La già fragile stabilità lungo il confine tra Afghanistan e Pakistan è stata nuovamente scossa da una serie di attacchi aerei notturni condotti dalle forze armate pakistane nelle province orientali afghane di Nangarhar e Paktika. L’operazione, definita da Islamabad come una risposta “basata sull’intelligence” contro “sette campi e nascondigli terroristici”, ha provocato una durissima reazione da parte del governo talebano a Kabul, che ha denunciato un pesante bilancio di vittime civili e ha minacciato una “risposta calcolata”.

Le versioni contrastanti sull’accaduto

Le narrazioni dei due governi sull’esito dei raid sono diametralmente opposte, evidenziando la profondità della sfiducia e della tensione bilaterale. Secondo fonti della sicurezza pakistana, gli attacchi avrebbero raggiunto il loro obiettivo, uccidendo “più di 80 militanti” e colpendo con precisione i rifugi di gruppi come il Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP) e l’ISIS-K. Islamabad sostiene di avere “prove credibili” che recenti attentati suicidi sul proprio territorio, incluso un sanguinoso attacco a una moschea a Islamabad, siano stati pianificati e diretti dall’Afghanistan.

Di contro, le autorità talebane respingono categoricamente questa versione. Il portavoce del governo, Zabihullah Mujahid, ha condannato i bombardamenti come un attacco indiscriminato contro “connazionali civili”, affermando che hanno causato la morte di “decine di persone, tra cui donne e bambini”. Il ministero degli Esteri afghano ha prontamente convocato l’ambasciatore pakistano a Kabul per presentare una protesta formale, definendo l’azione militare una “flagrante violazione dell’integrità territoriale dell’Afghanistan e un’azione provocatoria”. La Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) ha aggiunto ulteriore peso alle affermazioni di Kabul, dichiarando di aver ricevuto “rapporti credibili” che indicano almeno 13 civili uccisi e sette feriti, tra cui donne e bambini, nei raid sulla provincia di Nangarhar.

Il contesto: la questione del TTP e le accuse incrociate

Al centro di questa escalation di violenza c’è la questione irrisolta del Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), un gruppo militante distinto dai talebani afghani ma ad essi ideologicamente affiliato. Il TTP, il cui obiettivo è rovesciare il governo pakistano, ha intensificato i suoi attacchi in Pakistan da quando i talebani hanno ripreso il potere a Kabul nel 2021. Islamabad accusa da tempo i talebani afghani di fornire rifugio e supporto ai combattenti del TTP, un’accusa che Kabul nega fermamente, sostenendo di non permettere a nessun gruppo di usare il proprio territorio per minacciare altri Paesi.

Questa dinamica ha creato un circolo vizioso di accuse e ritorsioni. Il Pakistan, frustrato dalla presunta inerzia dei talebani, ha optato per azioni militari dirette in territorio afghano, come dimostrano i recenti raid. I talebani, a loro volta, vedono queste operazioni come un’aggressione alla loro sovranità e un tentativo di deviare l’attenzione dai fallimenti interni del Pakistan in materia di sicurezza. Il ministero della Difesa afghano ha dichiarato che “tali aggressioni ripetute non potranno mai nascondere i loro fallimenti interni”.

Le implicazioni regionali e la risposta diplomatica

L’incidente ha immediatamente innescato una crisi diplomatica. La convocazione dell’ambasciatore pakistano è un segnale forte del deterioramento delle relazioni. Il ministero degli Esteri talebano ha avvertito Islamabad che la responsabilità “per qualsiasi conseguenza negativa di tali azioni ricadrà sulla parte avversa”. Questa retorica, unita alla promessa di una “risposta appropriata e calcolata” da parte del ministero della Difesa, lascia presagire la possibilità di un’ulteriore escalation militare lungo i 2.600 chilometri di confine condiviso.

La comunità internazionale osserva con preoccupazione. L’UNAMA ha già chiesto a tutte le parti di porre fine alle ostilità e di proteggere i civili, ricordando gli obblighi derivanti dal diritto internazionale. Anche l’India ha condannato i raid, sottolineando le vittime civili e ribadendo il proprio sostegno alla sovranità afghana. La stabilità dell’intera regione è a rischio, poiché un conflitto aperto tra i due Paesi potrebbe avere conseguenze devastanti, alimentando ulteriormente l’estremismo e creando nuove ondate di profughi.

La situazione rimane estremamente volatile. Mentre il Pakistan si appella al suo “diritto intrinseco” di difendersi dal terrorismo, il governo talebano è sotto pressione per dimostrare la sua capacità di difendere la sovranità nazionale. Il rischio che un singolo errore di calcolo possa trasformare questa crisi in un conflitto su larga scala è, purtroppo, molto reale.

Di atlante

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