Una “buona notizia” solo in apparenza, che apre però a uno scenario dominato dall’incertezza. Così Matteo Zoppas, presidente dell’Agenzia ICE, commenta la recente sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha dichiarato illegittimi i dazi introdotti dall’amministrazione Trump. Se da un lato la decisione dei giudici americani sembra porre fine a una politica commerciale che ha pesantemente gravato sulle imprese esportatrici di tutto il mondo, Italia inclusa, dall’altro solleva una serie di interrogativi cruciali per il futuro degli scambi internazionali.
I nodi da sciogliere, come evidenziato da Zoppas in una conversazione con l’ANSA, sono molteplici e complessi. Le aziende si chiedono se dovranno continuare a pagare le tariffe, se quelle già versate verranno rimborsate e, soprattutto, quali saranno le prossime mosse dell’ex presidente Trump, che ha già annunciato di voler ricorrere ad “altre modalità” per proteggere il mercato interno. Un’incognita che alimenta la preoccupazione e rende difficile per le imprese pianificare strategie a lungo termine.
La decisione della Corte Suprema: un colpo alla politica di Trump
La sentenza, approvata con sei voti a favore e tre contrari, ha stabilito che il Presidente degli Stati Uniti ha violato la legge federale, abusando della sua autorità nell’imporre unilateralmente i dazi. In particolare, i giudici hanno contestato il ricorso all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977, una legge che conferisce poteri straordinari al presidente in caso di emergenza nazionale, ma che, secondo la Corte, non può essere utilizzata per imporre tariffe doganali, materia di esclusiva competenza del Congresso. Questa decisione colpisce al cuore uno dei pilastri dell’agenda economica di Trump, basata su un approccio protezionistico e sulla logica dell'”America First”. L’ex presidente ha reagito duramente, definendo la sentenza “influenzata da interessi stranieri” e annunciando l’intenzione di introdurre “ulteriori tariffe globali del 10%”.
Le conseguenze per le imprese italiane: un danno già fatto
Secondo Zoppas, “con i dazi il danno era già stato fatto”. Le tariffe non hanno solo rappresentato un costo diretto per le aziende, ma hanno innescato un “meccanismo di riposizionamento di tutto il commercio internazionale”, alterando equilibri consolidati e costringendo le imprese a rivedere le proprie catene di approvvigionamento e i mercati di sbocco. Il mercato statunitense, che per l’export italiano vale circa 65 miliardi di euro, è considerato “irrinunciabile” da Zoppas. Per questo, è fondamentale assistere le aziende, in particolare le piccole e medie imprese (PMI) che incontrano maggiori difficoltà, per evitare che perdano quote di mercato.
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge la questione del cambio euro-dollaro, che, se sfavorevole, rischia di sommarsi all’effetto dei dazi, rendendo i prodotti italiani ancora meno competitivi. Zoppas ha sottolineato la necessità di un intervento su questo fronte per aiutare le imprese a sostenere la sfida della competitività.
Il nodo dei rimborsi: un percorso a ostacoli
Una delle questioni più spinose è quella relativa alla restituzione dei dazi già pagati. Si stima che il governo statunitense abbia incassato circa 287 miliardi di dollari nel 2025 grazie a queste tariffe. La sentenza apre teoricamente la strada a richieste di rimborso da parte delle aziende importatrici, ma il percorso si preannuncia lungo e complesso. Sarà la Court of International Trade a dover gestire le richieste, e non è escluso che si generi un contenzioso legale di vaste proporzioni. Questo processo potrebbe penalizzare soprattutto le piccole imprese, che potrebbero essere scoraggiate dai costi legali da sostenere per avviare una causa.
La strategia del Governo: una cabina di regia per il futuro
Per affrontare questa situazione complessa e definire una strategia unitaria, il presidente Zoppas ha annunciato la convocazione di una cabina di regia sui dazi, sotto la guida del governo e del Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani. L’obiettivo è fare il punto della situazione e raccogliere tutte le informazioni necessarie per orientare le prossime decisioni. “La questione è capire quali informazioni avremo già a disposizione di fronte a questa situazione e non è detto che così a breve avremo tutte le indicazioni necessarie”, ha spiegato Zoppas, evidenziando l’importanza di sostenere la diversificazione dei mercati come strategia per ridurre la dipendenza da un singolo partner commerciale.
Il governo italiano, attraverso la “diplomazia della crescita” promossa dal Ministro Tajani, sta lavorando per tutelare tutti i settori produttivi e per aprire nuove opportunità commerciali, come dimostrano le trattative per l’accordo con il Mercosur e il Piano Mattei per l’Africa. L’obiettivo, ambizioso ma raggiungibile secondo Zoppas, è portare l’export italiano a 700 miliardi di euro entro il 2027.
