La Carnia, terra di montagne imponenti e silenziose, diventa il palcoscenico di una storia d’amore e memoria nel nuovo romanzo di Silva Ganzitti, “Vento fine”, edito da Mursia. Un’opera intensa e appassionata che, come il vento del Nordest da cui prende il nome, scava nell’animo del lettore, portando alla luce le ferite di un’Italia lacerata dalla Seconda Guerra Mondiale e il coraggio della riconciliazione. Finalista al prestigioso Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza 2023, il libro si impone per la sua capacità di esplorare le zone più oscure e vulnerabili dell’essere umano, intrecciando il destino dei singoli con la grande Storia.

Un amore clandestino tra le vette della Carnia

La narrazione ci trasporta nel 1943, in una Carnia aspra e poetica. Protagonista è Dwight, un giovane soldato neozelandese catturato dagli italiani in Nord Africa e trasferito a Sauris, nel cuore delle Alpi Carniche, per lavorare alla costruzione della maestosa diga sul torrente Lumiei. In questa terra straniera, segnata dalla solitudine e dalla durezza del lavoro, Dwight incontra Ida, una giovane contadina del luogo, fiera e silenziosa. Tra i due scocca un amore improvviso e travolgente, un legame clandestino consumato in fughe notturne, mentre intorno infuria il conflitto e si scontrano partigiani e nazifascisti. La loro passione, però, è ostacolata non solo dalla guerra, ma anche dalla barriera linguistica: a parlare sono i loro corpi, i loro sguardi, in un dialogo muto ma denso di significato.

La storia non si esaurisce nel racconto di questo amore proibito. Con un salto temporale, il romanzo ci porta nel 1965, quando Dwight, tornato in Nuova Zelanda dopo essere riuscito a fuggire, decide di fare ritorno in Carnia. Il ricordo di Ida non lo ha mai abbandonato e il suo cuore lo riporta tra quelle montagne che hanno segnato la sua giovinezza. Ad attenderlo, però, non c’è ciò che sperava di trovare. Troverà invece il peso dei ricordi e una rivelazione inaspettata, capace di cambiare ogni prospettiva sul passato.

La memoria annegata di Sauris e la storia dei prigionieri neozelandesi

“Vento fine” non è solo un romanzo d’amore, ma anche un’opera di recupero della memoria storica. Silva Ganzitti, friulana DOC, fa riemergere una pagina di storia locale poco conosciuta: la costruzione della diga di Sauris tra il 1941 e il 1948. All’epoca, con i suoi 136 metri di altezza, era la diga più alta d’Italia e una delle più imponenti al mondo. Per la sua realizzazione, a causa della scarsità di manodopera locale impegnata al fronte, vennero impiegati circa 300 prigionieri di guerra neozelandesi. Questi uomini, catturati durante la campagna del Nord Africa, si trovarono a lavorare in condizioni durissime in un ambiente a loro estraneo.

La costruzione della diga ebbe un impatto devastante sulla comunità locale. La creazione del bacino artificiale, oggi il suggestivo Lago di Sauris, sommerse l’antico borgo di La Maina, costringendo numerose famiglie ad abbandonare le proprie case e le proprie terre. Come spiega la stessa autrice, “quella dei saurani è una memoria annegata”. Con questo libro, la Ganzitti riporta alla luce non solo il vecchio borgo, ma anche “detriti di un passato” che meritano di essere raccontati. L’idea del romanzo, ha rivelato la scrittrice, è nata proprio dalla lettura di un articolo su alcuni neozelandesi in visita a Sauris, che l’ha spinta a fare ricerche sulla loro presenza durante la guerra.

Il silenzio come protagonista

Un elemento centrale del romanzo è il silenzio. Un silenzio che non è solo assenza di parole, ma un tratto distintivo della terra e della gente di Carnia. Le montagne sono silenti, e così anche i suoi abitanti, le cui relazioni sono spesso scarne, ridotte all’essenziale. È un silenzio fatto di discrezione, di timidezza, che a volte può apparire come indifferenza o ruvidità. Questo silenzio permea le relazioni familiari, come quelle tra Ida e le sue sorelle, Nene e Berta, che non le hanno mai chiesto cosa le fosse accaduto quando è stata riportata a casa massacrata. Il libro, pur non potendo essere silenzioso, ne cattura il ritmo lento, scandito dal passo dell’uomo, dal ciclo delle stagioni, dall’indugio di uno sguardo tra le vette e il cielo.

Un romanzo corale sulla forza delle donne e la ricerca della verità

Accanto a Dwight, figure femminili di grande forza emergono come protagoniste. Ida, con il suo amore coraggioso, e sua sorella Nene, archetipo della donna di montagna, che insieme a Dwight si imbarca in un viaggio alla ricerca della verità per dare pace al loro presente. Attraverso un profondo scavo psicologico, la narrazione fa riemergere memorie sepolte, aprendo a nuove interpretazioni di fatti cruciali, superando strati di silenzi e omertà. Come afferma la Ganzitti, “Vento fine” è un romanzo che esplora l’intreccio di “piccoli cosmi personali che si intersecano con la grande Storia”, trasformando i personaggi in persone vere, non eroi, ma esseri umani pieni di dubbi che cercano insieme di risolvere i nodi del passato per poter guardare al futuro.

Di euterpe

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