La caccia a una nuova Terra entra nel vivo

La ricerca di mondi al di là del nostro sistema solare compie un passo da gigante. Il Consorzio Scientifico della missione PLATO (PLAnetary Transits and Oscillations of stars) dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha ufficialmente reso pubblico il Plato Input Catalog (PIC), la mappa stellare definitiva che guiderà il satellite nella sua storica ricerca di esopianeti. Si tratta di una vera e propria “mappa del tesoro” celeste, un elenco meticolosamente selezionato di 290.000 stelle che verranno scrutate con una precisione senza precedenti. L’obiettivo è tra i più affascinanti della scienza contemporanea: individuare pianeti rocciosi, potenzialmente simili alla Terra, situati nella cosiddetta “zona di abitabilità”, quella regione orbitale dove le condizioni potrebbero permettere l’esistenza di acqua liquida in superficie, un ingrediente essenziale per la vita come la conosciamo.

Questa tappa fondamentale della missione, il cui lancio è previsto per il 2026, vede un contributo determinante da parte della comunità scientifica e tecnologica italiana. L’Italia, infatti, è in prima linea in questo progetto, con lo Space Science Data Center dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) responsabile della realizzazione del catalogo e l’Università di Padova a coordinare il team di ricercatori italiani ed europei.

Un lavoro monumentale a guida italiana

La creazione del Plato Input Catalog è stata un’impresa colossale, frutto di oltre 15 anni di lavoro. A capo del progetto, in qualità di responsabile della mappa stellare, c’è il professor Giampaolo Piotto, del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova e direttore del Centro di Ateneo Studi e Attività Spaziali (CISAS). “La pubblicazione del catalogo è un passo essenziale per la missione PLATO”, ha dichiarato Piotto. “Senza questo elenco, PLATO non saprebbe dove cercare esopianeti analoghi alla Terra. PLATO scoprirà migliaia di nuovi esopianeti e alcuni di questi saranno molto simili alla Terra”.

Il team, coordinato da Padova, è partito da un database immenso contenente quasi 2 miliardi di stelle, osservate da un altro satellite dell’ESA, Gaia. Da questo vasto insieme, i ricercatori hanno operato una selezione rigorosa:

  • Inizialmente, hanno identificato 2.5 milioni di stelle nane e sub-giganti con temperature superficiali comprese tra 3200 e 6700 gradi Kelvin (la temperatura del nostro Sole è di circa 5770 K).
  • Successivamente, hanno individuato la regione di cielo più promettente, denominata LOPS2 (LOng-Pointing field South 2), nell’emisfero celeste australe, come l’area con la massima concentrazione di stelle adatte a ospitare pianeti.
  • Infine, hanno ulteriormente affinato la selezione, scegliendo le 290.000 stelle più promettenti per la ricerca di esopianeti, che costituiscono il cuore del catalogo PIC.

Come sottolineato da Paola Marrese, ricercatrice INAF presso lo Space Science Data Center dell’ASI, si è trattato di un “lavoro monumentale”, iniziato con la selezione del campo da osservare e culminato nella preparazione finale del catalogo. Oltre alle stelle bersaglio per la ricerca di pianeti, il PIC include anche stelle di riferimento che serviranno per mantenere stabile l’assetto del satellite e per calibrare i suoi sofisticati strumenti di bordo.

Come funzionerà PLATO: il cacciatore di pianeti

PLATO è una missione di classe media del programma Cosmic Vision dell’ESA, progettata per rivoluzionare la nostra conoscenza dei sistemi planetari. Il satellite è equipaggiato con 26 telescopi, la cui parte opto-meccanica è stata in gran parte progettata da ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e realizzata dall’industria italiana. A partire dal 2027, PLATO misurerà la luminosità delle 290.000 stelle del catalogo ogni 25 secondi, per un periodo di alcuni anni.

Il metodo utilizzato è quello del transito planetario: il satellite cercherà minime e periodiche variazioni nella luce di una stella, causate dal passaggio di un pianeta davanti al suo disco. Si tratta di misurazioni di una delicatezza estrema, capaci di rilevare un calo di luminosità inferiore all’8 per mille, come nel caso di un pianeta come la Terra che transita davanti a una stella simile al Sole. Le stime attuali prevedono che, nei suoi 4 anni e mezzo di attività, PLATO possa scoprire almeno 5.000 nuovi esopianeti, di cui circa 500 di dimensioni terrestri.

Ma PLATO farà molto di più. Oltre a scoprire nuovi mondi, la missione si concentrerà sulla loro caratterizzazione. Studiando le oscillazioni delle stelle madri (astrosismologia), gli scienziati potranno determinarne con grande precisione massa, raggio ed età. Questi dati, combinati con osservazioni di follow-up da terra (in particolare dai grandi telescopi situati in Cile, in sinergia con il campo di osservazione di PLATO), permetteranno di calcolare la densità dei pianeti scoperti, fornendo indizi cruciali sulla loro composizione e, in definitiva, sulla loro potenziale abitabilità.

Il veicolo spaziale è stato costruito e assemblato da un consorzio industriale guidato da OHB, in collaborazione con Thales Alenia Space e Beyond Gravity. Con questa missione, l’Europa si pone all’avanguardia nella ricerca di una risposta a una delle domande più profonde dell’umanità: siamo soli nell’universo?

Di veritas

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