Monaco di Baviera – “We need to talk”, “Dobbiamo parlare, è più urgente che mai”. Con queste parole dirette e cariche di preoccupazione, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha inaugurato la 62esima edizione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco (MSC), uno dei più importanti forum globali dedicati alla politica internazionale. Il suo discorso, tenuto di fronte a una platea di quasi 50 capi di Stato e di governo e centinaia di leader mondiali, ha tracciato un quadro a tinte fosche dello scenario attuale, culminato in una dichiarazione lapidaria: “L’ordine di sicurezza mondiale del dopoguerra, per quanto imperfetto fosse anche nei suoi momenti migliori, non esiste più”.
“Under Destruction”: la fine di un’era
Facendo eco al motto della conferenza di quest’anno, “Under destruction”, Merz ha sottolineato come da anni l’assise di Monaco sia pervasa da “un umore segnato da tensioni e conflitti in aumento nel mondo”. Questa sensazione diffusa, secondo il cancelliere, è ora una realtà conclamata. L’invasione russa dell’Ucraina, quattro anni fa, ha segnato l’ingresso in una “nuova fase di conflitti aperti” che hanno accelerato trasformazioni geopolitiche profonde e imprevedibili. Citando il filosofo Peter Sloterdijk, Merz ha affermato che l’Europa ha concluso la sua lunga “pausa dalla storia mondiale”, ritrovandosi proiettata in un’epoca nuovamente dominata dalla politica di potenza.
Questa nuova realtà, ha spiegato, è caratterizzata da una competizione più dura tra le potenze globali, dove risorse, tecnologie e catene di approvvigionamento sono diventate “strumenti di influenza” e di potere. In questo contesto, ha avvertito il leader tedesco, “la nostra libertà non è più semplicemente scontata, è minacciata”. Difenderla richiederà “fermezza, volontà e disponibilità al cambiamento e anche ai sacrifici”.
Una frattura transatlantica
Un passaggio cruciale e particolarmente schietto del discorso di Merz ha riguardato lo stato delle relazioni transatlantiche. “Lasciatemi iniziare con la scomoda verità: tra l’Europa e gli Usa si è aperto un divario”, ha dichiarato, facendo esplicito riferimento a quanto affermato l’anno precedente, sullo stesso palco, dal vicepresidente statunitense J. D. Vance. “Aveva ragione”, ha ammesso Merz, segnando un momento di rottura rispetto al passato.
Tuttavia, il cancelliere ha voluto precisare le ragioni di questa frattura, distanziandosi nettamente dall’amministrazione americana. “La lotta culturale del movimento MAGA non è la nostra”, ha affermato con forza, elencando una serie di differenze fondamentali:
- Libertà di espressione: “Da noi la libertà di parola finisce quando questa si rivolge contro la dignità umana e la Costituzione”.
- Economia: “Noi non crediamo nei dazi doganali e nel protezionismo, ma nel libero scambio”.
- Cooperazione globale: “Restiamo fedeli agli accordi sul clima e all’Oms perché convinti che solo insieme potremo risolvere le sfide globali”.
Pur riconoscendo la crisi, Merz non ha chiuso la porta al dialogo, anzi. Ha lanciato un appello a “riparare e ravvivare insieme la fiducia transatlantica”, sottolineando che in un’era di rivalità tra grandi potenze, “nemmeno gli Stati Uniti saranno abbastanza potenti da poter agire da soli”. La NATO, ha ribadito, resta l’alleanza più forte di tutti i tempi, un vantaggio competitivo tanto per l’Europa quanto per gli Stati Uniti.
L’appello per una sovranità europea
Di fronte a questo scenario di disordine globale e di relazioni incerte con l’alleato storico, la risposta, secondo Merz, deve venire dall’Europa stessa. “Un’Europa sovrana è la nostra migliore risposta ai tempi nuovi”, ha dichiarato, indicando come “compito più importante” quello di “unire e rafforzare l’Europa”.
Il cancelliere ha messo in guardia contro le “fantasticherie egemoniche”, ribadendo che la Germania non agirà mai da sola, una “lezione permanente” imparata dalla propria storia. La leadership tedesca, ha precisato, sarà sempre basata sul partenariato. Ha inoltre rivelato di aver già avviato colloqui con il presidente francese Emmanuel Macron riguardo alla “deterrenza nucleare europea”, un percorso da integrare pienamente nel quadro della NATO.
Merz ha anche evidenziato una palese discrepanza tra il potenziale economico dell’Europa e la sua attuale forza geopolitica. “Il prodotto interno lordo della Russia ammonta a circa duemila miliardi di euro. Quello dell’Unione Europea è quasi dieci volte superiore. Eppure l’Europa oggi non è dieci volte più forte della Russia”, ha osservato, esortando a sfruttare meglio l’enorme potenziale militare, politico, economico e tecnologico del continente.
L’obiettivo è trasformare l’Europa in un “vero global player”, capace di definire una propria strategia di sicurezza e di ampliare le sue relazioni internazionali oltre l’asse euro-atlantico, costruendo rapporti pragmatici con potenze come Canada, Giappone, India e Brasile.
Un mondo in cerca di un nuovo equilibrio
Il discorso di Friedrich Merz alla Conferenza di Monaco non è stato solo un’analisi, ma un vero e proprio manifesto politico. Ha segnato la presa d’atto, al più alto livello, della fine di un’architettura internazionale che ha garantito, pur con tutti i suoi limiti, un certo grado di stabilità per decenni. Le sue parole aprono una fase di profonda incertezza, ma indicano anche una via: quella di un’Europa che deve necessariamente trovare in sé stessa la forza e la coesione per navigare in un mondo più complesso e pericoloso, ridefinendo il proprio ruolo e le proprie alleanze per difendere la libertà e la prosperità dei suoi cittadini.
