L’Italia si stringe in un abbraccio commosso attorno alla famiglia del piccolo Domenico, il bambino di appena due anni deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli in seguito a un trapianto di cuore. Una vicenda tragica che ha scosso le coscienze, aprendo un doloroso squarcio sul mondo della sanità e innescando una catena di eventi che spaziano dall’inchiesta giudiziaria alla solidarietà nazionale, fino al deprecabile fenomeno dello sciacallaggio digitale.

Una speranza tramutata in incubo: l’inchiesta sul trapianto

La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per fare luce sulle cause che hanno portato alla morte di Domenico. Al centro delle indagini vi è il trapianto cardiaco, eseguito il 23 dicembre, con un organo che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe giunto a Napoli già danneggiato. Si ipotizza che il cuore, prelevato a Bolzano, sia stato trasportato in un contenitore non idoneo e a contatto con ghiaccio secco, che raggiunge temperature di -80 gradi, causandone un danneggiamento definito “bruciatura”. Nel registro degli indagati, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, sono iscritti sette sanitari dell’ospedale Monaldi, tra cui medici e dirigenti. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha richiesto un aggravamento dell’ipotesi di accusa in omicidio volontario con dolo eventuale, sostenendo che l’espianto del cuore malato del bambino avrebbe potuto essere posticipato. I carabinieri del Nas hanno effettuato diversi sopralluoghi in ospedale, sequestrando cartelle cliniche e cellulari del personale coinvolto. La salma del piccolo è stata posta sotto sequestro in attesa dell’autopsia, esame cruciale per determinare le esatte cause del decesso.

Il dolore di una comunità e la solidarietà nazionale

La notizia della morte di Domenico ha generato un’ondata di commozione e rabbia in tutto il Paese. Davanti all’ospedale Monaldi, cittadini e genitori hanno lasciato fiori, palloncini e biglietti per esprimere la loro vicinanza. Un uomo è giunto da Caserta per “chiedere scusa al piccolo Domenico”, simbolo di un’innocenza spezzata che ha toccato il cuore di molti. Il mondo del calcio ha voluto ricordare il “piccolo guerriero”: il Napoli ha giocato con il lutto al braccio, mentre striscioni di cordoglio sono apparsi negli stadi di Torino e Palermo. Anche le istituzioni hanno espresso il loro cordoglio, dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, al governatore della Campania. Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia, ha parlato di “omicidio”, chiedendo un “pugno di ferro” da parte della Regione per accertare ogni responsabilità.

L’ospedale Monaldi, nel frattempo, vive giorni di alta tensione, con un aumento della vigilanza a causa di insulti e minacce rivolti al personale sanitario e decine di disdette per interventi programmati. Gli stessi infermieri del reparto di terapia intensiva, che hanno assistito Domenico fino all’ultimo, hanno espresso il loro profondo dolore, raccontando di aver rinunciato ai riposi per stargli accanto.

La forza di una madre e la nascita di una Fondazione

In questo abisso di dolore, la madre di Domenico, Patrizia Mercolino, ha trovato la forza di reagire, trasformando la tragedia in un impegno concreto per gli altri. Lunedì, accompagnata dal suo legale, si è recata da un notaio per costituire un comitato per la raccolta fondi, primo passo per la creazione di una fondazione in memoria del figlio. L’obiettivo è aiutare altri bambini che si trovano in condizioni critiche e le vittime di malasanità, affinché “tutto ciò non deve accadere più a nessun altro bambino”. Un gesto di straordinaria generosità che ha ricevuto il sostegno di cittadini e istituzioni, tra cui il Comune di Nola, dove la famiglia risiede.

L’ombra dello sciacallaggio: le truffe sui social

Alla nobiltà d’animo della famiglia si contrappone la bassezza di chi ha tentato di speculare sulla tragedia. Sui social network, in particolare su TikTok, sono comparsi falsi profili che, utilizzando le foto di Domenico e della madre, hanno avviato raccolte fondi fraudolente, chiedendo denaro per i funerali o per le spese legali e pubblicando IBAN non autorizzati. La famiglia ha immediatamente denunciato le truffe, diffidando chiunque dal fare donazioni e chiarendo che l’unica iniziativa ufficiale è quella legata alla futura fondazione. L’avvocato Petruzzi ha confermato di aver sporto denuncia e richiesto la rimozione dei profili fake, per evitare che il nome del bambino venisse “sporcato”. Anche il deputato Francesco Emilio Borrelli è intervenuto segnalando i profili alle autorità competenti. Questo squallido fenomeno, noto come “charity scam”, sfrutta la compassione generata da eventi tragici per ingannare persone in buona fede.

Di veritas

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