Roma – Una strage silenziosa, che non si ferma con il cambiare delle stagioni e consuma vite ai margini della società. Nel corso del 2025, in Italia, 414 persone senza dimora hanno perso la vita. Un dato drammatico, diffuso dalla fio.PSD ETS – Federazione italiana organismi per le Persone senza dimora, che conferma una tendenza tragicamente stabile rispetto agli anni precedenti, con 434 decessi nel 2024 e 415 nel 2023. Non si tratta di un’emergenza legata al freddo, ma di un fenomeno strutturale e continuo che attraversa l’intero Paese.
Il profilo delle vittime: uomini, stranieri e con un’aspettativa di vita dimezzata
L’analisi dei dati restituisce un quadro allarmante. Le vittime sono prevalentemente uomini (91,5%) e in più della metà dei casi persone di nazionalità straniera (56,5%). Di questi, il 45% proviene da paesi extraeuropei, con una particolare incidenza da Marocco (10%) e Tunisia (3,5%). Ma il dato più scioccante è l’età media dei decessi: 46,3 anni. Un’età che crolla a 42 anni per gli stranieri, mentre si attesta a 54,5 anni per gli italiani. Cifre che stridono violentemente con l’aspettativa di vita media della popolazione generale in Italia, pari a 81,9 anni, svelando un abisso di quasi 36 anni. Vivere in strada, dunque, non significa solo non avere un tetto, ma vedere la propria esistenza drasticamente accorciata.
Come sottolinea la federazione, la vita ai margini amplifica ogni vulnerabilità, trasformando eventi che in altre condizioni non sarebbero fatali in cause di morte. La mancanza di accesso a cure sanitarie adeguate, l’isolamento sociale, l’insicurezza e l’assenza di un riparo diventano fattori determinanti. Nel 2025, il 42% dei decessi è stato causato da malori improvvisi o malattie aggravate da anni di vita in strada, mentre un altro 40% è attribuibile a eventi traumatici come aggressioni, incidenti o suicidi.
Una geografia della sofferenza: il Nord Italia l’area più colpita
La distribuzione geografica dei decessi mostra una netta prevalenza del Nord Italia, dove si concentra oltre la metà dei casi (48,7%), suddivisi tra Nord-Ovest (29%) e Nord-Est (19,7%). Seguono il Centro con il 26%, il Sud con il 17% e le Isole con l’8,3%. A livello regionale, la Lombardia si conferma la regione con il numero più alto di vittime (78), seguita da Veneto (46) e Piemonte (25). Sebbene le grandi aree metropolitane come Roma e Milano registrino il maggior numero di decessi, il fenomeno è capillare e riguarda ben 235 comuni italiani, spesso di medie e piccole dimensioni, dove la rete di servizi è meno strutturata.
Dove si muore: la strada come tomba
I luoghi dei decessi sono un tragico specchio delle condizioni di vita estreme. Oltre un terzo delle morti (34%) avviene in spazi pubblici: strade, parchi, piazze, luoghi visibili che attraversiamo ogni giorno. Un altro 23% dei ritrovamenti avviene in baracche e ripari di fortuna, mentre una percentuale significativa (15%) è legata ad annegamenti. Un dato che fa riflettere è quello relativo ai decessi in carcere, che rappresentano l’8% del totale, evidenziando la fragilità di chi vive ai margini anche all’interno delle istituzioni.
Non solo un’emergenza invernale
Contrariamente alla percezione comune, la “strage invisibile” non conosce pause. I dati smentiscono l’idea che si muoia solo di freddo. I decessi sono distribuiti lungo tutto l’arco dell’anno, con una media mensile che oscilla tra i 21 e i 44. Sebbene i piani di emergenza freddo attivati da molte amministrazioni locali siano fondamentali per salvare vite, non sono sufficienti a contrastare un problema che affonda le sue radici in una vulnerabilità costante, aggravata dalle ondate di calore estive, da patologie croniche non curate e da un profondo isolamento sociale.
La fio.PSD ETS ribadisce la necessità di superare la logica emergenziale per adottare politiche strutturali e integrate, che mettano al centro il diritto alla casa e alla salute per tutti, 365 giorni l’anno. Solo così si potrà sperare di fermare questa silenziosa ecatombe.
