Il Messico è precipitato in una spirale di violenza dopo l’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, meglio noto come “El Mencho”, il leader indiscusso del temuto Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG). L’operazione, un’azione congiunta delle forze armate messicane supportata da informazioni di intelligence statunitensi, si è svolta domenica mattina nel comune di Tapalpa, nello stato di Jalisco, storica roccaforte del cartello. La morte del narcotrafficante, considerato uno dei criminali più ricercati al mondo, ha innescato una reazione immediata e feroce da parte del suo cartello, gettando nel caos diverse regioni del paese.
“Codice Rosso” a Jalisco e allerta in altri stati
In risposta alla violenza dilagante, il governatore dello Stato di Jalisco, Pablo Lemus, ha dichiarato il “codice rosso” su tutto il territorio, esortando la popolazione a rimanere in casa. “Restiamo in stato di allerta Codice Rosso. Ribadiamo la raccomandazione di non uscire di casa. Scontri sono in corso in diversi Stati”, ha scritto Lemus in un post su X, sottolineando la gravità della situazione. L’allerta per la sicurezza è stata estesa anche agli stati di Guanajuato, Baja California, Michoacán, Nayarit e Colima, dove si sono registrati blocchi stradali, veicoli incendiati e scontri a fuoco. La violenza si è propagata in almeno 20 dei 31 stati messicani.
Il governo degli Stati Uniti ha emesso un comunicato avvertendo i propri cittadini che si trovano negli stati di Jalisco, Tamaulipas, Michoacán e Nuevo León a “rimanere in casa a causa delle operazioni di sicurezza in corso, dei relativi blocchi stradali e delle attività criminali”. Anche la Farnesina ha raccomandato ai cittadini italiani in Messico di “evitare gli spostamenti non essenziali” e di attenersi scrupolosamente alle indicazioni delle autorità locali.
I dettagli dell’operazione e la reazione del cartello
“El Mencho”, 59 anni, è stato ferito gravemente durante un conflitto a fuoco in cui sono rimasti uccisi anche altri membri del cartello, per poi decedere durante il trasporto in ospedale. L’operazione è stata resa possibile grazie a un infiltrato nella cerchia di conoscenti dell’amante del boss, che ha permesso di localizzarlo a Tapalpa. Le forze di sicurezza hanno dovuto affrontare una resistenza armata e, secondo fonti governative, nello scontro sono state uccise sette persone, tra cui Rubén Oseguera, figlio di “El Mencho” e suo presunto successore. Le autorità hanno sequestrato un arsenale che comprendeva anche lanciarazzi.
La reazione del CJNG è stata immediata e brutale. In diverse città, tra cui Guadalajara e Puerto Vallarta, sono stati eretti i cosiddetti “narcobloqueos”, blocchi stradali realizzati con veicoli dati alle fiamme per ostacolare l’intervento delle forze dell’ordine. Si sono verificati attacchi a negozi, banche e persino a una base della Guardia Nazionale. Il bilancio delle violenze è drammatico: si contano decine di morti, tra cui civili, membri delle forze dell’ordine e presunti criminali. Le autorità hanno sospeso i servizi pubblici, le lezioni scolastiche e persino alcune partite di calcio per motivi di sicurezza.
Chi era “El Mencho”: l’ultimo grande boss
Nato in una famiglia umile nello stato di Michoacán, Nemesio Oseguera Cervantes ha iniziato la sua carriera criminale come spacciatore, fino a fondare il CJNG nel 2009. Sotto la sua guida, l’organizzazione si è trasformata in uno dei gruppi criminali più potenti, ricchi e violenti dell’America Latina, contendendo al Cartello di Sinaloa il controllo del traffico di droga a livello globale. Il CJNG è noto per la sua brutalità, l’uso di tattiche paramilitari e per essere uno dei principali responsabili del traffico di droghe sintetiche, in particolare il fentanil, verso gli Stati Uniti.
“El Mencho” era uno dei principali obiettivi di sicurezza sia del governo messicano di Claudia Sheinbaum sia dell’amministrazione statunitense. Il Dipartimento di Stato americano aveva offerto una ricompensa fino a 15 milioni di dollari per informazioni che portassero alla sua cattura, inserendo il CJNG nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere. La sua morte è stata paragonata, per importanza e impatto, agli arresti di Joaquín “El Chapo” Guzmán e Ismael “El Mayo” Zambada, i leader storici del Cartello di Sinaloa.
Un futuro incerto per la sicurezza in Messico
L’eliminazione di “El Mencho” rappresenta un successo significativo per le autorità messicane e statunitensi nella lotta al narcotraffico. Tuttavia, gli analisti avvertono che la sua morte potrebbe non tradursi in una diminuzione della violenza. Al contrario, potrebbe innescare una sanguinosa lotta per la successione all’interno del CJNG e un’ulteriore frammentazione del panorama criminale messicano, con possibili nuove ondate di violenza. La reazione immediata e coordinata del cartello dimostra che la sua struttura operativa è ancora intatta e capace di sfidare apertamente lo Stato. La presidente messicana ha invitato la popolazione a “rimanere unita e mantenere la calma”, ma la strada per ripristinare la pace e la sicurezza nel paese si preannuncia ancora lunga e complessa.
