Milano si appresta a diventare il fulcro di una trasformazione radicale e attesa nel mondo della disabilità. Con l’avvio della sperimentazione della nuova riforma nazionale, la città si pone all’avanguardia in un cambiamento che promette di essere “epocale”, come definito da Nicola Querci, dirigente della Filiale metropolitana INPS. L’obiettivo è superare un sistema frammentato e spesso puramente assistenzialistico per abbracciare un nuovo paradigma incentrato sulla persona, i suoi desideri e le sue potenzialità, attraverso lo strumento cardine del “Progetto di Vita” individuale. Si stima che questa innovazione possa coinvolgere direttamente circa 70mila persone con disabilità all’anno nel solo territorio milanese, con un bacino d’utenza che, includendo familiari e accompagnatori, potrebbe raggiungere le 150mila unità.
Una Riforma Attesa: Dal Verbale alla Persona
La grande novità, come sottolineato da Mauro Saviano, direttore del coordinamento metropolitano INPS di Milano, risiede nella creazione di una “corrispondenza diretta tra verbale e persona”. Questo significa che il riconoscimento della condizione di disabilità non sarà più solo un atto burocratico, ma la porta d’accesso a un percorso personalizzato e completo. La riforma, che trova le sue radici nella legge delega 227/2021 e nei successivi decreti attuativi, mira a dare piena attuazione alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. L’INPS, già gestore dell’invalidità civile, assumerà un ruolo ancora più centrale, occupandosi anche della prima istanza e diventando l’unico titolare del processo di accertamento. Questo dovrebbe garantire maggiore uniformità nei criteri di valutazione su tutto il territorio nazionale, superando le attuali disparità.
Il cambiamento più significativo è il passaggio da una valutazione esclusivamente medico-legale, basata su tabelle e percentuali, a una valutazione multidimensionale. Questo approccio bio-psico-sociale, effettuato da un’équipe interdisciplinare, considererà la persona nella sua interezza: non solo la condizione sanitaria, ma anche il contesto sociale, le aspirazioni, le capacità e le barriere da superare per una piena inclusione. La persona con disabilità e la sua famiglia saranno finalmente protagoniste attive del processo, potendo anche presentare una propria proposta di progetto di vita.
I Numeri della Sfida Milanese
La portata della sperimentazione a Milano è imponente. Nel 2025, l’area metropolitana ha gestito 133.280 verbali provenienti dalle ASL. Con il nuovo sistema, si prevede l’attivazione di circa 37 commissioni di valutazione al giorno, operative sia al mattino che al pomeriggio. Ogni commissione sarà composta da almeno tre medici, per un totale di circa 120 professionisti coinvolti quotidianamente. Un ruolo cruciale sarà giocato dalla digitalizzazione e dai sistemi informativi dell’INPS, che dovranno sostenere questa complessa macchina organizzativa.
L’assessore al Welfare del Comune di Milano, Lamberto Bertolè, ha evidenziato come il territorio abbia “fatto squadra” per affrontare questa sfida. Nella sola città di Milano si stimano 77mila persone con disabilità, con oltre 32mila certificazioni emesse solo nell’ultimo anno, a testimonianza di un bisogno crescente che richiede risposte strutturate e non più emergenziali.
Il Cuore della Riforma: Il Progetto di Vita
Il “Progetto di Vita” è il vero fulcro della riforma. Non si tratta di un semplice documento, ma di un piano personalizzato e dinamico, costruito insieme alla persona, che delinea un percorso di crescita e inclusione in tutti gli ambiti della vita: dalla scuola al lavoro, dalla socialità all’abitare. L’obiettivo è favorire l’autonomia, la partecipazione attiva e la piena realizzazione personale, individuando gli strumenti, le risorse e gli “accomodamenti ragionevoli” necessari per abbattere le barriere e valorizzare le potenzialità di ciascuno.
Questo strumento, già introdotto a livello normativo dalla Legge 328/2000, viene ora rafforzato e reso un diritto esigibile. La sua elaborazione sarà la fase successiva alla valutazione di base, coinvolgendo attivamente istituzioni ed enti assistenziali in un vero e proprio “patto di corresponsabilità” con il cittadino.
Un Percorso a Tappe Verso l’Inclusione
La sperimentazione a Milano, che si inserisce in un più ampio percorso nazionale che coinvolge diverse province italiane, è un passo fondamentale prima dell’estensione definitiva della riforma a tutto il territorio, prevista per il 2027. Questo periodo di prova sarà essenziale per testare le nuove procedure, aggiornare i criteri di accertamento e far emergere eventuali criticità da correggere. Si tratta di una rivoluzione non solo normativa, ma soprattutto culturale: un passaggio da un approccio assistenzialistico a uno che valorizza la persona e la sua autodeterminazione, restituendole dignità e centralità.
