ROVIGO – Un velo di sgomento e incredulità avvolge la comunità di Polesella, piccolo centro in provincia di Rovigo, alla notizia del rinvio a giudizio di tre maestre della scuola dell’infanzia comunale “Pietro Salemi”. Le insegnanti, all’epoca dei fatti dipendenti della cooperativa sociale “Il Raggio Verde” di Rovigo, sono accusate di maltrattamenti aggravati e continuati ai danni di alcuni bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni. Il processo, che si preannuncia carico di tensione e dolore, è stato fissato per il prossimo 12 maggio davanti al giudice del Tribunale di Rovigo.
Le pesanti accuse della Procura
Secondo l’impianto accusatorio, delineato dalla Procura della Repubblica di Rovigo al termine di una meticolosa indagine condotta dai Carabinieri, le tre donne avrebbero instaurato all’interno dell’asilo un clima di paura e mortificazione. Le accuse, formalizzate nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, parlano di “condotte ripetute di violenza morale, consistite in espressioni di disprezzo, umiliazioni, aggressioni verbali, urla, minacce”. Ma non solo. La Procura contesta anche episodi di violenza fisica, descritti come “strattonamenti per il braccio, pugni, cuscinate, ai danni e in presenza di minori”.
Le imputate sono Marina Nardo, 58 anni, originaria di Napoli, Sonia Fugagnoli, 61 anni, residente a Occhiobello (Rovigo), e Martina Zaia, 45 anni, di Porto Viro (Rovigo). I fatti contestati si sarebbero svolti in un arco temporale compreso tra novembre 2024 e luglio 2025. Le indagini, coordinate dalla Procura guidata dalla dottoressa Manuela Fasolato, sono scattate in seguito alla denuncia di un genitore, preoccupato per i racconti e i cambiamenti di umore del proprio figlio. Una madre, ad esempio, ha riferito che il bambino parlava spesso di punizioni e di isolamento.
Le indagini e le intercettazioni ambientali
Per far luce sulla vicenda, gli inquirenti si sono avvalsi di un’articolata attività investigativa. Un ruolo cruciale, secondo quanto emerso, è stato giocato dalle intercettazioni ambientali audio e video, protrattesi per circa un mese all’interno della scuola. Queste registrazioni avrebbero fornito riscontri importanti alle ipotesi investigative, confermando il quadro di un ambiente tutt’altro che sereno e formativo per i piccoli alunni. Le condotte delle maestre, sempre secondo l’accusa, non solo avrebbero represso le attività ludiche e motorie, ma avrebbero anche ostacolato la comunicazione sociale tra i bambini e con le stesse insegnanti, generando così un profondo stato di soggezione.
A seguito delle indagini, nel luglio del 2025, il Giudice per le Indagini Preliminari di Rovigo aveva emesso una misura cautelare interdittiva, sospendendo le tre maestre dall’esercizio del pubblico servizio per la durata di 12 mesi. Una misura che è stata successivamente confermata anche dal Tribunale del Riesame di Venezia nel settembre dello stesso anno, a riprova della solidità degli indizi raccolti.
Il processo e la costituzione di parte civile
Con il rinvio a giudizio, la parola passa ora al dibattimento processuale. Sarà in quella sede che le difese, rappresentate dagli avvocati Angela Zambelli, Giorgio Crepaldi e Gianluca Masiero, cercheranno di smontare le accuse. Dall’altra parte, circa una ventina di famiglie dei bambini coinvolti hanno deciso di costituirsi parte civile, affidandosi alla tutela legale dell’avvocato Anna Osti del foro di Rovigo per ottenere giustizia e un risarcimento per i presunti danni subiti dai loro figli.
La vicenda ha scosso profondamente non solo le famiglie direttamente coinvolte, ma l’intera comunità locale e il mondo della scuola, riaccendendo il dibattito sulla vigilanza e sulla qualità dei servizi educativi per l’infanzia. La cooperativa “Il Raggio Verde”, che all’epoca gestiva il servizio, si trova ora a dover affrontare le conseguenze di un caso che getta un’ombra pesante sulla sua immagine, nonostante una lunga storia di attività nel settore dei servizi alla persona.
