Quando la terra trema, il mito si risveglia e la memoria collettiva si fa carne viva. A quasi cinquant’anni da quella terribile notte del 6 maggio 1976, quando un sisma di magnitudo 6.5 sconvolse il Friuli, arriva nelle sale “Orcolat”, un potente documentario del regista Federico Savonitto che va oltre la cronaca del disastro per esplorare le fratture più profonde, quelle dell’anima di un’intera regione. Presentato in anteprima il 28 febbraio a Cinemazero di Pordenone, nell’ambito di “Aspettando Pordenone Docs Fest”, e il 1° marzo al Cinema Teatro Sociale di Gemona, città simbolo della tragedia, il film si prepara a toccare il cuore dell’Italia intera con la sua uscita nazionale il 2 marzo.

Prodotto da Lucio Scarpa e Marco Caberlotto per Kublai Film con Rai Cinema, e con il sostegno della Fvg Film Commission, “Orcolat” è un’opera corale e polifonica, un mosaico di voci e ricordi che restituisce la complessità di un evento che ha segnato uno spartiacque indelebile: un “prima” e un “dopo”. A cucire insieme le schegge di questa memoria è una voce che per generazioni ha incarnato l’epica sportiva e l’identità nazionale: quella di Bruno Pizzul. Scomparso quasi un anno fa, il grande telecronista friulano diventa qui un narratore omerico, la cui timbrica solenne e al tempo stesso familiare non si limita a commentare, ma evoca, incarna e trasforma il ricordo in un patrimonio condiviso.

Il Mito e la Scienza: alle Radici del Sisma

Il titolo stesso del documentario affonda le radici nel cuore più antico e misterioso del Friuli. L’Orcolat, nella tradizione popolare, è una creatura mitologica, un orco gigantesco che dimora nelle viscere delle montagne e che, con i suoi movimenti, provoca i terremoti. Questa leggenda, evocata per dare un volto e un nome alla forza devastatrice e incomprensibile della natura, diventa nel film di Savonitto una potente metafora. Il racconto si muove costantemente su un doppio binario: da un lato, il mito, l’immaginario collettivo che cerca di dare un senso alla catastrofe; dall’altro, la realtà scientifica, le teorie sismiche che spiegano l’incontro tra le placche tettoniche come causa dei frequenti sismi nella regione.

Questo dialogo tra mito e realtà permette al regista di non realizzare una semplice cronaca del disastro, ma un’indagine più profonda sulla percezione del trauma e sulla sua elaborazione. Come spiega lo stesso Savonitto, “Orcolat” nasce dal desiderio di raccontare il terremoto non come un evento concluso, ma “come una presenza ancora attiva, un movimento sotterraneo che continua a interrogare il territorio, la memoria e l’identità di chi lo abita”.

Un Coro di Voci per una Memoria Collettiva

Il cuore pulsante di “Orcolat” risiede nelle testimonianze di chi visse quei giorni terribili e di chi, attraverso la propria arte e il proprio impegno, ha contribuito a ricostruire non solo le case, ma anche l’identità culturale del Friuli. Il documentario si configura come un affresco emotivo composto dalle voci di artisti, sportivi, scrittori e studiosi. Tra questi spiccano nomi illustri, simboli del Friuli e dell’Italia nel mondo:

  • Dino Zoff
  • Fabio Capello
  • Manuela Di Centa
  • Paolo Rumiz
  • Tullio Avoledo
  • Davide Toffolo, leader dei Tre Allegri Ragazzi Morti
  • Esther Kinsky
  • Gian Paolo Gri

Ognuno di loro, insieme allo stesso Pizzul, offre una prospettiva unica, un ricordo personale, una riflessione che contribuisce a creare un racconto sfaccettato e lontano da ogni retorica celebrativa. Il film esplora non solo l’incredibile forza e solidarietà che diedero vita al “modello Friuli”, un esempio di ricostruzione rapida ed efficiente, ma anche le contraddizioni e le ombre dei primi soccorsi.

Le Immagini che Fanno la Storia

Un ruolo fondamentale nella narrazione è affidato alle immagini di repertorio, molte delle quali provenienti dagli archivi della Cineteca del Friuli. Nata proprio all’indomani del sisma, nel 1977, in una Gemona ancora in macerie, la Cineteca ha svolto un lavoro prezioso di raccolta e conservazione della memoria visiva di quel periodo. I filmati, girati da cineamatori, televisioni nazionali e internazionali, e dagli stessi corpi di soccorso, catturano con una forza disarmante la devastazione, il caos, la disperazione dei primi giorni, ma anche la determinazione e la voglia di ricominciare. Queste immagini, montate in un dialogo costante con il presente, creano un ponte emotivo tra le generazioni, rendendo tangibile una ferita ancora visibile nel paesaggio e nelle coscienze.

La Colonna Sonora dell’Anima Friulana

Ad amplificare l’orizzonte emotivo del documentario contribuisce una colonna sonora di grande impatto, che vede la partecipazione di alcuni dei più importanti artisti musicali della regione. Le musiche dei Tre Allegri Ragazzi Morti, di Elisa e di Lorenzo Commisso non sono un semplice accompagnamento, ma un vero e proprio contrappunto narrativo che accompagna lo spettatore in un viaggio nella memoria profonda del Friuli, trasformando il dolore in energia vitale.

Un Monito per il Presente

“Orcolat” non è solo un film sulla memoria, ma anche un’opera profondamente attuale. Il “modello Friuli” – basato sul principio “prima le fabbriche, poi le case e infine le chiese” – emerge come un monito di fronte agli stravolgimenti ambientali contemporanei. Il documentario interroga quella che il regista definisce una “cecità collettiva” di fronte ai rischi del territorio, contrapponendo alla sola gestione dell’emergenza una cultura della prevenzione. In questo senso, il racconto della ricostruzione friulana diventa un richiamo alla responsabilità e un esempio possibile di una gestione del territorio sobria, sostenibile e capace di non piegarsi alle convenienze del momento.

Come afferma lo stesso Savonitto, il suo è “un film sull’ascolto: della terra, delle sue fratture visibili e invisibili, e delle storie che continuano a muoversi sotto la superficie del tempo”. Un ascolto necessario, oggi più che mai, per non dimenticare la lezione di quella tragedia e per guardare al futuro con la consapevolezza che dalla più grande delle distruzioni può nascere la più tenace delle rinascite.

Di euterpe

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