Come un antico gigante che necessita di cure amorevoli e sapienti, la Torre Garisenda di Bologna si appresta a entrare in una fase cruciale per la sua sopravvivenza. La Giunta comunale ha infatti approvato lo stanziamento di circa 5,5 milioni di euro, una linfa vitale destinata a finanziare l’installazione delle complesse strutture provvisionali che la cingeranno in un abbraccio di salvezza. Si tratta di un passo fondamentale nel lungo e delicato percorso per la messa in sicurezza di uno dei monumenti più iconici e amati della città felsinea.
Di questa importante cifra, 4 milioni di euro provengono da un contributo fondamentale della Regione Emilia-Romagna, a testimonianza dell’importanza sovracomunale del monumento. La parte restante è coperta da fondi propri del Comune e dalle generose donazioni di cittadini e imprese, uniti in uno sforzo collettivo per proteggere un patrimonio che appartiene alla storia di tutti. L’iter burocratico per l’approvazione definitiva del finanziamento si concluderà agli inizi di marzo, spianando la strada all’apertura del cantiere prevista per il mese di aprile.
Le “Macchine di Pisa”: un’eredità tecnologica per salvare un simbolo
Il cuore di questa nuova fase operativa è rappresentato dall’installazione delle cosiddette “macchine di Pisa”. Si tratta di imponenti tralicci metallici, già protagonisti del celebre intervento di consolidamento della Torre pendente di Pisa, che verranno adattati al contesto bolognese. Queste strutture, il cui collaudo si è concluso con successo a Cesena la scorsa settimana, avranno il compito di sostenere la Garisenda durante le operazioni più delicate.
Per garantire la massima precisione e sicurezza, le macchine sono state ulteriormente perfezionate. Sono stati introdotti nuovi e sofisticati elementi di controllo, tra cui spiccano martinetti idraulici di ultima generazione. Questi dispositivi permetteranno una regolazione micrometrica e costante dei carichi applicati durante l’intera fase di “tiro”, un’operazione che sarà condotta con estrema cautela e con tempi volutamente dilatati, in ossequio alla fragilità e alla complessità del monumento medievale. L’installazione dei tralicci richiederà la realizzazione di fondazioni profonde, attraverso l’uso di micropali, considerate la parte più delicata dell’intero intervento.
Un monitoraggio costante e un futuro senza PNRR
Parallelamente all’avvio del cantiere, è stato potenziato anche il sistema di monitoraggio. Una nuova cabina tecnica ospiterà un software dedicato che dialogherà in tempo reale con la piattaforma di controllo delle Due Torri, garantendo uno scambio di dati continuo e una verifica istantanea delle operazioni. Questo sistema non si limiterà a registrare il comportamento strutturale della Garisenda, ma valuterà anche l’impatto e le sollecitazioni indotte dalle stesse opere del cantiere. Una “Control Room” istituita dal Comune ha già lavorato per affinare il sistema di lettura e interpretazione dei dati, definendo una gerarchia degli strumenti più affidabili.
Una decisione strategica importante, annunciata dal sindaco Matteo Lepore, è stata quella di uscire dal percorso di finanziamento del PNRR. “Abbiamo scelto di uscire dal percorso Pnrr perché non era lo strumento più adatto per un intervento di questa natura”, ha spiegato il primo cittadino. Le tempistiche stringenti e i vincoli burocratici imposti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non sono stati ritenuti compatibili con la delicatezza e l’imprevedibilità di un cantiere così complesso. Una scelta di prudenza, per garantire la massima sicurezza e la migliore conservazione del monumento.
Le parole del Sindaco e l’obiettivo 2028
“Si tratta di risorse fondamentali per l’apertura del cantiere e per avviare una fase decisiva dell’intervento”, ha dichiarato con soddisfazione il sindaco Matteo Lepore. “Grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna e alle risorse comunali, sostenute anche dalle donazioni, possiamo procedere nel rispetto della tabella di marcia che ci siamo dati, con l’obiettivo di concludere l’intervento entro il 2028”.
La cautela resta però la parola d’ordine: “Dobbiamo monitorare passo dopo passo ogni fase, perché parliamo di un patrimonio unico e di un’operazione estremamente delicata”. Il dialogo con tutte le figure tecniche e scientifiche coinvolte rimarrà costante, per assicurare le migliori risposte possibili sul piano della sicurezza e della conservazione di un tesoro che, da secoli, veglia sulla città di Bologna.
