ROMA – Il calcio che va oltre il risultato, che abbatte le barriere e diventa un potente veicolo di crescita personale e collettiva. È questo il cuore pulsante di ‘Yes, we can’, la sesta puntata di ‘Speak Out! Il calcio racconta’, la webserie promossa dalla FIGC per esplorare e celebrare il valore sociale dello sport più amato in Italia. Protagonisti di questo emozionante capitolo sono due figure di spicco, seppur provenienti da ambiti diversi: Giorgio Chiellini, indimenticabile capitano della Nazionale Campione d’Europa nel 2021 e leggenda del calcio italiano, e Iacopo Fossi, psicoterapeuta e fondatore dell’associazione ‘Quarto Tempo Firenze’. Insieme, attraverso le loro testimonianze e il loro impegno quotidiano, dimostrano come un pallone possa trasformarsi in una chiave per aprire le porte dell’inclusione e dell’autonomia per ragazzi con disabilità.

‘Speak Out!’: una narrazione del calcio che unisce

La webserie, disponibile sulla piattaforma di Sostenibilità della Federazione, sostenabilia.it, si articola in dieci puntate che, a partire dal 14 gennaio, affrontano tematiche di grande attualità e rilevanza sociale. Dall’inclusione al rispetto, dalla legalità alla tutela della salute, ‘Speak Out!’ utilizza il linguaggio universale del calcio per unire generazioni diverse e stimolare una riflessione profonda sul suo impatto nella società. Un progetto editoriale che sceglie di raccontare storie positive, progetti concreti e testimonianze capaci di ispirare, mostrando il volto più autentico e nobile dello sport.

Chiellini e gli ‘Insuperabili’: il diritto al calcio per tutti

L’impegno di Giorgio Chiellini nel sociale non è una novità, ma il suo legame con il progetto ‘Insuperabili’ assume un valore particolare. In qualità di testimonial, l’ex difensore supporta attivamente le scuole calcio dedicate a persone con diverse forme di disabilità (cognitiva, relazionale, fisica, motoria e sensoriale). Come emerge nella puntata, per Chiellini non si tratta di semplice attività ludica, ma del riconoscimento di un diritto fondamentale: quello di giocare a calcio con professionalità e serietà. “Negli Insuperabili tutti vengono trattati come calciatori”, ha sottolineato Chiellini, “non è un’attività ludica o sociale: è giocare a calcio. A prescindere da quello che puoi fare e non fare sei valutato per il gioco del calcio”. Questa filosofia si traduce in un impegno concreto per garantire ai ragazzi dei campionati della Divisione Calcio Paralimpico della FIGC di vivere lo sport con la stessa dignità e lo stesso orgoglio dei professionisti, imparando a superare i propri limiti attraverso il gioco di squadra.

Iacopo Fossi e ‘Quarto Tempo Firenze’: il campo come scuola di autonomia

Parallelamente all’esperienza degli ‘Insuperabili’, la puntata mette in luce il lavoro di Iacopo Fossi e della sua associazione ‘Quarto Tempo Firenze’. Fondata nel 2011 insieme a Matteo Fazzini, questa realtà toscana utilizza il calcio come “scusa” per avviare percorsi educativi e psicologici mirati all’autonomia. Fossi, psicologo e psicoterapeuta, ha intuito le potenzialità del campo da gioco come “setting nuovo, denso di relazioni e semplici regole, di movimento fisico e mentale, di soddisfazioni e delusioni, di scambio”. ‘Quarto Tempo’ non si limita a insegnare a calciare un pallone, ma trasforma l’allenamento in una vera e propria scuola di vita. I ragazzi imparano a stare in gruppo, a gestire le emozioni e a sviluppare competenze relazionali che si rivelano preziose nella vita di tutti i giorni. Un approccio che, come racconta Fossi, è nato da una semplice ma potente riflessione: “Se i ‘normodotati’ hanno la possibilità di far parte di una vera e propria squadra di calcio, perché non pensare di crearne una aperta a tutti?”.

Un messaggio comune: l’inclusione si costruisce con i fatti

Il dialogo tra Chiellini e Fossi in ‘Yes, we can’ converge su un punto fondamentale: l’inclusione non è un concetto astratto, ma un obiettivo che si raggiunge attraverso azioni concrete. Le loro esperienze dimostrano che nel rettangolo di gioco le differenze si annullano e le difficoltà individuali lasciano spazio alla forza del gruppo. Qui, ciò che conta non è la disabilità, ma la possibilità di partecipare, di sentirsi parte di una squadra e di una realtà comune. I valori appresi sul campo – la collaborazione, il rispetto delle regole, la gestione della vittoria e della sconfitta – diventano un bagaglio che gli atleti portano con sé nella vita, contribuendo a costruire una società più equa e consapevole. Il calcio, in questa visione, si eleva a metafora della vita stessa: una partita in cui ognuno ha il diritto di scendere in campo e giocare al massimo delle proprie possibilità.

Di nike

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