Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti si trova al centro di una controversia di vasta portata dopo la rivelazione, riportata per la prima volta dal New York Times, secondo cui sarebbero stati censurati alcuni documenti chiave relativi al caso di Jeffrey Epstein. In questi file, una donna accusava l’ex presidente Donald Trump di aggressione sessuale, fatti che sarebbero avvenuti quando la presunta vittima era ancora minorenne. Questa vicenda getta nuove ombre su uno dei casi giudiziari più oscuri e discussi degli ultimi decenni, sollevando seri interrogativi sulla trasparenza e l’imparzialità delle istituzioni federali.
Le accuse e i documenti mancanti
La questione ruota attorno a una serie di memorandum interni dell’FBI che riassumevano i colloqui avvenuti nel 2019 con una donna. Quest’ultima si era fatta avanti dopo l’arresto del finanziere Jeffrey Epstein, accusato di traffico sessuale di minori e poi morto suicida in carcere, per denunciare abusi subiti sia da Epstein che da Donald Trump decenni prima. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, l’FBI avrebbe condotto ben quattro interrogatori con la donna, redigendo un resoconto per ciascuno di essi. Tuttavia, nell’imponente mole di documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia, figurerebbe soltanto il riassunto di un singolo colloquio, quello in cui le accuse erano rivolte esclusivamente a Epstein. Degli altri tre verbali, potenzialmente contenenti dettagli sulle accuse a Trump, non vi sarebbe traccia.
Secondo quanto riportato da diverse testate, tra cui la radio pubblica NPR, oltre 50 pagine di appunti e memo relativi a questi interrogatori non sarebbero presenti nel database pubblico. Le accuse specifiche contro Trump, emerse da queste testimonianze, descrivono un presunto episodio avvenuto intorno al 1983, quando la donna aveva circa 13 anni. Sarebbe stata presentata a Trump da Epstein e avrebbe subito un’aggressione sessuale, a seguito della quale Trump l’avrebbe colpita e allontanata.
La reazione del Dipartimento di Giustizia e le polemiche
Di fronte alle crescenti accuse di insabbiamento, il Dipartimento di Giustizia ha avviato una revisione interna dei documenti. In una comunicazione ufficiale, ha affermato che “se dalla revisione dovesse emergere che un documento è stato classificato in modo errato, e se la sua pubblicazione soddisfa i criteri di legge, procederemo immediatamente”. La giustificazione fornita per la mancata pubblicazione di alcuni file è che questi sarebbero “protetti dal segreto o erano duplicati”, o coinvolti in “inchieste federali in corso”.
Tuttavia, queste spiegazioni non hanno placato le polemiche. Membri democratici della commissione di supervisione della Camera dei Rappresentanti hanno dichiarato di aver indagato sulla gestione del caso da parte dell’FBI e hanno affermato: “Possiamo confermare che a quanto pare il dipartimento di giustizia ha bloccato illegittimamente la pubblicazione della documentazione completa sulla vicenda”. La vicenda ha alimentato sospetti su come sia stata gestita l’intera operazione di trasparenza legata agli “Epstein Files”, la cui pubblicazione era stata ordinata dallo stesso Trump per porre fine alle pressioni bipartisan del Congresso.
Il contesto: l’Epstein Files Transparency Act e le pressioni politiche
La pubblicazione dei documenti rientra nel quadro dell’Epstein Files Transparency Act, una legge firmata da Trump a fine 2025 che imponeva la divulgazione di tutti i materiali relativi al caso. Nonostante la pubblicazione di oltre tre milioni di pagine, la massiccia presenza di omissis e la presunta scomparsa di documenti sensibili hanno deluso le aspettative di molti, comprese diverse vittime che chiedono giustizia contro i presunti complici del finanziere.
Il deputato democratico Ro Khanna, uno dei promotori della legge, ha criticato la mancanza di trasparenza, minacciando persino un procedimento di impeachment contro l’attorney general se il Dipartimento di Giustizia non avesse rispettato pienamente la normativa. La controversia si inserisce in un clima politico già rovente, con accuse incrociate e il sospetto che la gestione dei file possa essere stata influenzata da considerazioni politiche, data la presenza di nomi di alto profilo legati a Epstein, tra cui politici, imprenditori e celebrità.
Donald Trump ha sempre negato con forza qualsiasi illecito e conoscenza delle attività criminali di Epstein, sostenendo di aver interrotto i rapporti con lui molto prima delle vicende giudiziarie. La Casa Bianca ha ribadito che l’ex presidente è stato “totalmente scagionato da qualsiasi cosa relativa a Epstein”. Nonostante ciò, i documenti pubblicati, pur non contenendo prove per giustificare un’indagine penale diretta su Trump, hanno rafforzato l’immagine di una stretta vicinanza tra i due in passato.
