PALERMO – In un intervento denso di significato istituzionale e culturale, il presidente del Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) per la Regione siciliana, Ermanno de Francisco, ha tracciato una linea netta sul ruolo del giudice nella società contemporanea. Nella solenne cornice di Villa Belmonte a Palermo, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, le sue parole hanno risuonato come un richiamo ai principi fondamentali della giurisdizione: indipendenza, terzietà e imparzialità, soprattutto in un’epoca di forte polarizzazione politico-mediatica.
Un appello alla “rigorosa neutralità” nel dibattito pubblico
Il cuore della relazione di De Francisco ha toccato un nervo scoperto del dibattito attuale: il referendum confermativo sulla riforma costituzionale che introduce, tra le altre cose, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. “Il tema dell’indipendenza del giudice – da tutto, anche dai colleghi associati, ma non dalla legge – è d’attualità, in questi giorni, come non mai“, ha esordito il presidente. Ha sottolineato come, di fronte a questioni di alta sensibilità politica, il magistrato debba non solo essere, ma anche apparire, terzo e imparziale, dimostrando “compostezza istituzionale e rigorosa neutralità”.
Con una franchezza non comune in contesti ufficiali, De Francisco ha espresso un dubbio: “Non sono purtroppo certissimo che ciò sia accaduto in questi giorni“. Un riferimento esplicito alle prese di posizione che hanno animato anche il mondo della magistratura in vista della consultazione referendaria. Secondo il presidente del Cga, un giudice non darebbe “buona prova di sé” se, pur ritenendo che la riforma possa incidere sulle proprie “scelte cosiddette associative”, non mantenesse un atteggiamento “sereno”. Il suo compito, ha ribadito con forza, è “solo applicare la legge, non tifare per quella che preferisca“.
Il Referendum: Libertà di coscienza contro logiche di casta
Il presidente De Francisco ha poi portato il discorso su un piano più personale e collettivo, parlando a nome dei magistrati del suo Consiglio. Ha assicurato che ogni membro si rapporterà al referendum “come cittadino libero guidato dalle proprie convinzioni e dalla propria coscienza“, rigettando “posizioni preconcette di bandiera o di casta”. Questa dichiarazione apre a una visione plurale all’interno della stessa magistratura: “ci sarà certamente tra noi qualcuno che si autodeterminerà a votare sì alla riforma costituzionale, come ci sarà chi invece riterrà di votare no; ma, comunque, manterremo la nostra dignità individuale e il rispetto reciproco“.
Questo passaggio è cruciale perché sposta l’accento dalla posizione corporativa alla libertà individuale del magistrato-cittadino, un principio che rafforza l’immagine di un’istituzione non monolitica ma composta da individui capaci di discernimento autonomo, al di là delle dinamiche associative che la riforma stessa mira a modificare.
Il contesto: la riforma della giustizia e la separazione delle carriere
L’intervento del presidente si inserisce in un contesto nazionale di acceso dibattito sulla riforma della giustizia. Il referendum di fine marzo chiamerà i cittadini a confermare o respingere una legge costituzionale già approvata dal Parlamento. I punti salienti della riforma includono:
- Separazione delle carriere: I percorsi professionali di giudici (magistratura giudicante) e pubblici ministeri (magistratura requirente) verranno distinti fin dall’inizio.
- Due Consigli Superiori: Al posto dell’attuale CSM unico, verranno istituiti due organi di autogoverno separati, uno per i giudici e uno per i PM.
- Sorteggio: La riforma introduce il sorteggio come metodo per la selezione di alcuni componenti degli organi di autogoverno, con l’obiettivo di ridurre l’influenza delle correnti interne alla magistratura.
- Alta Corte Disciplinare: Viene creata una nuova corte di rango costituzionale per giudicare le questioni disciplinari dei magistrati.
I sostenitori del “Sì” argomentano che la riforma rafforzerà la terzietà del giudice e limiterà il potere delle correnti, rendendo i magistrati più liberi da condizionamenti. Chi si oppone, sostenendo le ragioni del “No”, teme un indebolimento dell’autonomia della magistratura e un potenziale assoggettamento del pubblico ministero al potere esecutivo, alterando l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Oltre il referendum: l’attività della Giustizia Amministrativa in Sicilia
La relazione del presidente De Francisco non si è limitata al tema del referendum. Ha anche offerto uno spaccato sull’attività del Cga, evidenziando un “anomalo aumento del contenzioso” nel 2024, con un incremento dei ricorsi del 20% rispetto all’anno precedente. Nonostante questo, ha assicurato che l’organo è riuscito a rispettare i tempi processuali richiesti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu).
Un altro punto toccato è stato quello delle nomine dei componenti regionali del Cga, con un riconoscimento al presidente della Regione, Renato Schifani, presente alla cerimonia, per le designazioni effettuate e un invito a completare l’organico per garantire la piena funzionalità del Consiglio. De Francisco ha anche espresso compiacimento per l’accoglimento da parte della Regione del suo suggerimento di ridurre il contributo unificato per i ricorsi, una misura a sostegno dei cittadini.
L’inaugurazione dell’anno giudiziario a Palermo, alla presenza delle massime autorità civili e militari, si conferma dunque non solo un momento di bilancio, ma una preziosa occasione di riflessione sulla funzione della giustizia e sul suo delicato rapporto con la politica e la società civile.
