In una decisione che ha catturato l’attenzione del Brasile e del mondo intero, la Prima Sezione della Corte Suprema Federale (STF) ha posto fine a un capitolo doloroso e controverso della storia recente del paese. Con un verdetto unanime, ha condannato i fratelli Domingos Brazão, ex consigliere della Corte dei Conti di Rio de Janeiro, e Chiquinho Brazão, ex deputato federale, a una pena esemplare di 76 anni e tre mesi di reclusione ciascuno. L’accusa è tra le più gravi: essere i mandanti del brutale omicidio della consigliera comunale di Rio de Janeiro, Marielle Franco, e del suo autista, Anderson Gomes, avvenuto nel marzo 2018.

La sentenza non si limita a questo. I giudici hanno riconosciuto i due fratelli anche come vertici di una potente milizia, un’organizzazione criminale paramilitare, attiva nella zona ovest di Rio de Janeiro. Questa storica decisione arriva dopo anni di indagini complesse, depistaggi e una costante pressione da parte della società civile e dei familiari delle vittime, che non hanno mai smesso di chiedere giustizia.

Il movente: interessi economici e potere criminale

Secondo la Procura Generale, il movente dietro l’omicidio di Marielle Franco è da ricercarsi nei suoi sforzi per contrastare gli interessi economici dei fratelli Brazão. In particolare, l’attivista si opponeva fermamente alla regolarizzazione di terreni e condomini abusivi in aree controllate dalle loro milizie. La sua azione politica era vista come un ostacolo diretto ai loro lucrosi schemi illegali di appropriazione di terre, che fruttavano milioni. Il giudice relatore del caso, Alexandre de Moraes, ha sottolineato come gli imputati non avessero dubbi sul loro legame con le milizie, affermando: “Non solo avevano contatti con la milizia, erano la milizia”. Un altro giudice, Cristiano Zanin, ha rincarato la dose, dichiarando che “l’impunità storica dei gruppi miliziani ha alimentato l’escalation di violenza culminata nell’assassinio di un parlamentare eletto”.

Il ruolo dell’ex capo della Polizia e gli altri condannati

La sentenza ha fatto luce anche sulle complicità all’interno delle stesse istituzioni che avrebbero dovuto proteggere i cittadini. Rivaldo Barbosa, che assunse la carica di capo della Polizia Civile di Rio de Janeiro appena un giorno prima del delitto, è stato condannato a 18 anni di reclusione. Sebbene la Corte non abbia trovato prove sufficienti di un suo coinvolgimento diretto nella pianificazione dell’omicidio, lo ha ritenuto colpevole di ostruzione alla giustizia e corruzione. Secondo l’accusa, Barbosa avrebbe deliberatamente ostacolato le indagini per garantire l’impunità ai mandanti.

Oltre ai Brazão e a Barbosa, sono stati condannati anche altri complici:

  • Ronald Paulo Alves Pereira, maggiore della Polizia Militare, ha ricevuto una pena di 56 anni per il suo ruolo nel monitoraggio di Marielle prima dell’omicidio.
  • Robson Calixto Fonseca, ex collaboratore di Domingos Brazão, è stato condannato a 9 anni per associazione a delinquere.

Già nell’ottobre del 2024, gli esecutori materiali del delitto, gli ex poliziotti militari Ronnie Lessa ed Élcio Queiroz, erano stati condannati rispettivamente a 78 e 59 anni di carcere. È stata proprio la confessione di Lessa, nell’ambito di un accordo con la giustizia, a rivelare il ruolo dei fratelli Brazão come mandanti.

Risarcimenti e conseguenze politiche

La Corte Suprema ha inoltre disposto misure accessorie di grande impatto. I condannati dovranno versare un risarcimento complessivo di 7 milioni di reais (circa 1,15 milioni di euro) ai familiari di Marielle Franco e Anderson Gomes, e a Fernanda Chaves, assessora di Marielle sopravvissuta all’agguato. La suddivisione prevede 3 milioni per ciascuna delle famiglie delle vittime e 1 milione per la sopravvissuta.

In aggiunta, è stata decretata la decadenza dagli incarichi pubblici per tutti i condannati e la sospensione dei loro diritti politici, rendendoli ineleggibili. Una decisione che mira a recidere i legami tra criminalità organizzata e potere politico.

Le reazioni: un grido di giustizia

La famiglia di Marielle Franco ha accolto la sentenza come una “pietra miliare storica”. Anielle Franco, sorella di Marielle e attuale Ministra per l’Uguaglianza Razziale, ha dichiarato su X: “Oggi, il sistema giudiziario brasiliano ha onorato la memoria di Marielle e Anderson. L’impunità non può far parte della nostra democrazia”. La sentenza è stata vista come una vittoria non solo per i familiari, ma per l’intero Brasile, un monito contro la violenza politica, il razzismo e la misoginia che, secondo i giudici, hanno armato la mano degli assassini.

Le difese dei condannati hanno già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello, anche se, data l’unanimità della decisione, le possibilità di ribaltare il verdetto appaiono estremamente ridotte.

Chi era Marielle Franco

Marielle Franco non era solo una consigliera comunale. Era una donna nera, femminista, proveniente da una favela, che era diventata un simbolo di speranza e cambiamento. La sua voce si levava forte contro gli abusi della polizia, la corruzione e in difesa delle comunità emarginate, delle donne e della popolazione LGBTQIA+. Il suo assassinio, avvenuto a 38 anni mentre tornava da un evento sui diritti delle donne nere, ha scioccato il Brasile e ha scatenato un’ondata di indignazione globale, trasformandola in un’icona mondiale della lotta per i diritti umani.

Di atlante

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