Un velo di commozione e le note struggenti di un sax hanno avvolto Napoli, che ha tributato l’ultimo, sentito saluto a una delle sue figlie più illustri: Angela Luce, pseudonimo di Angela Savino, si è spenta all’età di 87 anni, lasciando un’eredità incolmabile nel panorama culturale italiano. Attrice versatile e cantante dalla voce calda e potente, ha incarnato l’anima più autentica e passionale della sua città, portandola con orgoglio sui palcoscenici e i set cinematografici di tutto il mondo.
La cerimonia funebre, svoltasi nella gremita Chiesa di San Ferdinando, nota come la Chiesa degli Artisti, è stata un coro unanime di affetto e riconoscenza. Le note di ‘Bammenella’, il suo cavallo di battaglia tratto dal repertorio di Raffaele Viviani, suonate dal sassofonista Marco Zurzolo, hanno accompagnato l’uscita del feretro, suggellando con un lungo e commosso applauso l’addio a un’artista che ha saputo essere, come ha sottolineato il sindaco Gaetano Manfredi, “grande capitale aristocratica e città di popolo”.
Una Carriera Poliedrica: Dal Teatro di Eduardo al Cinema d’Autore
La vita artistica di Angela Luce è un affresco ricco e sfaccettato, un percorso iniziato in giovanissima età che l’ha vista calcare le scene più prestigiose. Nata a Napoli il 3 dicembre 1937, fu scoperta da Eduardo De Filippo, che, riconoscendone il talento istintivo, la volle nella sua compagnia senza nemmeno sottoporla a un provino, definendola “una forza della natura”. Con Eduardo e, successivamente, con Peppino De Filippo e Nino Taranto, affinò le sue doti recitative, diventando un’interprete di riferimento del teatro napoletano.
Ma il suo talento non conosceva confini. Il cinema la vide protagonista in oltre ottanta pellicole, diretta da maestri come Luchino Visconti, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini e Mario Martone. Indimenticabile la sua interpretazione in “L’amore molesto” di Martone, che le valse il prestigioso David di Donatello nel 1996. La sua filmografia testimonia una capacità unica di passare da ruoli drammatici a personaggi brillanti, lavorando al fianco di giganti come Totò, Marcello Mastroianni e Alberto Sordi.
La Voce di Napoli: Tra Festival di Sanremo e Canzone Classica
Parallelamente alla recitazione, Angela Luce ha coltivato con eguale passione la sua carriera di cantante, diventando una delle più raffinate interpreti della canzone napoletana. La sua voce ha dato nuova vita a classici come ‘Era de maggio’ e ‘Palomma ‘e notte’, che risuonavano nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino durante la camera ardente. La sua interpretazione di ‘Ipocrisia’ le valse il secondo posto al Festival di Sanremo del 1975, consacrandola al grande pubblico nazionale.
L’omaggio della Città e del Mondo della Cultura
La giornata dell’addio si è aperta con la camera ardente allestita nella solenne Sala dei Baroni al Maschio Angioino, dove un flusso ininterrotto di persone ha reso omaggio all’artista. Accanto ai quattro nipoti e alla storica assistente Giovanna Castellano, si sono strette le più alte cariche istituzionali, dal sindaco Manfredi all’assessore regionale alla Cultura Ninni Cutaia.
Toccante il messaggio inviato dall’arcivescovo di Napoli, il cardinale Mimmo Battaglia, che ha definito la canzone napoletana “una preghiera”. “Napoli ti piange cantando,” ha scritto il cardinale, “ma le vite belle si trasformano in memorie di luce”. Parole che riecheggiano il sentimento comune di una città che perde un suo simbolo, ma ne custodisce gelosamente la memoria.
Numerosi i colleghi e amici presenti per l’ultimo saluto, tra cui Peppe Barra, che con voce rotta ha commentato: “Mancherà, non vedo ricambi quando perdiamo questi monumenti”. Presenti anche Lina Sastri, Benedetto Casillo, Giacomo Rizzo e tanti altri volti noti del panorama artistico, a testimonianza del profondo legame che Angela Luce aveva saputo creare con il suo mondo.
Il suo ultimo pensiero pubblico, affidato ai social media, è stato per il Teatro Sannazaro, recentemente distrutto da un incendio, un augurio di pronta rinascita che oggi suona come un testamento spirituale, un invito a non smettere mai di credere nella forza rigeneratrice della cultura.
