ROMA – “Noi fino adesso, e continueremo a farlo, abbiamo praticato il confronto con questo tipo di sentenze impugnandole, quindi valorizzando il sistema giudiziario che prevede tre gradi di giudizio e quando è stato possibile l’abbiamo impugnato, quindi anche in questo caso faremo così”. Con queste parole nette, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha confermato la linea dura del governo nei confronti delle organizzazioni non governative impegnate nel soccorso in mare. Le dichiarazioni, rilasciate a margine dell’inaugurazione del nuovo ufficio territoriale della Questura di Roma alla Stazione Termini, si riferiscono in particolare alle recenti decisioni della magistratura che hanno dato ragione alla ONG tedesca Sea Watch.

Il braccio di ferro legale con Sea Watch

Al centro della contesa vi sono due sentenze specifiche. La prima, emessa dal tribunale di Palermo, ha condannato lo Stato italiano a risarcire la ONG con oltre 76.000 euro per il fermo ritenuto illegittimo della nave Sea-Watch 3, avvenuto nel giugno 2019. All’epoca, la nave, capitanata da Carola Rackete, forzò il blocco navale per sbarcare a Lampedusa 42 migranti, in un episodio che ebbe vasta eco mediatica e giudiziaria, conclusosi con l’assoluzione della comandante. La seconda sentenza, del tribunale di Catania, ha sospeso un provvedimento di fermo di 15 giorni e una multa nei confronti di un’altra imbarcazione dell’organizzazione, la Sea-Watch 5, in seguito a un’operazione di salvataggio di 18 persone lo scorso 25 gennaio. La reazione del governo a queste decisioni è stata immediata e critica, con la premier Giorgia Meloni che ha definito la sentenza di Palermo “assurda” e “surreale”, e il vicepremier Matteo Salvini, allora Ministro dell’Interno, che ha parlato di “pregiudizio politico”.

La questione del “blocco navale” e i dati sugli sbarchi

Interpellato sulla questione del cosiddetto “blocco navale”, un punto programmatico della campagna elettorale del centrodestra, il ministro Piantedosi ha precisato la sua natura: “Quello che voi chiamate blocco navale è un’ipotesi normativa che adesso farà il suo giro nelle aule parlamentari e quindi è una cosa completamente diversa”. Il Ministro ha quindi spostato l’attenzione sui risultati ottenuti dal governo nella gestione dei flussi migratori, rivendicando un successo delle politiche intraprese.

“Io segnalo solo che con le politiche di questo governo c’è una progressiva riduzione degli arrivi irregolari. Guardate i numeri che riguardano anche quest’anno il calo degli sbarchi, quindi vuol dire che il complesso delle iniziative che stiamo mettendo in campo, anche a prescindere dalle iniziative giudiziarie, sta dando ragione alle politiche del governo”, ha aggiunto Piantedosi.

Analizzando i dati del Ministero dell’Interno, si osserva un andamento complesso. Dopo un picco nel 2023 con quasi 158.000 arrivi, il 2024 e il 2025 hanno visto una stabilizzazione con circa 66.000 sbarchi annui, segnando un calo significativo rispetto all’anno precedente. I dati parziali per il 2026, aggiornati al 12 febbraio, registrano 2.160 arrivi. Questa diminuzione è attribuita dal governo a una strategia a 360 gradi che include la difesa delle frontiere e accordi di cooperazione con i Paesi di origine e transito, come il memorandum con la Tunisia e l’accordo con l’Albania.

Il contesto normativo e le critiche

La strategia del governo si fonda anche su un impianto normativo, il cosiddetto “decreto Piantedosi” (D.L. n. 1/2023), che ha introdotto regole più stringenti per le attività di soccorso in mare delle ONG. Questo decreto è stato oggetto di forti critiche da parte delle organizzazioni umanitarie e di esperti legali, che ne denunciano l’illegittimità e l’intento di criminalizzare la solidarietà. Recentemente, il Tribunale di Brindisi ha sollevato la questione di legittimità costituzionale del decreto, portandolo al vaglio della Corte Costituzionale. Le ONG sostengono che le misure governative, come l’assegnazione di porti di sbarco lontani, ostacolino di fatto le operazioni di salvataggio, con conseguenze drammatiche in termini di vite umane perse nel Mediterraneo.

L’inaugurazione a Termini: un segnale sulla sicurezza urbana

Le dichiarazioni del Ministro sono arrivate durante un evento significativo per la sicurezza della Capitale: l’inaugurazione della nuova sede della PolMetro, la sezione specializzata della Polizia di Stato per il presidio delle metropolitane, presso la stazione Termini. Alla presenza del Capo della Polizia Vittorio Pisani, del sindaco Roberto Gualtieri e di altre autorità, Piantedosi ha sottolineato l’impegno a rafforzare la sicurezza urbana, annunciando l’intenzione di raddoppiare l’organico della PolMetro per portarlo a 80 unità. Questo nuovo presidio, situato in un punto nevralgico della città, mira a contrastare fenomeni di criminalità come borseggi e degrado, attraverso un controllo più capillare e il monitoraggio in tempo reale delle telecamere di sorveglianza.

Di veritas

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