Da quarant’anni, ogni febbraio era un rito immancabile: la valigia pronta, il viaggio verso la Liguria, l’immersione totale nell’atmosfera elettrizzante del Festival di Sanremo. Quest’anno, però, per Antonella Conti, 81 anni, stimata e amatissima ex docente di latino e greco del liceo classico “Augusto” di Roma, la musica sarà diversa. Per la prima volta, seguirà la kermesse canora non dalla platea del Teatro Ariston, ma dalla poltrona del suo appartamento nel quartiere Tuscolano, a Roma. A trattenerla è l’impegno più importante: assistere il marito, Giuseppe Esposito, la cui malattia ha interrotto questa lunga e gioiosa tradizione.
Eppure, proprio mentre il sipario del Festival di Sanremo 2026 si appresta ad aprirsi martedì 24 febbraio, la professoressa Conti ha ricevuto un riconoscimento che illumina la sua straordinaria carriera e la sua passione unica. L’associazione “Augustei”, che riunisce gli ex studenti del celebre liceo romano, le ha conferito un premio con una motivazione che racchiude l’essenza del suo insegnamento: “Per la gioiosità dei viaggi e delle canzoni di Sanremo”. Un tributo che celebra non solo una docente, ma una vera e propria innovatrice della didattica.
Un metodo unico: “Carpe Diem” tra Cicerone e i cantanti
Chi ha avuto la fortuna di essere suo alunno, la ricorda come la professoressa che riusciva a rendere “pop” anche le materie più ostiche. Il segreto di Antonella Conti era un ponte gettato con sapienza e ironia tra il mondo antico e la cultura contemporanea. Il Festival di Sanremo non era solo una passione personale, ma diventava un potente strumento didattico. Al suo ritorno dalla città dei fiori, la lezione si trasformava in un racconto avvincente. “Quando tornavo a scuola portavo ai ragazzi gli autografi dei loro amati cantanti e dei vip del momento – ha ricordato la docente all’ANSA – parlavo loro di Sanremo e di quello a cui avevo assistito, raccontavo aneddoti e curiosità alleggerendo così le mie lezioni di latino e greco”.
In questo modo, le declinazioni latine e le complesse costruzioni sintattiche del greco antico trovavano un inaspettato contrappunto nelle melodie e nei testi delle canzoni. Un approccio che demistificava la presunta “morte” delle lingue classiche, dimostrando la loro perenne vitalità e capacità di dialogare con il presente. Un metodo che, come confermano gli ex alunni, ha lasciato un’impronta indelebile, insegnando loro a cercare connessioni, a sviluppare un pensiero critico e a non considerare la cultura come un insieme di compartimenti stagni.
Una passione lunga 40 anni
La dedizione della professoressa Conti per il Festival era leggendaria. Per quattro decenni, insieme al marito, ha vissuto la settimana sanremese da protagonista, seppur dietro le quinte. La coppia amava soggiornare in un lussuoso hotel a 5 stelle, dove incontrava gran parte degli artisti in gara, collezionando foto, ricordi e aneddoti. “Avevamo sempre la stessa camera in un hotel super lusso 5 stelle mentre a Pippo Baudo la Rai pagava solo un 4 stelle… mi sono preso anche questa soddisfazione”, ha scherzato il consorte, Giuseppe Esposito. Il loro appartamento romano è oggi un piccolo museo personale, le cui pareti sono adornate da centinaia di fotografie con cantanti, attori, musicisti e conduttori che hanno fatto la storia del Festival e dello spettacolo italiano.
L’eredità di un’insegnante e il valore della memoria
Andata in pensione nel 2010, Antonella Conti non ha mai smesso di considerare la scuola “un divertimento, un lavoro che mi ha dato tante soddisfazioni”. Il premio degli “Augustei” è la conferma di un affetto e di una stima che il tempo non ha scalfito. È il ringraziamento di generazioni di studenti a cui ha trasmesso non solo nozioni, ma soprattutto passione e curiosità. La sua storia emerge come un potente esempio di come l’insegnamento possa e debba evolversi, trovando linguaggi sempre nuovi per coinvolgere i giovani.
In una recente dichiarazione, la professoressa ha anche espresso una sua convinzione, frutto di una vita dedicata alla formazione: “Trovo sia giusto ripristinare il latino alle scuole medie e pure reintrodurre lo studio a memoria, fa bene al cervello”. Una riflessione che, partendo dalla sua esperienza “pop”, riafferma il valore fondante delle discipline classiche come palestra per la mente e strumento essenziale per comprendere la complessità del mondo contemporaneo. Quest’anno, mentre le luci dell’Ariston si accenderanno, il pensiero di molti correrà a quella professoressa che, dalla sua casa di Roma, continuerà a insegnare la sua lezione più importante: la cultura è viva, e la passione è il motore che la rende immortale.
