Roma – Un grido d’allarme, forte e chiaro, si è levato dal Roma Convention Center “La Nuvola”, dove si sono conclusi gli Stati Generali dei piccoli Comuni. Oltre 1.300 sindaci e quasi 7.000 funzionari hanno dato vita a una due giorni di intenso confronto, culminata con una richiesta perentoria al Governo: intervenire con misure strutturali e non più emergenziali per salvare i piccoli municipi dal collasso. Al centro delle preoccupazioni vi sono due pilastri fondamentali per la sopravvivenza di queste realtà territoriali: la stabilità dei fondi e l’emergenza personale, due facce della stessa medaglia che rischiano di paralizzare la “spina dorsale della nazione”, come l’ha definita il ministro Tommaso Foti.
Un “Position Paper” per il Futuro: le Richieste dell’ANCI
Il presidente dell’ANCI e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha annunciato la stesura di un “position paper” che verrà presentato a Palazzo Chigi. “Come associazione continueremo il nostro impegno per le piccole realtà… cercando il rifinanziamento dei fondi che ora sono scoperti”, ha dichiarato Manfredi, sottolineando una verità spesso trascurata: i piccoli Comuni, nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), “hanno avuto le stesse performance delle grandi città”. Un risultato che testimonia potenzialità straordinarie, ma che necessita di essere sostenuto con risorse certe e competenze adeguate per non disperdere il patrimonio di efficienza dimostrato. La proposta principale è quella di rendere strutturale il fondo per le assunzioni e per i segretari comunali, con un incremento della dotazione da 30 a 50 milioni di euro annui.
L’emorragia di Personale: Dati di una Crisi Profonda
I numeri presentati durante l’evento dipingono un quadro a tinte fosche. Tra il 2013 e il 2024, i piccoli Comuni hanno perso 8.567 dipendenti a tempo indeterminato, con una flessione del 13,9%. Il calo è ancora più drammatico nelle fasce demografiche più basse: -19% nei Comuni fino a 1.000 abitanti e -15,9% in quelli tra 1.000 e 2.000. A questa contrazione si aggiunge il raddoppio del part-time, che ha ulteriormente ridotto il monte ore a disposizione delle amministrazioni.
Una delle criticità più allarmanti riguarda la figura del segretario comunale, essenziale per la legalità e il corretto funzionamento della macchina amministrativa. Nelle sedi fino a 3.000 abitanti, su 1.902 posti disponibili, ben 1.561 risultano vacanti, una percentuale sconcertante dell’82%. Questa carenza, come sottolineato da più parti, rende estremamente complesso trasformare i bilanci, spesso sani, in opere e servizi concreti per i cittadini.
Il Nodo Salariale e il Ruolo del PNRR
A complicare il reclutamento contribuisce anche un significativo divario salariale. Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha ammesso che “una persona che lavora in un piccolo comune e fa lo stesso mestiere” di un collega in un grande centro “guadagna il 20-30% in meno”. Una disparità che disincentiva i professionisti e alimenta la fuga verso realtà più grandi e remunerative. Il Governo, per voce dello stesso Zangrillo, sta valutando l’istituzione di un “fondo di perequazione” da 100-150 milioni nella prossima legge di bilancio per iniziare a colmare questo gap.
In questo contesto, il PNRR rappresenta sia un’opportunità che una sfida. I piccoli Comuni hanno dimostrato di saper gestire una quota significativa degli investimenti, pari al 27% del totale. Tuttavia, la fine del Piano solleva interrogativi sulla continuità. I sindaci chiedono che la semplificazione delle procedure, sperimentata con successo per il PNRR, diventi la norma e che i fondi non siano più legati a misure a scadenza.
Le Voci dal Territorio: Tra Appelli e Preoccupazioni
Durante gli Stati Generali, le voci dei sindaci si sono unite in un coro unanime. Roberto Pella, vicepresidente ANCI, ha definito la difesa dei piccoli Comuni “una responsabilità istituzionale”. Alessandro Santoni, coordinatore della consulta piccoli Comuni, ha ribadito l’impegno a trasformare lo spopolamento in un’opportunità attraverso l’Agenda contro-Esodo. Anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha richiamato l’urgenza di politiche strutturali per infrastrutture digitali e servizi essenziali.
Un altro tema caldo emerso è quello legato al recente decreto sui Comuni montani. La nuova classificazione, basata su criteri altimetrici e di pendenza ritenuti troppo restrittivi, rischia di escludere numerosi territori da tutele e agevolazioni fondamentali, con conseguenze gravi su servizi come la scuola. Il presidente Manfredi ha assicurato che l’ANCI vigilerà affinché i Comuni “ex montani” continuino a essere trattati alla stessa maniera, ma la protesta di molti sindaci, alcuni dei quali minacciano di uscire dall’associazione, testimonia la profondità del malcontento.
La richiesta che emerge con forza è una: sostenere i piccoli Comuni non è assistenzialismo, ma una scelta strategica per il futuro del Paese. Senza un intervento deciso su risorse umane ed economiche, il rischio, come amaramente sintetizzato dai sindaci, è che si spengano prima gli uffici, poi le scuole e infine le luci dei borghi che custodiscono l’identità e il patrimonio culturale italiano.
