Una giornata di dolore, rabbia e tensione ha segnato l’ultimo capitolo della tragica vicenda del “Constellation”, il discobar di Crans-Montana teatro della strage di Capodanno in cui hanno perso la vita 41 persone e 115 sono rimaste ferite. I proprietari del locale, Jacques e Jessica Moretti, sono stati accolti da urla, spintoni e accuse da parte di un gruppo di familiari delle vittime al loro arrivo al campus universitario di Sion per l’interrogatorio di Jessica. Un’escalation di rabbia che ha trasformato un tentativo di riappacificazione in un drammatico confronto, evidenziando la profonda ferita ancora aperta in una comunità sconvolta.
L’Aggressione e la Disperazione dei Familiari
Poco prima delle nove del mattino, l’atmosfera all’esterno del campus universitario si è fatta incandescente. Nonostante un iniziale tentativo di dialogo il giorno precedente con una madre, il clima è radicalmente cambiato. Un presidio di familiari, organizzato da Michel Pidoux, padre di una delle giovani vittime, attendeva i coniugi Moretti. L’incontro, inizialmente evitato dai legali della coppia che avevano previsto un ingresso dai sotterranei, è stato poi voluto dagli stessi Moretti, secondo quanto dichiarato dall’avvocato Nicola Meier. Tuttavia, la situazione è rapidamente degenerata. “Siete la mafia, avete pagato 200 mila franchi ed è finita!“, ha gridato Gulcin Kaya, madre di Taylan, una delle vittime. La risposta di Jacques Moretti, “No, non c’è mafia, sono un lavoratore“, non è bastata a placare gli animi. “Dov’è mio figlio? Come dormite? Come mangiate? Come respirate?“, ha incalzato la donna, incarnando la disperazione di tutti i presenti. Tra spintoni e insulti, l’unico agente di polizia presente ha faticato a contenere la folla inferocita.
Jessica Moretti, visibilmente scossa, è scoppiata in lacrime ripetendo “Mi dispiace, mi dispiace“, mentre cercava di farsi strada. L’avvocato Meier ha parlato di “straripamento di tipo fisico” e di una vera e propria aggressione, denunciando anche di aver subito lui stesso uno strattonamento. L’episodio ha inevitabilmente condizionato il clima della successiva maxi-udienza, alla presenza di quasi 50 avvocati e una decina di familiari, tanto da richiedere l’intervento della procuratrice generale aggiunta del Cantone Vallese, Catherine Seppey, per richiamare alla calma.
L’Interrogatorio e le Falle nella Sicurezza
All’interno dell’aula, la tensione è rimasta palpabile. Jessica Moretti, per la prima volta interrogata in qualità di imputata, ha dovuto rispondere per ore alle domande degli inquirenti e degli avvocati delle parti civili. Durante l’interrogatorio, sono emerse ammissioni significative riguardo le carenze nella sicurezza del “Constellation”. La proprietaria ha confessato che nel locale “non sono mai state fatte prove di evacuazione perché nessuno ci ha mai detto che dovevamo farle“. Una dichiarazione che aggrava la posizione dei gestori, accusati di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo.
Altre incongruenze sono emerse riguardo al personale di sicurezza presente la notte della tragedia. Jessica Moretti ha sostenuto la presenza di due buttafuori, ma la documentazione in mano alla procura ne attesta solo uno, sollevando dubbi sulla gestione dei controlli all’ingresso. La difesa dei Moretti sembra orientata a sostenere che anche loro siano stati vittime, ignari della pericolosità dei pannelli fonoassorbenti infiammabili che rivestivano il soffitto e che, secondo le prime indagini, avrebbero preso fuoco a causa di candele pirotecniche utilizzate per festeggiare.
Le Indagini Proseguono: Nuovi Sviluppi e Responsabilità
L’inchiesta sulla strage di Capodanno, che conta 263 parti civili, non si ferma ai soli proprietari. Recentemente è stato iscritto nel registro degli indagati anche un ex responsabile della sicurezza del Comune di Crans-Montana, allargando il cerchio delle possibili responsabilità. L’indagine si concentra sull’analisi dei documenti relativi ai controlli, sulla conformità dei lavori eseguiti nel locale e sul rispetto delle norme antincendio. Le immagini scattate dopo il rogo mostrano un ambiente completamente carbonizzato e un chiavistello che bloccava un’uscita di servizio, dettaglio agghiacciante che conferma le testimonianze sulla difficoltà di fuga.
Nelle prossime settimane, l’inchiesta proseguirà con gli interrogatori di figure chiave, tra cui il capo dei pompieri di Crans-Montana, David Vocat, e il buttafuori in servizio la notte della tragedia. L’obiettivo è fare piena luce su una notte che ha spezzato decine di giovani vite e gettato un’ombra indelebile sulla comunità.
