Si avvicina l’ultimo atto di una vicenda giudiziaria che ha profondamente segnato la cronaca nazionale. È stato fissato per il prossimo 8 aprile il processo davanti alla Corte di Cassazione per Alessandro Impagnatiello, l’ex barman già condannato in due gradi di giudizio alla pena dell’ergastolo per l’omicidio della sua fidanzata, Giulia Tramontano. La giovane, di 29 anni e incinta al settimo mese del loro figlio Thiago, fu brutalmente uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023 nel loro appartamento di Senago, in provincia di Milano. Un crimine efferato che ha sollevato un’ondata di indignazione e riacceso il dibattito sulla violenza di genere e il femminicidio nel nostro Paese.
Il fulcro del processo: la premeditazione
Il nodo centrale che i giudici della Suprema Corte saranno chiamati a sciogliere riguarda l’aggravante della premeditazione. Se in primo grado i giudici avevano riconosciuto la pianificazione del delitto, la Corte d’Assise d’Appello di Milano, pur confermando la condanna all’ergastolo, ha escluso questa specifica aggravante lo scorso giugno. Una decisione che ha parzialmente modificato l’impianto accusatorio e che ora sarà oggetto di un attento esame in Cassazione.
Secondo l’accusa, sostenuta dalla Procura Generale di Milano, Impagnatiello avrebbe pianificato l’omicidio per almeno sei mesi. A sostegno di questa tesi, vi sarebbero le ricerche online effettuate dall’imputato fin dal dicembre 2022 su come somministrare veleno per topi, sostanza che avrebbe poi dato alla compagna a sua insaputa. Per la pubblica accusa, queste azioni dimostrano una chiara e persistente volontà omicida.
Di parere opposto è stata la Corte d’Appello, secondo cui l’intento di Impagnatiello non era quello di uccidere Giulia, ma di provocare un aborto per eliminare quello che lui considerava un “problema”: il figlio che stava per nascere. I giudici di secondo grado hanno ritenuto che non vi fossero prove sufficienti per “retrodatare” il proposito omicida, definendo l’idea di una pianificazione così lunga come una “ipotesi congetturale”.
La ricostruzione di un dramma
L’omicidio di Giulia Tramontano è avvenuto la sera del 27 maggio 2023, al culmine di una giornata drammatica. Giulia aveva da poco scoperto la doppia vita di Impagnatiello, che intratteneva una relazione parallela con una collega. Proprio quel giorno, le due donne si erano incontrate, smascherando il castello di bugie costruito dall’uomo. Rientrata a casa, dopo una lite, Giulia è stata colpita a morte. Impagnatiello, dopo il delitto, ha tentato di bruciare il corpo per due volte e ne ha poi occultato il cadavere in un’intercapedine vicino a dei box, non lontano dalla loro abitazione. Fu lui stesso a denunciare la scomparsa della compagna il giorno successivo, tentando di depistare le indagini prima di crollare e confessare il crimine il primo giugno 2023.
Le altre aggravanti e il percorso negato della giustizia riparativa
Nonostante l’esclusione della premeditazione in appello, la condanna all’ergastolo è stata confermata sulla base di altre aggravanti, tra cui la crudeltà e il legame affettivo (la convivenza). La Corte d’Appello ha descritto l’azione di Impagnatiello come mossa da una “furia rabbiosa”, infliggendo sofferenze che andavano oltre la semplice intenzione di uccidere.
Un altro aspetto significativo della vicenda processuale è stato il rigetto dell’istanza di accesso alla giustizia riparativa, avanzata dalla difesa dell’imputato. I giudici hanno respinto la richiesta, sottolineando come Impagnatiello non avesse ancora intrapreso un percorso di reale rielaborazione critica del movente e degli impulsi che lo hanno portato a commettere l’omicidio. La Corte ha ritenuto “insussistenti” i presupposti per la concessione di tale istituto, evidenziando la mancanza di una “rivisitazione” e “autocensura” da parte del condannato. Anche la famiglia Tramontano si è sempre dichiarata indisponibile a qualsiasi forma di dialogo riparativo.
L’attesa per la sentenza definitiva
L’udienza dell’8 aprile rappresenta dunque un momento decisivo. La decisione della Cassazione sulla premeditazione non solo definirà la pena in modo irrevocabile, ma avrà anche un forte valore simbolico. Un caso, quello di Giulia Tramontano e del suo piccolo Thiago, che continua a scuotere le coscienze e a richiamare l’urgenza di una riflessione collettiva sulla violenza contro le donne, un fenomeno culturale e sociale che richiede risposte complesse e un impegno costante da parte di tutta la società.
