La base militare italiana di Camp Singara, situata a Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata oggetto di un attacco nella notte tra l’11 e il 12 marzo. Un drone di tipo “shahed” ha colpito la base, causando danni materiali ma, fortunatamente, nessun ferito tra il personale militare italiano presente. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha definito l’attacco “assolutamente deliberato”, sottolineando che la base ospita forze della NATO ed è anche utilizzata dagli americani.
La dinamica dell’attacco e le reazioni immediate
Secondo le prime ricostruzioni, l’attacco è avvenuto intorno alle 23:10 ora locale. L’allarme per una minaccia aerea era già scattato intorno alle 20:30, consentendo al personale militare di mettersi in sicurezza nei bunker. Il drone avrebbe colpito un mezzo militare, provocando un incendio e danni alle infrastrutture. Nonostante la violenza dell’impatto, tutti i 141 militari italiani presenti sono rimasti illesi. Immediata la solidarietà da parte delle più alte cariche dello Stato, con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani che hanno espresso vicinanza e gratitudine ai militari per il loro servizio. Tajani ha inoltre condannato fermamente l’attacco, assicurando che il governo è al lavoro per accertare le responsabilità.
Il piano di rientro del contingente italiano
In risposta alla crescente instabilità nella regione, il Ministero della Difesa aveva già avviato una riduzione del contingente. Il Ministro Crosetto ha specificato che “abbiamo già fatto rientrare 102 persone in Italia da quella missione, ne abbiamo spostate una quarantina in Giordania”. Per i restanti 141 militari, era già in programmazione un piano di rientro. Le operazioni di evacuazione si presentano complesse, poiché non è possibile utilizzare un aereo per motivi di sicurezza. Il rientro avverrà quindi “via terra, probabilmente via Turchia”.
Anche il Ministro degli Esteri Tajani ha confermato la volontà di spostare i militari in tempi rapidi per garantirne la sicurezza, analogamente a quanto avvenuto in Kuwait, dove un’altra base internazionale è stata oggetto di attacchi. L’obiettivo è quello di alleggerire la presenza italiana nelle aree più esposte alle tensioni regionali, una decisione presa a scopo precauzionale.
Il ruolo della base di Erbil e il contesto geopolitico
La base di Camp Singara a Erbil svolge un ruolo cruciale nell’ambito della missione internazionale “Prima Parthica”, avviata per contrastare l’ISIS. I militari italiani sono impegnati principalmente nell’addestramento delle forze di sicurezza curde, i Peshmerga, su richiesta del governo della regione autonoma del Kurdistan. Dal 2014, anno di inizio della missione, sono stati addestrati migliaia di militari locali. La base italiana si trova all’interno di un comprensorio militare più ampio, che ospita anche forze di altri paesi, tra cui gli Stati Uniti. Questo fa sì che l’intera area sia un potenziale bersaglio per le milizie filo-iraniane attive in Iraq, ritenute responsabili dell’attacco.
L’attacco a Erbil si inserisce in un contesto di crescente tensione in Medio Oriente, con un’escalation di attacchi missilistici e con droni in tutta la regione. La situazione nello Stretto di Hormuz e i continui scambi di accuse tra Iran, Israele e Stati Uniti contribuiscono a creare un clima di forte instabilità che ha dirette ripercussioni sulla sicurezza del personale militare e civile internazionale presente nell’area.
Le prospettive future della missione italiana
Nonostante la decisione di ritirare temporaneamente il contingente, al momento non sembra essere presa in considerazione l’ipotesi di un abbandono definitivo della missione. L’Italia, che dal maggio 2022 ha assunto il comando della Missione NATO in Iraq (NMI), continua a ritenere fondamentale il proprio contributo per la stabilizzazione della regione e per prevenire il ritorno di Daesh. Le prossime settimane saranno decisive per valutare l’evoluzione della situazione e per definire le modalità di un eventuale futuro ripiegamento delle forze italiane, sempre mettendo al primo posto la sicurezza del personale.
