CARRARA (Massa Carrara) – Un grave incidente sul lavoro ha scosso questa mattina il cuore delle Alpi Apuane, riaccendendo i riflettori sulla sicurezza nel settore lapideo. Un sorvegliante di 54 anni è rimasto gravemente ferito dopo essere precipitato da una “bancata” di marmo all’interno della cava Carbonera, la numero 79, situata nel noto bacino di Miseglia a Carrara. L’allarme è scattato poco prima delle 8:30.

La dinamica dell’incidente e i soccorsi

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo, un capo cava originario di Gragnana, si trovava sul ciglio di un poggio per dirigere le operazioni di pulizia successive al distacco di un blocco di marmo. Improvvisamente, una scaglia di roccia su cui poggiava si è staccata, trascinandolo in una caduta di circa sette metri. I colleghi presenti hanno immediatamente allertato i soccorsi, temendo il peggio.

La macchina dei soccorsi si è attivata con la massima tempestività. Sul posto sono confluite un’ambulanza con medico e infermiere, già presente nella zona di Fantiscritti-Miseglia, i Vigili del Fuoco del distaccamento di Carrara (115), i Carabinieri (112) e il personale della medicina sul lavoro dell’Asl Toscana Nord Ovest, incaricato di effettuare i rilievi per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità.

Data la gravità delle lesioni riportate, è stato richiesto l’intervento dell’elisoccorso Pegaso. L’elicottero ha trasportato il ferito in codice rosso, quello di massima urgenza, all’ospedale Cisanello di Pisa. Fortunatamente, nonostante la violenza dell’impatto che gli ha causato un serio trauma cranico e lo schiacciamento degli arti inferiori, l’uomo è sempre rimasto cosciente e, secondo le prime informazioni sanitarie, non sarebbe in pericolo di vita. Le sue condizioni restano comunque gravi e verranno monitorate attentamente nelle prossime ore.

Il dibattito sulla sicurezza: “Solo per caso non è l’ennesimo incidente mortale”

L’episodio ha immediatamente riaperto la dolorosa ferita della sicurezza nelle cave, un tema ciclicamente al centro del dibattito pubblico e sindacale. Dura la presa di posizione della Cgil e della Fillea: “Solo per puro caso oggi non ci troviamo a commentare l’ennesimo incidente mortale nel settore lapideo. La sicurezza dei lavoratori deve essere la priorità assoluta”. I sindacati denunciano come, a loro avviso, nel settore si continui a parlare prevalentemente di profitti e produttività, trascurando la tutela della vita umana.

Questo incidente, avvenuto nello stesso bacino di Miseglia dove pochi mesi fa si era registrato un infortunio mortale, evidenzia, secondo le sigle sindacali, una falla nel sistema. “Se si verificano incidenti di questo tipo significa che qualcosa non funziona”, affermano, ribadendo la richiesta, già avanzata in passato, di un tavolo permanente sulla sicurezza. Gli esperti dell’Asl, intervenuti per i rilievi, avrebbero accertato che l’operaio non indossava l’imbragatura di sicurezza, ma solo il casco, nonostante la posizione di evidente pericolo. Un dettaglio che, se confermato, solleva interrogativi sulle procedure e sulla percezione del rischio, talvolta sottovalutato anche da lavoratori esperti a causa dell’eccessiva confidenza con un ambiente intrinsecamente pericoloso.

Un settore ad alto rischio: dati e contesto

Il settore estrattivo delle Alpi Apuane, famoso in tutto il mondo per la qualità del suo marmo, è storicamente caratterizzato da un’elevata incidenza di infortuni. Come riportato in recenti analisi, tra il 2000 e il 2021, oltre il 72% degli infortuni nel settore estrattivo toscano si è concentrato nel territorio di Massa-Carrara. Nonostante i progressi tecnologici e normativi abbiano portato a un miglioramento delle condizioni di sicurezza rispetto al passato, il rischio rimane una componente costante del lavoro in cava. Enti come Inail e Asl sono costantemente impegnati nell’analisi delle dinamiche infortunistiche per sviluppare nuovi strumenti di prevenzione e buone prassi, ma l’incidente odierno dimostra che la strada per l’azzeramento dei rischi è ancora lunga.

Di veritas

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