MOSCA – Un messaggio tanto brutale quanto inequivocabile, destinato a scuotere le cancellerie europee e a ridefinire i contorni del dialogo per la pace in Ucraina. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha consigliato agli europei di “sedersi sotto il tavolo” e “stare in silenzio” durante i negoziati sul conflitto. Una dichiarazione al vetriolo che non lascia spazio a interpretazioni, escludendo di fatto l’Unione Europea da un processo negoziale che vede invece protagonisti Russia, Stati Uniti e Ucraina.
La replica a António Costa e le accuse all’Europa
Le parole di fuoco della diplomatica russa, citate dall’agenzia di stampa Ria Novosti, sono una risposta diretta alla recente affermazione del Presidente del Consiglio Europeo, António Costa, secondo cui “non si può permettere alla Russia di ottenere successo al tavolo dei negoziati”. Una posizione che Mosca ha evidentemente interpretato come un’ulteriore prova della parzialità europea. “Nessuno vi sta aspettando. Nessuno vi ha invitati a questo tavolo dei negoziati”, ha tuonato Zakharova, rincarando la dose: “perché non sapete come comportarvi, perché ci siete già stati, perché avete barato e ingannato e siete stati colti in flagrante”. Il riferimento, neanche troppo velato, è alla presunta perdita di credibilità dell’Europa come mediatore imparziale, un ruolo che secondo il Cremlino sarebbe stato compromesso da anni di politiche considerate ostili e subordinate alla linea atlantica.
Non è la prima volta che da Mosca arrivano accuse di questo tenore. Già in precedenza, Zakharova aveva sostenuto che l’Europa “ha perso il diritto” di partecipare ai negoziati, accusandola di aver tradito la fiducia russa e di non aver onorato gli accordi passati, come quelli di Minsk. Questa posizione si consolida in un contesto in cui la Russia percepisce l’UE non più come un interlocutore neutrale, ma come una parte attiva nel conflitto, allineata alle posizioni di Kiev e Washington.
I negoziati di Ginevra: un tavolo a tre
Mentre la tensione verbale tra Mosca e Bruxelles raggiunge nuovi picchi, a Ginevra proseguono i contatti diplomatici. I negoziati, che si sono tenuti anche ad Abu Dhabi, vedono un formato trilaterale: Russia, Stati Uniti e Ucraina. Proprio in questi giorni, nella città svizzera, si sono svolti nuovi incontri tra la delegazione ucraina, guidata dal capo negoziatore Rustem Umerov, e quella americana, con gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Anche un consigliere presidenziale russo, Kirill Dmitriev, era presente per colloqui separati con la delegazione statunitense, a conferma di un canale di dialogo diretto tra Washington e Mosca che sembra bypassare completamente i partner europei.
Il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, aveva già minimizzato la presenza europea a Ginevra, affermando che eventuali rappresentanti di Paesi UE erano presenti solo a titolo personale, “nell’anticamera” della sede negoziale. Lavrov ha inoltre ribadito che la Russia è pronta a negoziare, ma non prenderà in considerazione proposte di cessate il fuoco, accusando l’Occidente di aver già ingannato Mosca in passato. “Noi non abbiamo scadenze, abbiamo obiettivi, che stiamo realizzando”, ha dichiarato Lavrov, smorzando le speranze di una rapida soluzione diplomatica.
Il contesto: tra diplomazia e conflitto sul campo
Le dure dichiarazioni di Zakharova si inseriscono in un quadro complesso. Da un lato, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato di una “maggiore preparazione per il prossimo formato trilaterale”, ipotizzando un nuovo incontro ad Abu Dhabi all’inizio di marzo, possibilmente a livello di leader. Dall’altro, il conflitto sul terreno non si ferma. Le nuove consultazioni in Svizzera sono state precedute da massicci attacchi russi con missili e droni su diverse città ucraine, che hanno causato feriti e danni alle infrastrutture.
La posizione europea, come delineato in passato, si basa su alcuni punti fermi: nessun negoziato sull’Ucraina senza l’Ucraina e nessun negoziato sulla sicurezza europea senza il coinvolgimento dell’Europa. Principi che, alla luce delle recenti esclusioni e delle dichiarazioni di Mosca, appaiono sempre più difficili da far valere. L’Unione Europea si trova di fatto in una posizione marginale, spettatrice di un dialogo gestito direttamente dalle due principali potenze nucleari e dall’Ucraina, il paese invaso. Una situazione che solleva interrogativi profondi sull’autonomia strategica e sul peso diplomatico del Vecchio Continente nella risoluzione della crisi più grave sul suo suolo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
