Un’opera intrisa di sensibilità e realismo, un testamento artistico che attraversa le complesse geografie dell’animo adolescenziale. Enzo, l’ultimo progetto cinematografico scritto e ideato dal compianto maestro del cinema francese Laurent Cantet, Palma d’Oro per La Classe, giunge finalmente sul piccolo schermo. Trasmesso in prima visione TV domenica 22 febbraio alle 21:15 su Sky Cinema Uno e in streaming su NOW, il film rappresenta un evento culturale di prim’ordine, un’occasione per immergersi nell’eredità di un autore che ha saputo raccontare le tensioni del contemporaneo con sguardo lucido e profondo. A portare a compimento questa pellicola, dopo la prematura scomparsa di Cantet nell’aprile del 2024, è stato l’amico e storico collaboratore Robin Campillo, regista acclamato per opere come 120 battiti al minuto. Una transizione registica che, come sottolineato dallo stesso Campillo, ha voluto preservare intatta la visione e lo spirito del progetto originale, un “film di Laurent Cantet, diretto da Robin Campillo”.
Un debutto prestigioso a Cannes e un cast internazionale
Prima di approdare in televisione, Enzo ha avuto un’importante vetrina internazionale, essendo stato scelto come film d’apertura alla Quinzaine des Cinéastes del Festival di Cannes 2025. Un riconoscimento che ha subito acceso i riflettori su questo dramma franco-italiano, lodato dalla critica per la sua capacità di affrontare con delicatezza temi universali. La coproduzione tra Francia, Italia e Belgio testimonia la vocazione europea di un cinema che abbatte le frontiere. Nel cast brilla la presenza di Pierfrancesco Favino, uno degli attori italiani più apprezzati a livello internazionale, qui nel ruolo complesso di Paolo, un padre severo, professore di matematica, disorientato e incapace di comprendere le scelte del figlio. Accanto a lui, l’esordiente Eloy Pohu offre un’interpretazione intensa e misurata del protagonista sedicenne, Enzo. Completa il nucleo familiare l’attrice francese Élodie Bouchez, nel ruolo di Marion, una madre ingegnere, attenta e silenziosa osservatrice delle inquietudini del figlio.
La trama: una ribellione silenziosa contro un destino scritto
Il film ci trasporta nel Sud della Francia, in una lussuosa villa affacciata sul mare nei pressi di La Ciotat, vicino Marsiglia. Qui vive Enzo, un sedicenne cresciuto nel benessere e circondato dalle amorevoli ma pressanti aspettative dei genitori. Il suo futuro sembra già tracciato: seguire le orme del fratello maggiore Victor, studente modello destinato a una prestigiosa università parigina. Tuttavia, Enzo sente un profondo disagio, un senso di impotenza di fronte alle ingiustizie del mondo e un bisogno urgente di trovare un proprio, autentico posto.
Spinto da una spiccata sensibilità artistica e da un desiderio di concretezza, compie una scelta radicale e spiazzante per la sua famiglia borghese: abbandonare la scuola per iniziare un apprendistato da muratore in un cantiere locale. Questa decisione non è solo un rifiuto del percorso accademico, ma una vera e propria immersione in una realtà diversa, fatta di fatica fisica e di relazioni umane scevre dalle convenzioni della sua classe sociale. È in questo nuovo mondo che Enzo trova una prospettiva inedita sulla vita, sull’amicizia e sull’amore.
L’incontro con Vlad e la scoperta di sé
Il cuore narrativo del film pulsa nell’incontro tra Enzo e Vlad, interpretato da Maksym Slivinskyi, un carismatico operaio ucraino più grande di lui. Vlad è una figura complessa, un rifugiato che porta con sé il peso della guerra nel suo paese e l’incertezza se tornare a combattere. Tra i due nasce un legame intenso e silenzioso, un’attrazione che scuote le certezze di Enzo e lo costringe a confrontarsi con la fluidità della propria identità sessuale e politica. Questo rapporto, descritto come un “risveglio sessuale senza sesso”, diventa per il giovane protagonista un catalizzatore per la scoperta di sé, lontano dalle etichette e dalle pressioni familiari. La loro amicizia, fatta di sguardi e gesti, esplora con delicatezza le sfumature del desiderio adolescenziale e del bisogno di un modello di riferimento.
Temi universali e l’eredità di Cantet
Enzo si inserisce perfettamente nel solco del cinema di Laurent Cantet, continuando la sua indagine sul rapporto tra individuo e società, sul peso delle aspettative e sulla difficoltà di scegliere percorsi alternativi. Il film esplora con una narrazione intima e priva di giudizi il disagio di una generazione sospesa tra i privilegi ereditati e la necessità di costruire un’identità autonoma. I temi cari al regista, come il conflitto generazionale, le tensioni tra classi sociali e la ricerca di un posto nel mondo, vengono qui declinati attraverso un racconto di formazione (coming-of-age) che privilegia i gesti quotidiani, i silenzi e gli sguardi. L’opera, pur essendo l’ultima visione di Cantet, si intreccia tematicamente anche con la sensibilità di Campillo, creando un ponte tra due dei più importanti narratori del cinema francese contemporaneo.
La pellicola si configura come un’analisi profonda della fragilità e della forza dell’adolescenza, un’età di “crisi e rivoluzione squisitamente politica”, come l’ha definita Campillo. Un’opera che, nascendo da una perdita, parla potentemente di vita, di crescita e della coraggiosa, e talvolta dolorosa, affermazione di sé.
