Bnei Brak, Israele – Un episodio di grave tensione ha scosso la città a maggioranza ultraortodossa di Bnei Brak, vicino a Tel Aviv, dove due soldatesse delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) sono state accerchiate e inseguite da una folla inferocita di residenti haredi. L’incidente, scatenato dalla falsa notizia diffusa tramite social media che le militari stessero consegnando ordini di arruolamento, ha riacceso i riflettori su una delle fratture più profonde della società israeliana: la coscrizione obbligatoria per gli ebrei ultraortodossi.

La dinamica dell’aggressione

Secondo le ricostruzioni, le due soldatesse, appartenenti alla Polizia Militare, si trovavano a Bnei Brak per notificare avvisi di leva. Un messaggio, rapidamente diventato virale all’interno della comunità, ha però erroneamente affermato che stessero per consegnare ordini di arruolamento a una famiglia del quartiere, innescando la reazione violenta. In breve tempo, un nutrito gruppo di uomini ha circondato le due militari, insultandole e tentando di aggredirle. La situazione è degenerata rapidamente, costringendo l’intervento della polizia per evacuare le soldatesse e metterle in salvo.

Durante i disordini, i manifestanti hanno lanciato bidoni della spazzatura, ribaltato un’auto di servizio della polizia e dato fuoco a una motocicletta di un agente. Le forze dell’ordine hanno proceduto all’arresto di 22 persone coinvolte negli scontri. Tuttavia, la maggior parte dei fermati è stata successivamente rilasciata, con solo due persone poste agli arresti domiciliari e quattro deferite al tribunale dei minori.

Reazioni istituzionali e politiche

L’episodio ha suscitato una ferma condanna da parte delle più alte cariche dello Stato e delle forze armate. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha definito l’accaduto “un fatto grave e inaccettabile”, sottolineando che i responsabili sono “una minoranza estremista che non rappresenta l’intera società haredi”. Netanyahu ha ribadito che non sarà tollerata alcuna forma di anarchia o violenza contro il personale delle IDF e delle forze di sicurezza.

Anche il Capo di Stato Maggiore delle IDF, Eyal Zamir, ha condannato con forza l’attacco, definendolo “un grave superamento di una linea rossa” e auspicando che gli aggressori vengano perseguiti con fermezza. Sulla stessa linea si sono espressi il Ministro della Difesa Israel Katz e il capo della polizia Danny Levy, che ha parlato di “rivolte sfrenate che hanno superato ogni limite”.

Critiche sono arrivate anche dall’opposizione. Il leader del partito Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman, ha parlato di “disgrazia nazionale”, mentre l’ex Primo Ministro Naftali Bennett ha affermato che è stata “superata una linea rossa brillante”.

Significativa anche la presa di posizione di importanti figure religiose, come il rabbino capo sefardita Yitzhak Yosef, che ha condannato il gesto, affermando che “le vie della Torah di Israele sono vie di piacevolezza e tutti i suoi sentieri sono di pace” e che simili comportamenti devono essere denunciati ed espulsi dalla comunità.

Il contesto: l’esenzione dalla leva per gli ultraortodossi

L’incidente di Bnei Brak non è un caso isolato, ma si inserisce nel contesto di un dibattito decennale e molto acceso in Israele. La questione dell’esenzione dal servizio militare per gli studenti delle yeshivot (le scuole religiose ebraiche) risale alla fondazione dello Stato nel 1948. All’epoca, si trattava di una piccola minoranza, ma oggi gli haredim rappresentano una fetta significativa e in rapida crescita della popolazione israeliana.

La legge israeliana prevede la leva obbligatoria per quasi tutti i cittadini ebrei, ma una normativa ha storicamente permesso agli uomini ultraortodossi dediti a tempo pieno allo studio dei testi sacri di ottenere un’esenzione. Questa disparità è fonte di profonde divisioni sociali e politiche. Molti israeliani laici e religiosi sionisti vedono questa esenzione come un privilegio ingiusto che grava sulle spalle del resto della società, specialmente in un contesto di perenne tensione e conflitto.

Recentemente, la Corte Suprema israeliana è intervenuta sulla questione. Con una sentenza storica del giugno 2024, ha stabilito l’incostituzionalità delle esenzioni di massa e del relativo sostegno finanziario, ordinando al governo di iniziare ad arruolare gli uomini haredi. Questa decisione ha ulteriormente inasprito le tensioni, portando a numerose proteste da parte delle comunità ultraortodosse, che temono che il servizio militare possa compromettere il loro stile di vita devoto e isolato.

Gli haredim sostengono che la preghiera e lo studio della Torah siano fondamentali per la protezione di Israele e del popolo ebraico, un contributo che considerano equivalente, se non superiore, al servizio militare. Temono inoltre che il contatto con la società secolare e la presenza femminile nell’esercito possano “profanare” i loro giovani.

Un dibattito sul coordinamento e le responsabilità

In seguito all’aggressione, è emerso anche un dibattito interno tra le forze di sicurezza. Il comandante del distretto di Tel Aviv ha osservato che le due soldatesse non avevano coordinato in anticipo il loro ingresso a Bnei Brak con la polizia locale. Questo ha sollevato interrogativi sulla gestione dell’operazione e sulla responsabilità della sicurezza del personale militare in aree note per essere particolarmente sensibili a queste tematiche.

Di atlante

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