In una mossa che segnala un’intensificazione della pressione diplomatica e politica su Cuba, l’incaricato d’affari dell’ambasciata degli Stati Uniti a L’Avana, Mike Hammer, ha dichiarato che un “cambiamento storico” sull’isola potrebbe essere imminente, forse già entro la fine del 2026. In un’intervista di vasta risonanza con il quotidiano spagnolo Abc, il diplomatico ha confermato per la prima volta l’esistenza di “comunicazioni con certe persone” all’interno del sistema di potere cubano, lasciando intendere che non tutti i membri del regime ne siano a conoscenza. “Che alcuni membri del regime cubano dicano che non c’è nulla, forse non sono informati, forse non è con loro…”, ha affermato Hammer, suggerendo l’esistenza di canali di dialogo discreti.

Queste rivelazioni arrivano in un momento di massima tensione tra Washington e L’Avana. L’amministrazione del presidente Donald Trump ha infatti inasprito notevolmente la sua politica verso Cuba, reintroducendo sanzioni energetiche e reinserendo l’isola nella lista degli stati sponsor del terrorismo all’inizio del suo attuale mandato nel gennaio 2025. L’obiettivo dichiarato di Washington, secondo Hammer, è quello di favorire una “transizione pacifica e senza spargimenti di sangue” che porti a un’apertura economica e politica a beneficio del popolo cubano.

La Strategia della Pressione Economica

Un pilastro fondamentale della strategia statunitense è l’ostruzione delle forniture di petrolio, principalmente dal Venezuela, che ha aggravato una già severa crisi energetica a Cuba. Hammer ha difeso queste misure, sostenendo che mirano a “impedire di dare ossigeno, energia e capacità alla macchina repressiva del regime cubano”. Ha inoltre affermato che una parte significativa del petrolio che raggiunge l’isola non viene utilizzata per alleviare le difficoltà della popolazione, ma rivenduta sui mercati internazionali. A fine gennaio 2026, il Presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che dichiara un’emergenza nazionale e autorizza l’imposizione di tariffe sui beni dei paesi che forniscono petrolio a Cuba, intensificando ulteriormente la pressione. Questa mossa è stata definita da alcuni analisti come il primo “blocco efficace” dell’isola dalla crisi dei missili del 1962.

Le conseguenze di questa politica si fanno sentire pesantemente sulla vita quotidiana dei cubani, con blackout prolungati e carenza di beni di prima necessità. Il diplomatico americano ha criticato le priorità del governo cubano, notando che mentre la popolazione soffre, “le pattuglie hanno benzina per muoversi e seguirmi, o per andare a detenere o imprigionare chiunque dica qualcosa che al regime non piace”.

Un Clima Sociale in Trasformazione

Nominato durante la presidenza di Joe Biden e in carica da novembre 2024, Hammer ha viaggiato in diverse regioni di Cuba per tastare il polso della situazione reale. Secondo la sua percezione, il clima sociale sull’isola è cambiato radicalmente. “Quando sono arrivato, nessuno ne parlava. Ora la gente non si chiede se accadrà, ma quando”, ha osservato, riferendosi alla prospettiva di un cambiamento politico. Questa percezione è alimentata da una crescente stanchezza economica e da una diminuzione della paura tra la popolazione.

Hammer è stato molto critico sulla situazione dei diritti umani, definendo senza mezzi termini il sistema cubano una “dittatura”. “Se in un paese non ci si può esprimere liberamente e si viene imprigionati per aver mostrato un cartello, allora ditemi che non è una dittatura”, ha dichiarato, sottolineando che la liberazione di tutti i prigionieri politici è una priorità per gli Stati Uniti.

Pianificare il “Giorno Dopo”

Il diplomatico ha anche confermato che Washington sta attivamente pianificando gli scenari post-transizione. “Pensiamo da molto tempo a una transizione verso una Cuba libera. Abbiamo ogni tipo di piano su come possa avvenire nel modo meno caotico possibile”, ha assicurato Hammer. Ha descritto un paese con infrastrutture energetiche, sanitarie e dei trasporti gravemente deteriorate, criticando il fatto che i proventi del turismo non vengano reinvestiti a beneficio dell’economia nazionale. Secondo la visione statunitense, un’apertura politica consentirebbe investimenti internazionali e un sostegno cruciale per la ricostruzione del paese.

Le dichiarazioni di Mike Hammer, che ha adottato uno stile di “diplomazia di strada” per entrare in contatto diretto con i cittadini cubani, rappresentano un chiaro segnale che gli Stati Uniti ritengono che le condizioni interne ed esterne siano mature per un cambiamento significativo a Cuba. Sebbene i tempi e le modalità restino incerti, la pubblica ammissione di contatti interni al regime segna una nuova, potenziale fase nel lungo e complesso rapporto tra i due paesi.

Di atlante

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