L’AQUILA – Si chiude un capitolo, ma non si spegne la speranza nella vicenda di Karol Brożek, il 44enne escursionista polacco svanito nel nulla sul Gran Sasso nel novembre del 2025. Il camper che lo aveva accompagnato fino all’altopiano di Campo Imperatore, punto di partenza della sua ultima, fatale escursione, ha fatto ritorno in Polonia. Il mezzo è stato riconsegnato alla società di noleggio “The Campers – kampery Wrocław” a Breslavia, dove i familiari hanno potuto visionarlo e recuperare gli effetti personali del loro caro.
A comunicarlo è stata la sorella di Karol, con un toccante messaggio diffuso attraverso il gruppo Facebook creato per coordinare le informazioni e sostenere le ricerche. Nelle sue parole, un profondo ringraziamento alla società di autonoleggio per il supporto dimostrato in questi mesi difficili e, soprattutto, la ferma determinazione a non arrendersi. La famiglia, infatti, ha annunciato l’intenzione di tornare in Abruzzo non appena la primavera scioglierà la spessa coltre di neve che ancora avvolge le vette, per intraprendere nuove ricerche in forma privata.
Una scomparsa avvolta nel mistero di neve e nebbia
La scomparsa di Karol Brożek risale al 19 novembre 2025, quando una telecamera lo riprese per l’ultima volta mentre si allontanava dal suo camper, parcheggiato nel piazzale di Campo Imperatore, in compagnia dei suoi due cani, per dirigersi verso il sentiero che conduce al Rifugio Duca degli Abruzzi. Da quel momento, di lui si sono perse completamente le tracce. L’allarme, scattato alcuni giorni dopo, quando il camper è stato notato, immobile e coperto dalla neve, ha dato il via a un’imponente macchina dei soccorsi.
Per settimane, le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco, coordinate dalla Prefettura dell’Aquila, hanno battuto palmo a palmo l’area, sfidando condizioni meteorologiche proibitive. Sorvoli in elicottero, unità cinofile e perlustrazioni a terra si sono scontrati con il gelo, il vento e il costante rischio di valanghe, in un ambiente montano reso ancora più ostile dall’inverno incipiente. Nonostante gli sforzi profusi e gli oltre 2.000 km percorsi da droni ed elicotteri, le ricerche ufficiali non hanno purtroppo dato l’esito sperato.
Il ritrovamento di Pirat: un barlume di speranza
A riaccendere le speranze, a circa un mese dalla scomparsa, è stato il ritrovamento di Pirat, uno dei due cani di Karol. L’animale è stato individuato nei pressi della seggiovia delle Fontari, denutrito e stremato ma vivo. Un piccolo miracolo che ha dato nuovo vigore ai familiari e ai soccorritori. La sopravvivenza del cane, dopo così tanti giorni in condizioni estreme, ha lasciato ipotizzare che Karol potesse aver trovato un riparo. Pirat, dopo essere stato curato, è stato anche riportato sui luoghi della scomparsa, nella speranza che il suo fiuto potesse fornire indicazioni utili, un tentativo che purtroppo non ha prodotto risultati concreti.
La sorella di Karol, Diana, giunta in Abruzzo per seguire da vicino le operazioni, ha vissuto giorni di angoscia e speranza, supportata anche dall’associazione Penelope, che offre sostegno ai parenti delle persone scomparse. Durante la sua permanenza, è stato anche analizzato un computer portatile ritrovato nel camper, nella speranza di ricavare informazioni sugli ultimi spostamenti del fratello.
La mobilitazione e il futuro delle ricerche
La vicenda ha avuto un’ampia eco mediatica, anche grazie all’appello lanciato dalla sorella durante la trasmissione “Chi l’ha visto”. Si è creata una vasta comunità online a supporto della famiglia, che ha persino sollecitato un intervento dell’Ambasciata polacca a Roma per intensificare gli sforzi. Ora, con l’inverno che volge al termine, la famiglia si prepara a una nuova fase. Le ricerche private primaverili rappresentano l’ultimo, tenace tentativo di trovare una risposta, di colmare un vuoto che dura da troppi mesi. La montagna, che in autunno ha inghiottito Karol, potrebbe con il disgelo restituire la verità, qualunque essa sia.
