ampi consensi di critica, venendo presentato in prestigiosi festival come il Sundance, la Berlinale e il San Sebastián International Film Festival. Il film ha inoltre ottenuto cinque nomination agli Independent Spirit Awards 2025, tra cui quelle per il Miglior Film e la Miglior Regia, consolidando la posizione di Schoenbrun come una delle voci più innovative e significative del cinema indipendente contemporaneo. Con “Teenage Sex and Death at Camp Miasma”, l’attesa è alta per un’opera che promette di essere non solo un horror avvincente, ma anche una profonda riflessione sull’identità, il desiderio e il potere del cinema stesso.
