La drammatica vicenda del bambino di due anni e mezzo ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli, a cui è stato trapiantato un cuore risultato danneggiato, si arricchisce di nuovi e preoccupanti sviluppi. La famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha presentato un’integrazione alla querela già depositata, chiedendo formalmente un incidente probatorio. Questa mossa legale mira a “cristallizzare” le prove, acquisendo in modo formale tutta la documentazione sanitaria, incluse le cartelle cliniche e i verbali dell’équipe multidisciplinare che sta monitorando costantemente le condizioni del piccolo.
L’obiettivo è fare piena luce su una tragedia che ha avuto inizio il 23 dicembre 2025, quando il bambino, affetto da cardiomiopatia dilatativa, ha subito l’intervento chirurgico. L’organo, proveniente dall’ospedale San Maurizio di Bolzano, sarebbe giunto a Napoli danneggiato, “bruciato” secondo il gergo tecnico, a causa di un presunto errore nella conservazione durante il trasporto, che potrebbe aver coinvolto l’uso improprio di ghiaccio secco. Nonostante le condizioni dell’organo, i chirurghi avrebbero proceduto con il trapianto, una scelta definita da alcuni esperti come “obbligata” per evitare la morte del piccolo, già in circolazione extracorporea.
Il nodo del secondo trapianto: pareri medici discordanti
Il cuore della questione, ora, non è solo l’accertamento delle responsabilità penali – la Procura di Napoli ha già iscritto sei persone nel registro degli indagati per lesioni colpose gravissime – ma anche e soprattutto il futuro del bambino. Le sue condizioni sono gravissime: è ricoverato in terapia intensiva, attaccato a una macchina ECMO (Ossigenazione Extracorporea a Membrana) che ne supporta le funzioni vitali, e presenta un quadro clinico complesso con emorragia cerebrale, un’infezione e insufficienza multiorgano.
Su questo scenario si innesta una profonda e angosciante divergenza di pareri medici. Da un lato, gli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, consultati dalla famiglia, hanno espresso un parere negativo sulla fattibilità di un secondo trapianto, ritenendo le condizioni del piccolo troppo compromesse. Dall’altro, l’équipe dell’ospedale Monaldi continua a considerare praticabile un nuovo intervento, mantenendo il bambino iscritto nella lista nazionale dei trapianti.
Questa spaccatura nel mondo scientifico acuisce l’ansia della famiglia, che si trova di fronte a valutazioni diametralmente opposte sul destino del proprio figlio. La madre del piccolo, pur nel dolore, non perde la speranza: “È un guerriero, è forte. Io non mollo”, ha dichiarato ai giornalisti, confermando di aver richiesto anche un terzo parere a livello internazionale.
Le prossime tappe cliniche e giudiziarie
Le prossime ore saranno decisive. L’Heart Team dell’ospedale Monaldi si è riunito per una nuova valutazione clinica, confermando per ora l’idoneità del piccolo a rimanere in lista d’attesa. Tuttavia, le valutazioni sono continue e la situazione è in costante evoluzione. La lunga permanenza in ECMO, infatti, rischia di compromettere ulteriormente gli altri organi, rendendo la corsa contro il tempo ancora più disperata.
Sul fronte giudiziario, la Procura di Napoli, pur avendo rigettato al momento la richiesta di incidente probatorio ritenendola prematura, prosegue le indagini. Sono stati ascoltati testimoni, tra cui il cardiologo responsabile del follow-up post-trapianto che si era dimesso pochi giorni dopo l’intervento. L’inchiesta dovrà chiarire ogni fase della vicenda: dal prelievo dell’organo a Bolzano, alle modalità di trasporto e conservazione, fino alle decisioni prese in sala operatoria a Napoli. Anche il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, è intervenuto sulla vicenda, disponendo l’invio di ispettori ministeriali per verificare il rispetto di tutti i protocolli.
La famiglia, nel frattempo, vive un’attesa straziante, aggrappata alla speranza che un nuovo cuore possa arrivare in tempo e che le divergenze tra i medici possano risolversi nella direzione che offra la migliore possibilità di salvezza per il loro bambino. Una vicenda che solleva interrogativi profondi sulla sicurezza delle procedure mediche, sulla comunicazione tra strutture ospedaliere e sulla gestione di casi clinici di estrema complessità.
