Monaco di Baviera – In un momento storico di profonda incertezza, segnato dal quarto anniversario imminente del conflitto in Ucraina e dalle complesse dinamiche discusse alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, quattro figure di spicco della Chiesa cattolica europea hanno unito le loro voci. Il cardinale italiano Matteo Zuppi, presidente della CEI, il cardinale francese Jean-Marc Aveline, l’arcivescovo tedesco Georg Baetzing e l’arcivescovo polacco Tadeusz Wojda, presidenti delle rispettive Conferenze Episcopali, hanno firmato un appello congiunto dal titolo emblematico: “Cristiani per l’Europa. La forza della speranza”. Un documento che non è solo una dichiarazione di intenti, ma un vero e proprio manifesto per un’Europa chiamata a riscoprire la sua vocazione più autentica.
Un Appello Contro la Rassegnazione in un Mondo Lacerato
“Viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza. Molti nostri concittadini sono angosciati e disorientati. L’ordine internazionale è minacciato”. Con queste parole incisive, i presuli descrivono lo scenario attuale, un contesto in cui l’Europa, secondo loro, deve giocare un ruolo indispensabile per il “bene comune” globale. L’appello, diffuso il 13 febbraio 2026, si configura come una risposta diretta all’invito del Papa a essere “pellegrini di speranza”, un faro in un’epoca di smarrimento.
Il messaggio centrale è un monito contro la riduzione del progetto europeo a una mera unione economica e finanziaria. “L’Europa non può essere ridotta a un mercato economico e finanziario, pena il tradimento della visione iniziale dei suoi padri fondatori”, scandiscono i quattro leader religiosi. Questa visione, avvertono, porterebbe a tradire lo spirito originario di figure come Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi. I padri fondatori, ispirati dalla loro fede cristiana, non erano “ingenui sognatori”, ma architetti di un progetto di pace e solidarietà nato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale.
La Minaccia del Nazionalismo e il Richiamo ai Valori Fondanti
Un passaggio cruciale del documento è dedicato alla condanna del nazionalismo esacerbato. Citando De Gasperi, i vescovi lo definiscono una “forma di idolatria” che “colloca la nazione al posto di Dio e contro l’umanità”. Sottolineano con forza che “l’Europa unita non è nata contro le patrie, ma contro i nazionalismi che le hanno distrutte”. Questo richiamo assume un significato particolare nel contesto attuale, caratterizzato dalla recrudescenza di movimenti euroscettici e da una guerra alle porte del continente che ha, tuttavia, paradossalmente riavvicinato gli europei.
I firmatari esortano l’Europa a rifiutare “le logiche esclusiviste dell’isolazionismo e della violenza”, optando per la risoluzione sovranazionale dei conflitti e per la ricerca di alleanze fondate su un’autentica solidarietà tra i popoli. Il dialogo, anche nei momenti di conflitto più acuto, deve rimanere uno strumento privilegiato per perseguire la riconciliazione e la pace.
Il Ruolo dei Cristiani e la Speranza per il Futuro
L’appello si rivolge in modo specifico ai cristiani d’Europa, invitandoli a un impegno deciso per il futuro del continente, con la stessa “viva consapevolezza dei padri fondatori”. La fede, secondo i presuli, non può essere relegata alla sfera privata, ma deve tradursi in servizio alla società e in un impegno politico vissuto come forma di carità. L’annuncio del Vangelo, oggi più che mai, significa “andare incontro alle ferite dell’uomo”.
In un continente sempre più pluralistico e culturalmente diversificato, i cristiani, anche se in minoranza, sono chiamati a essere testimoni di speranza. “Il mondo ha bisogno dell’Europa”, concludono i vescovi, e l’urgenza è quella di costruire un’Europa più umana, solidale e capace di essere un autentico faro di pace per il mondo intero.
Questo appello si inserisce in un contesto più ampio di preoccupazione della Chiesa per la pace, in particolare in Ucraina e in Medio Oriente, come testimoniato da precedenti dichiarazioni e iniziative diplomatiche, tra cui le missioni del Cardinale Zuppi. La concomitanza con la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco (MSC), il più grande raduno mondiale sulla politica di sicurezza internazionale, amplifica la risonanza di questo messaggio, che invita a un dialogo che vada oltre le strategie militari e le alleanze geopolitiche, per toccare l’anima stessa del progetto europeo.
