Roma – L’avvento dell’Intelligenza Artificiale generativa sta ridisegnando i confini della conoscenza e dell’accesso all’informazione, sollevando interrogativi profondi che toccano le fondamenta della nostra società. Al centro di questo vortice di cambiamenti si è posto il convegno “Epistemia, conoscenza, AI e società”, tenutosi presso l’Università La Sapienza di Roma. L’evento ha rappresentato un’importante arena di confronto tra mondo accademico, istituzioni politiche e giganti del digitale, portando alla luce una tensione palpabile sul ruolo e l’impatto delle nuove tecnologie.
Epistemia: La Malattia della Conoscenza Certa
Il fulcro del dibattito è stato il concetto di “epistemia”, un termine che, come spiegato da Walter Quattrociocchi, direttore del Centro di Data Science and Complexity for Society della Sapienza, descrive un fenomeno ben più subdolo della semplice disinformazione. L’epistemia è l’illusione di conoscenza che si genera quando la plausibilità linguistica di un testo prodotto da un’IA viene scambiata per validità e verità. “Scambiamo coerenza per conoscenza, stiamo scambiando una simulazione per un giudizio fondato”, ha affermato Quattrociocchi, evidenziando come gli esseri umani siano naturalmente portati a inseguire la narrativa coerente piuttosto che il fatto accurato. Questo fenomeno, secondo il professore, non rappresenta una semplice crisi dell’informazione, ma un vero e proprio “cambiamento di regime” nel modo in cui definiamo e validiamo il sapere. Il rischio, ha sottolineato, è delegare il nostro giudizio a un motore statistico, rinunciando alla comprensione critica.
Lo Scontro: Agcom contro Google sull’AI Mode
Il convegno è stato teatro di un acceso botta e risposta che ha visto protagonisti Giacomo Lasorella, presidente dell’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), e Diego Ciulli, Head of Government Affairs and Public Policy di Google in Italia. Lasorella ha annunciato l’intenzione dell’Autorità di inviare una segnalazione formale alla Commissione Europea riguardo alle nuove funzionalità di ricerca di Google, come AI Mode e AI Overview. La preoccupazione principale è che, fornendo risposte sintetiche e dirette, questi strumenti possano “comprimere la libertà informativa e il diritto dei cittadini di accedere a più fonti”, un principio sancito dall’articolo 3 dell’European Media Freedom Act. Questo potrebbe tradursi in un drastico calo del traffico verso i siti di informazione, minando la sostenibilità dell’editoria e il pluralismo. Dati recenti, infatti, mostrano cali di traffico fino al 40% per alcune testate giornalistiche in seguito all’introduzione di queste funzioni.
La replica di Google, affidata a Ciulli, non si è fatta attendere. Egli ha definito AI Overview e AI Mode una “naturale evoluzione del motore di ricerca”, sostenendo che queste innovazioni migliorano l’esperienza di ricerca senza limitare l’accesso all’informazione. “Non credo che per l’IA le persone smettano di leggere i giornali, sarebbe preoccupante se lo facessero”, ha dichiarato, cercando di smorzare i toni allarmistici. Tuttavia, la posizione di Agcom è rafforzata da iniziative simili di altre autorità europee, come quella tedesca, e dalle denunce degli editori, che accusano Google di abusare della sua posizione dominante.
Implicazioni per la Democrazia e la Regolamentazione
L’impatto dell’IA non si limita al mondo dell’editoria, ma si estende al cuore del processo democratico. Anna Ascani (Pd), vicepresidente della Camera dei Deputati, ha sottolineato come l’illusione di conoscenza generata dall’IA possa influenzare la “generazione del consenso dell’opinione pubblica”. “C’è una mancanza di regolamentazione”, ha avvertito, invocando la necessità di “strumenti di salvaguardia per fare in modo che la formazione del consenso avvenga in maniera corretta”. Le democrazie, ha ricordato, si fondano sulla capacità dei cittadini di formarsi opinioni informate attraverso un processo critico, un processo che rischia di essere bypassato da risposte preconfezionate e apparentemente autorevoli.
Sul fronte della regolamentazione, il dibattito si è concentrato sulle normative europee. Flavio Arzarello, Public Policy Manager di Meta, ha espresso la percezione che in Europa prevalgano “paura e diffidenza” con una tendenza all’eccessiva protezione, che rischia di soffocare l’innovazione. Ha citato il “Digital Omnibus”, una proposta di Bruxelles per semplificare il quadro normativo, come un’opportunità per ripensare anche l’AI Act, suggerendo di “regolare i casi d’uso e non la tecnologia in sé”. L’obiettivo del Digital Omnibus è proprio quello di ridurre gli oneri normativi e affrontare i ritardi nell’implementazione dell’AI Act, cercando un equilibrio tra la protezione dei diritti fondamentali e la competitività industriale.
Uno Sguardo al Futuro: Tra Innovazione e Consapevolezza
Il convegno alla Sapienza ha messo in luce la complessità delle sfide che ci attendono. Non si tratta di demonizzare l’innovazione tecnologica, ma di governarla con consapevolezza. Come ha concluso Walter Quattrociocchi, è fondamentale diffidare di chi fa informazione sull’IA “senza contezza vera e propria, ma solo con like e momentanea celebrità”. L’università e la ricerca hanno il compito di approfondire la conoscenza di questi fenomeni per permettere alla società e alle istituzioni di non inseguire la tecnologia, ma di dominarla con rigore. La strada da percorrere richiede un dialogo costante e costruttivo tra tutti gli attori in campo, per garantire che l’Intelligenza Artificiale sia uno strumento di potenziamento umano e non un veicolo per una nuova, pericolosa forma di ignoranza mascherata da conoscenza.
