Torino torna a essere palcoscenico di un silenzioso ma eloquente dialogo a distanza con la politica nazionale. Nel suo “salotto” più elegante, piazza San Carlo, è comparso un nuovo striscione che recita “Viva la Costituzione”. Il drappo, questa volta stampato con caratteri netti e non più scritto a mano, è stato appeso al terrazzo di un’elegante palazzina, nello stesso punto che già in passato aveva attirato l’attenzione dei passanti e dei media.
Un messaggio che segue un precedente illustre
La scelta del luogo non è affatto casuale. Si tratta, infatti, dello stesso balcone dal quale, all’inizio del 2025 e nuovamente nel novembre dello stesso anno, erano stati esposti striscioni con la scritta “Viva Mattarella”. Quei gesti, nati come espressione di sostegno al Capo dello Stato, si inserivano in momenti di particolare tensione istituzionale. Il primo striscione apparve in un contesto di dibattito acceso, mentre il secondo venne esposto durante le polemiche scaturite da indiscrezioni giornalistiche su presunte manovre del Quirinale contro il governo in carica, prontamente definite “ridicole” dal Colle.
Anche l’attuale iniziativa sembra voler dialogare con il clima politico contemporaneo, segnato da un confronto a tratti aspro tra il Governo e la Presidenza della Repubblica su temi cruciali per l’assetto istituzionale del Paese. Il passaggio da un messaggio personalizzato, rivolto alla figura del Presidente, a uno più universale, che richiama la Carta fondamentale dello Stato, suggerisce un’evoluzione nella natura della protesta o del sostegno espresso.
Il contesto delle tensioni istituzionali
Per comprendere appieno il significato di questo nuovo striscione, è necessario fare un passo indietro e analizzare il contesto politico degli ultimi mesi. Le tensioni tra Palazzo Chigi e il Quirinale hanno riguardato diversi fronti, dalla gestione di dossier economici e diplomatici al rapporto con la magistratura e le nomine in asset strategici dello Stato. In particolare, le polemiche del novembre 2025 si erano infiammate a seguito di un articolo del quotidiano La Verità che attribuiva a un consigliere del Presidente Mattarella, Francesco Saverio Garofani, presunte trame per ostacolare l’azione del governo guidato da Giorgia Meloni. Queste rivelazioni avevano provocato una dura reazione da parte di Fratelli d’Italia, con la richiesta di una smentita pubblica, e una secca replica del Quirinale che parlava di “stupore” per attacchi che sconfinavano “nel ridicolo”.
L’episodio si era poi parzialmente ricomposto con un incontro tra la Premier Meloni e il Presidente Mattarella, ma ha lasciato scorie nel dibattito pubblico, evidenziando una dialettica istituzionale complessa e a tratti inedita.
Un simbolo nel cuore della città
Piazza San Carlo, con la sua storia e la sua centralità nella vita torinese, si conferma ancora una volta come una “bacheca” a cielo aperto per messaggi di forte valenza simbolica. Il passaggio da uno striscione scritto a mano a uno stampato potrebbe indicare una maggiore premeditazione o la volontà di conferire al messaggio un carattere più formale e incisivo. La scritta “Viva la Costituzione” assume un valore polisemico: può essere interpretata come un sostegno all’operato del Presidente della Repubblica, in qualità di garante della Carta Costituzionale, ma anche come un monito più generale al rispetto dei principi fondamentali su cui si fonda la Repubblica Italiana, in un momento storico percepito come delicato per gli equilibri istituzionali.
Mentre l’identità dell’autore o degli autori del gesto rimane, come in passato, non ufficialmente dichiarata, l’iniziativa ha già riacceso il dibattito in città e sui social network, dimostrando come un semplice drappo appeso a un balcone possa diventare un potente catalizzatore di discussioni e riflessioni sulla salute della nostra democrazia.
