Il dibattito sul referendum per la riforma della giustizia si infiamma, trasformandosi in un vero e proprio campo di battaglia verbale tra politica e magistratura. A gettare benzina sul fuoco sono state le recenti dichiarazioni del Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, che hanno scatenato una bufera di reazioni, culminata con l’attacco frontale del ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo.
Le parole di Gratteri che hanno scatenato la polemica
Il casus belli risiede in un’intervista in cui il procuratore Gratteri ha espresso la sua posizione nettamente contraria alla riforma, associando il fronte del “Sì” a specifiche categorie. Secondo quanto riportato da diverse testate, Gratteri avrebbe affermato che “per il ‘No’ voteranno le persone perbene”, mentre “voteranno per il ‘Sì’, ovviamente, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Queste parole, definite “choc” da molti, hanno immediatamente acceso la miccia dello scontro politico. Il magistrato ha inoltre argomentato che la riforma andrebbe a favorire gli imputati ricchi a discapito di quelli meno abbienti, che non potrebbero permettersi costose indagini difensive.
La durissima replica del Ministro Zangrillo
La risposta del mondo politico non si è fatta attendere, ma è stata quella del ministro Paolo Zangrillo a colpire con particolare durezza. A margine dell’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Torino, il ministro ha definito “scioccante” e “vergognoso” quanto dichiarato dal magistrato. “È successa una cosa abbastanza scioccante: il magistrato Gratteri sostanzialmente ha dichiarato che le persone che не la pensano come lui sono moralmente inferiori”, ha affermato Zangrillo.
Il ministro ha poi spostato il focus della questione dal merito del referendum all’adeguatezza del procuratore a ricoprire il suo incarico: “Io credo che qui non ci sia un tema di referendum sì o no, ma ci sia un problema di idoneità di un magistrato a ricoprire quel ruolo“. Secondo Zangrillo, il primo requisito per un magistrato dovrebbe essere l’equilibrio, mostrandosi “molto preoccupato che ci siano persone che arrivano a certe dichiarazioni”. Con una nota sarcastica, il ministro ha concluso ringraziando Gratteri per aver fornito “a gratis il più bello spot per il sì”.
Un coro di reazioni dal mondo politico e istituzionale
Le parole di Zangrillo si inseriscono in un coro di critiche bipartisan levatosi contro il procuratore di Napoli. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si è detto “sconcertato” e ha provocatoriamente sollevato la questione dei test psico-attitudinali non solo all’inizio, ma anche alla fine della carriera dei magistrati. Anche i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani hanno usato toni durissimi, con il primo che ha minacciato una denuncia e il secondo che ha parlato di “un attacco alla libertà e alla democrazia che offende milioni di italiani”. Critiche sono arrivate anche dai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa.
Persino dal fronte del “No” si sono levate voci critiche, come quella di Giovanni Bachelet, presidente del Comitato società civile per il No, che ha definito il commento di Gratteri “offensivo per gli elettori, sbagliato” e controproducente.
La difesa di Gratteri e il dibattito che non si placa
Di fronte alla tempesta mediatica e politica, Nicola Gratteri ha successivamente precisato la sua posizione, sostenendo che le sue frasi siano state travisate e strumentalizzate per alzare il livello dello scontro. “Non ho mai detto che i cittadini che voteranno Sì sono tutti appartenenti a centri di potere o a malavita e massoneria. Chi lo ripete è in malafede”, ha dichiarato, rivendicando comunque la sua libertà di parola e la sua battaglia per il “No”. Nonostante la precisazione, la polemica non accenna a placarsi, con il caso che è approdato anche al CSM e la Cassazione che valuterà eventuali provvedimenti disciplinari. La vicenda ha inoltre innescato una reazione interna alla magistratura, con 51 magistrati che si sono pubblicamente schierati per il “Sì”, criticando il silenzio dell’ANM e scusandosi con i cittadini.
Questo scontro evidenzia una profonda frattura e un’alta tensione tra poteri dello Stato, in un momento cruciale per il futuro della giustizia in Italia. Le parole, affilate come lame, continuano a infiammare un dibattito pubblico già rovente, il cui esito finale sarà deciso dai cittadini nelle urne il 22 e 23 marzo.
