Firenze – La mobilità sostenibile a Firenze si trova a un bivio cruciale. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Toscana ha respinto l’istanza cautelare presentata da Bird, azienda leader nel settore della micromobilità, contro la delibera del Comune che sancisce lo stop al servizio di monopattini in sharing a partire dal prossimo 1° aprile. Questa decisione, pur non essendo una sentenza definitiva sul merito della questione, consente all’amministrazione comunale di procedere con il divieto, rendendo Firenze la prima grande città italiana a intraprendere una scelta così drastica.

La decisione del TAR e le sue implicazioni immediate

Con l’ordinanza n. 103 del 20 febbraio 2026, la Prima Sezione del TAR Toscana ha ritenuto insussistenti le condizioni per concedere la sospensione immediata del provvedimento. I giudici, in questa fase sommaria, non hanno ravvisato elementi sufficienti in termini di fumus boni iuris (la parvenza di un diritto) e di periculum in mora (il pregiudizio imminente e irreparabile). In sostanza, il tribunale ha considerato che le ragioni addotte dal Comune per la conclusione della sperimentazione fossero, a un primo esame, adeguatamente motivate e che la cessazione del servizio fosse già stata fissata al 31 marzo 2026. Di conseguenza, dal 1° aprile, i monopattini a noleggio dovranno sparire dalle strade fiorentine, in attesa del giudizio di merito che affronterà la legittimità della delibera comunale.

Le ragioni di Palazzo Vecchio: sicurezza e decoro urbano

La delibera della Giunta comunale, approvata nel novembre 2025, affonda le sue radici in una serie di criticità emerse durante il periodo di sperimentazione avviato nel 2020. L’amministrazione, guidata dalla sindaca Sara Funaro, ha posto l’accento prioritariamente sulla sicurezza stradale. Tra i fattori determinanti vi è la difficoltà di far rispettare le nuove norme del Codice della Strada, in particolare l’obbligo di indossare il casco, introdotto a livello nazionale nel dicembre 2024.

Secondo Palazzo Vecchio, il modello di noleggio free floating (a flusso libero, senza stazioni fisse) rende quasi impossibile garantire che ogni utente disponga e utilizzi il casco, creando una “potenziale violazione sistematica” delle norme. I tentativi delle società di dotare ogni mezzo di un casco si sono scontrati con furti e atti di vandalismo, rivelandosi inefficaci e costosi. A questo si aggiungono i comportamenti scorretti e diffusi da parte degli utenti, quali:

  • Parcheggio selvaggio sui marciapiedi e in luoghi non idonei.
  • Guida in due persone sul medesimo veicolo.
  • Circolazione contromano e su corsie preferenziali riservate a bus e taxi.

Queste abitudini, secondo il Comune, minano la sicurezza urbana e il decoro, rendendo non più sostenibile la prosecuzione del servizio. L’amministrazione ha inoltre annunciato l’intenzione di potenziare servizi alternativi come il noleggio di biciclette e scooter elettrici, ritenuti più gestibili.

La reazione di Bird: “La battaglia non è conclusa”

Nonostante la battuta d’arresto in sede cautelare, la società Bird Rides Italy S.r.l. non si arrende. In una nota ufficiale, l’azienda ha ribadito la sua intenzione di proseguire la battaglia legale nel giudizio di merito. “La battaglia non è conclusa. Il pronunciamento cautelare non entra nel merito della legittimità del provvedimento e per questo andremo avanti per far valere le nostre ragioni contro uno stop che riteniamo ingiustificato e sproporzionato”, ha dichiarato un portavoce.

Bird contesta la decisione del Comune, sostenendo che Palazzo Vecchio si sia “auto-sconfessato” dopo anni di collaborazione. L’azienda afferma di aver sempre operato in coordinamento con l’amministrazione, investendo significativamente in sicurezza, controllo e nell’organizzazione di un sistema a postazioni fisse per mitigare il problema del parcheggio selvaggio. Secondo la società, esisterebbero “margini per soluzioni regolatorie alternative allo stop totale” e la delibera presenterebbe “incongruenze rilevanti” rispetto al quadro normativo nazionale. La scelta di proseguire il ricorso è definita da Bird come un atto di “responsabilità verso gli utenti, verso i lavoratori coinvolti e verso un modello di mobilità sostenibile”.

Un contesto europeo e nazionale in evoluzione

La decisione di Firenze si inserisce in un trend europeo che vede altre grandi città riconsiderare il ruolo dei monopattini in sharing. Parigi, tramite un referendum cittadino nel 2023, e Madrid nel 2024 hanno già optato per un divieto totale, citando problemi simili legati a sicurezza e disordine urbano. Firenze si pone quindi come apripista in Italia, e la sua scelta potrebbe influenzare altre amministrazioni alle prese con le medesime criticità.

Parallelamente, il quadro normativo nazionale sulla micromobilità è in continua evoluzione. Dal 2026, diventeranno obbligatori per tutti i monopattini elettrici (non solo quelli in sharing) la targa e l’assicurazione per la responsabilità civile. Queste nuove regole mirano a una maggiore regolamentazione e sicurezza del settore, ma rappresentano anche una sfida gestionale significativa per gli operatori di flotte in sharing. La vicenda fiorentina, dunque, si colloca in un momento di profonda trasformazione per la mobilità urbana, in cui si cerca un equilibrio tra innovazione, sostenibilità e sicurezza per tutti i cittadini.

Di veritas

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