WASHINGTON D.C. – In un mondo sempre più dipendente dalle tecnologie avanzate, dalla transizione energetica e dalla digitalizzazione, la corsa per assicurarsi le materie prime necessarie è diventata una delle principali arene di confronto geopolitico. In questo scenario, gli Stati Uniti hanno identificato nel Brasile un partner “essenziale” per costruire una catena di approvvigionamento di minerali critici e terre rare resiliente e alternativa a quella cinese. Lo ha dichiarato Caleb Orr, assistente segretario di Stato per gli affari economici, energetici e imprenditoriali, delineando una strategia che mira a potenziare l’estrazione e, soprattutto, la lavorazione di questi materiali strategici direttamente in territorio brasiliano.
L’obiettivo di Washington è chiaro: diversificare le fonti di approvvigionamento per ridurre quelle che vengono definite “vulnerabilità strategiche” derivanti dall’attuale quasi-monopolio della Cina. Pechino, infatti, controlla circa il 70% dell’estrazione mondiale di terre rare e quasi il 90% della loro raffinazione, un collo di bottiglia che conferisce al gigante asiatico un’enorme leva economica e politica. Questa partnership tra USA e Brasile non è quindi solo una questione commerciale, ma si inserisce in una più ampia strategia di sicurezza nazionale e di riequilibrio degli assetti globali.
Il Tesoro Nascosto del Brasile
Il Brasile è una vera e propria superpotenza mineraria, con un potenziale in gran parte ancora non sfruttato. Il paese sudamericano possiede le seconde riserve mondiali di terre rare (circa 21 milioni di tonnellate, contro le 44 della Cina) e posizioni di vertice per altri minerali fondamentali per la transizione verde e digitale. Tra questi spiccano:
- Niobio: il Brasile detiene circa il 94% delle riserve mondiali ed è il maggior produttore. Questo metallo è cruciale per la produzione di superleghe utilizzate in aeronautica e in tecnologie avanzate per le batterie.
- Grafite: possiede il 22% delle riserve globali, un componente chiave per gli anodi delle batterie agli ioni di litio.
- Nickel: con il 16% delle riserve mondiali, è un altro elemento indispensabile per le batterie dei veicoli elettrici.
- Litio: sebbene la produzione sia recente, il Brasile è diventato rapidamente il quinto esportatore mondiale nel 2023, con proiezioni di crescita esponenziali.
Nonostante questa ricchezza geologica, la produzione brasiliana di terre rare nel 2024 rappresentava meno dell’1% del totale globale. La sfida, e l’opportunità, risiede nel passare dalla semplice estrazione ed esportazione di materie prime alla creazione di capacità di raffinazione e lavorazione a livello nazionale, aggiungendo valore e integrandosi in modo più strategico nelle catene globali.
La Strategia Americana: Finanziamenti e Cooperazione Tecnica
Per sbloccare questo potenziale, l’amministrazione statunitense si sta muovendo su più fronti, promuovendo attivamente investimenti e cooperazione. La U.S. International Development Finance Corporation (DFC) è in prima linea, avendo già stanziato centinaia di milioni di dollari per sostenere progetti chiave in Brasile.
Due iniziative spiccano in particolare:
- Progetto Serra Verde: Situato nello stato di Goiás, questo progetto ha ricevuto un significativo sostegno finanziario dalla DFC e ha raggiunto la produzione commerciale nel 2024. È l’unica operazione su larga scala al di fuori dell’Asia a produrre i quattro elementi di terre rare critici per i magneti permanenti, essenziali per motori elettrici e turbine eoliche.
- Progetto Aclara: Anch’esso nello stato di Goiás, questo progetto è in fase di sviluppo e punta a entrare in produzione nella seconda metà del 2028, concentrandosi su terre rare pesanti come il disprosio e il terbio, particolarmente critiche e dominate dalla Cina.
Questi investimenti rientrano in iniziative più ampie come la Minerals Security Partnership (MSP), una collaborazione tra 14 paesi e l’Unione Europea che mira a catalizzare il supporto finanziario e diplomatico per progetti strategici lungo l’intera catena del valore dei minerali. L’obiettivo è creare un mercato più trasparente, sostenibile e diversificato, basato su elevati standard ambientali e sociali (ESG).
Le Implicazioni Geopolitiche ed Economiche
La cooperazione tra Stati Uniti e Brasile è una risposta diretta alla crescente assertività della Cina, che non ha esitato a usare il suo dominio sulle terre rare come leva nelle dispute commerciali. Sviluppare un polo di lavorazione in Brasile significa per Washington non solo assicurarsi le forniture, ma anche rafforzare i legami con un partner chiave nell’emisfero occidentale, contrastando l’influenza economica cinese in America Latina.
Per il Brasile, guidato dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva, questa è un’opportunità storica. Il governo brasiliano ha espresso chiaramente di non voler essere un mero fornitore di materie prime, ma di voler partecipare attivamente alla catena del valore. Gli investimenti in impianti di raffinazione potrebbero stimolare l’industrializzazione, creare posti di lavoro qualificati e posizionare il Brasile come leader nella tecnologia verde. Tuttavia, il governo di Brasilia ha anche chiarito di voler mantenere la propria autonomia strategica, evitando accordi di esclusività e rimanendo aperto a partnership con altre nazioni, inclusa l’Unione Europea.
Il cammino, però, non è privo di ostacoli. Il settore minerario brasiliano deve affrontare sfide significative, tra cui una burocrazia complessa, la necessità di migliorare le infrastrutture e l’urgenza di garantire che lo sviluppo avvenga in modo sostenibile, senza compromettere l’ambiente, in particolare l’Amazzonia. Superare queste barriere sarà fondamentale per trasformare il potenziale geologico del Brasile in una solida realtà economica e strategica.
