NOLA (Napoli) – “Non dovevi diventare una notizia, dovevi diventare grande”. Questa frase, impressa su uno striscione affisso in via Circumvallazione a Nola, racchiude il dolore e lo smarrimento di un’intera comunità. Si è spenta così, dopo due mesi di agonia, la speranza per il piccolo Domenico, un bambino di appena due anni e quattro mesi, morto sabato mattina, 21 febbraio 2026, nell’ospedale Monaldi di Napoli. Un calvario iniziato il 23 dicembre 2025, giorno in cui era stato sottoposto a un trapianto di cuore, un intervento che avrebbe dovuto donargli una nuova vita e che invece si è trasformato in una tragedia.
Una speranza tramutata in incubo
Affetto da una cardiomiopatia dilatativa, Domenico attendeva da tempo un cuore nuovo. Quel 23 dicembre, la notizia della disponibilità di un organo compatibile era apparsa come un miracolo natalizio. L’organo, espiantato da un bambino di 4 anni a Bolzano, è però giunto a Napoli, secondo le prime ricostruzioni, irrimediabilmente danneggiato. Testimonianze parlano di un “blocco di ghiaccio”, probabilmente a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco per il trasporto anziché ghiaccio normale, in un contenitore obsoleto e privo di sensori per il monitoraggio della temperatura. Nonostante le condizioni critiche dell’organo, il trapianto è stato comunque eseguito. Subito dopo l’intervento, però, il cuore non ha ripreso a funzionare correttamente, costringendo i medici a collegare il piccolo Domenico all’Ecmo, un macchinario per la circolazione e la respirazione extracorporea che lo ha tenuto in vita per due lunghi mesi.
L’inchiesta della Procura e la ricerca della verità
La vicenda, emersa sulla stampa a inizio febbraio, ha immediatamente attivato la magistratura. La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta, inizialmente per lesioni colpose gravissime, che dopo il decesso del bambino è stata riformulata in omicidio colposo. Il numero degli indagati è salito a sette, tra medici e personale sanitario delle équipe di Napoli e Bolzano, inclusa una dirigente medico dell’area Trapianti del Monaldi. Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal sostituto Giuseppe Tittaferrante, hanno disposto il sequestro della salma e della cartella clinica, sulla quale il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, ha sollevato dubbi, denunciando la mancanza del diario di perfusione, documento cruciale per ricostruire l’esatta cronologia degli eventi. La Procura ha inoltre avanzato richiesta di incidente probatorio per acquisire prove non rinviabili, a partire dall’autopsia sul corpo del piccolo. L’obiettivo è fare piena luce sulla catena di errori e responsabilità che hanno portato alla tragica morte di Domenico.
Il dolore di una comunità
La notizia della morte di Domenico ha sconvolto la città di Nola. In via Circumvallazione, non lontano dall’abitazione della famiglia, è sorto un altarino spontaneo. Un mesto pellegrinaggio di conoscenti e sconosciuti porta fiori, ceri, peluche e preghiere. L’intera comunità si è stretta attorno alla mamma Patrizia e alla sua famiglia, originaria di Taurano ma ben integrata a Nola. Il sindaco, Andrea Ruggiero, ha annunciato che nel giorno dei funerali, che si terranno nella Cattedrale cittadina non appena la salma sarà restituita alla famiglia, verrà proclamato il lutto cittadino.
La madre di Domenico, pur consumata dal dolore, ha trovato la forza di chiedere “verità e giustizia”. Ha inoltre annunciato la volontà di creare una fondazione a nome del figlio per aiutare altri bambini e famiglie che affrontano drammi simili, trasformando così un dolore immenso in un gesto di speranza. Un’iniziativa che ha ricevuto il plauso e il sostegno dell’amministrazione comunale. Mentre si attende di conoscere la data dell’ultimo saluto, Nola piange il suo “piccolo guerriero”, un bambino che, come recita quello striscione, non doveva diventare una notizia, ma semplicemente diventare grande.
