Palermo – Una vicenda di inaudita gravità scuote il quartiere Zen 2 di Palermo, riaccendendo i riflettori sul fenomeno dilagante del racket delle case popolari. Una famiglia, composta da marito, moglie incinta e tre figli, legittima assegnataria di un alloggio in via Agesia di Siracusa, è stata costretta a fuggire nella notte tra giovedì e venerdì a seguito di una violenta escalation di minacce e intimidazioni. L’episodio ha innescato una mobilitazione senza precedenti da parte delle istituzioni e della società civile, determinate a non cedere al controllo criminale del territorio.

Una notte di terrore in via Agesia di Siracusa

La famiglia aveva ricevuto le chiavi dell’appartamento, precedentemente abitato per quindici anni da un’anziana signora poi trasferitasi dai figli, solo poche ore prima dell’incubo. Giovedì sera, intorno alle 21, mentre la famiglia stava completando il trasloco, è iniziato l’attacco: un fitto lancio di pietre ha mandato in frantumi i vetri delle finestre. Subito dopo, alcuni individui sono saliti fino alla porta d’ingresso, colpendola con violenza. L’intimidazione ha raggiunto il suo apice quando, sotto la porta, è stato fatto scivolare un biglietto dal contenuto inequivocabile: “ve ne dovete andare o vi rompiamo tutto e vi ammazziamo”. Terrorizzato, il nucleo familiare ha abbandonato l’abitazione e, su indicazione dell’assessore comunale all’Emergenza abitativa, Fabrizio Ferrandelli, ha immediatamente sporto denuncia presso il commissariato di polizia.

La risposta dello Stato: un presidio di legalità

Di fronte a questo atto di sopraffazione, la reazione delle istituzioni non si è fatta attendere. Per evitare che l’alloggio, una volta vuoto, venisse occupato abusivamente, l’assessore Fabrizio Ferrandelli ha lanciato un’iniziativa forte e simbolica: un presidio di legalità all’interno dell’appartamento stesso. Armato di sacco a pelo e coperte, ha trascorso la notte nell’abitazione insieme a docenti universitari come Costantino Visconti e Gioacchino Lavanco, alla giornalista Stefania Petyx e ad altri esponenti della società civile. “Le case vengono assegnate regolarmente dal Comune di Palermo e non da Cosa Nostra o altri. Non intendiamo cedere”, ha dichiarato con forza Ferrandelli, sottolineando la determinazione a non lasciare che la criminalità prenda il sopravvento.

Il presidio, definito una “staffetta civica”, è andato avanti ad oltranza, con l’adesione di volontari e consiglieri comunali, fino alla riassegnazione dell’immobile. Questa mobilitazione ha voluto lanciare un messaggio chiaro: lo Stato c’è e non arretra di fronte alla violenza e all’illegalità. Molti residenti dello Zen hanno mostrato solidarietà, portando cibo e caffè ai volontari, a dimostrazione della voglia di normalità e legalità di una parte del quartiere.

Il racket delle case popolari: un business da 20mila euro ad alloggio

L’episodio di via Agesia di Siracusa non è un caso isolato, ma la punta di un iceberg di un sistema criminale ben radicato. Il racket delle case popolari, gestito da organizzazioni mafiose, frutta fino a 15-20 mila euro per ogni abitazione illegalmente “venduta”. I clan costringono gli assegnatari legittimi a lasciare le case con le minacce, per poi cederle a famiglie disperate disposte a pagare, spesso costringendole a diventare complici in attività illecite come lo spaccio o la custodia di armi. Questo sistema si sostituisce allo Stato, fornendo illegalmente anche servizi come l’acqua, con tariffe di circa 15 euro a famiglia.

L’assessore Ferrandelli ha denunciato apertamente questo meccanismo estorsivo, evidenziando come la Prefettura abbia già sollecitato procedure di censimento per regolarizzare gli immobili nella zona. Si stima che a Palermo ci siano circa 20.000 occupanti irregolari e oltre 2.000 famiglie in lista d’attesa per un’emergenza abitativa.

Una nuova famiglia e un futuro di speranza

Grazie alla rapida e decisa risposta delle istituzioni, la resistenza civile ha dato i suoi frutti. Dopo tre notti di presidio, l’appartamento è stato riparato, messo in sicurezza con l’installazione di un impianto di allarme e videosorveglianza, e infine riassegnato. Lunedì, il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, insieme agli assessori, ha consegnato le chiavi a una nuova famiglia, un nucleo composto da due adulti e sei figli, da dieci anni in emergenza abitativa. “Il welfare siamo noi, non Cosa nostra”, ha commentato l’assessore Ferrandelli, sottolineando che la notte per la nuova famiglia è trascorsa serenamente. Alla famiglia originariamente minacciata è stato assegnato un altro alloggio nel quartiere Sperone.

Questa vicenda, pur nella sua drammaticità, ha dimostrato che una risposta sinergica tra istituzioni, forze dell’ordine e cittadinanza attiva può contrastare efficacemente la prepotenza mafiosa, riaffermando il diritto alla casa e alla legalità.

Di veritas

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