Addis Abeba – Tredici anni dopo l’ultimo leader europeo, il francese François Hollande, è la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a presentarsi come ospite d’onore all’assemblea dell’Unione Africana. Una visita di due giorni nella capitale etiope che assume un valore strategico e simbolico per la politica estera italiana, incentrata sul rafforzamento del legame con il continente africano attraverso il Piano Mattei. La premier presiederà oggi il secondo vertice Italia-Africa, per poi intervenire sabato davanti ai capi di Stato e di governo dell’UA.

“Un ponte per una crescita comune”

Lo slogan scelto per il vertice, “A bridge for a common growth”, riassume l’ambizione del governo italiano: posizionare l’Italia come “ponte privilegiato” tra l’Europa e un’Africa sempre più centrale nei nuovi equilibri geopolitici. L’obiettivo è duplice: fare un bilancio dei risultati raggiunti a due anni dal lancio del Piano Mattei e definire, in un dialogo paritario con i partner africani, le priorità per il futuro. “Vogliamo scrivere una pagina nuova nella storia delle nostre relazioni, costruire un modello completamente diverso di cooperazione, fondato sulla fiducia e sul rispetto reciproco”, ha dichiarato Meloni aprendo i lavori, sottolineando la volontà di superare approcci “predatori” o “paternalistici”.

Il vertice, che per la prima volta si svolge in terra africana, vedrà la partecipazione di figure di spicco come il presidente della commissione dell’Unione Africana Mohammed Ali Youssouf, il presidente dell’UA e dell’Angola Joao Lourenço, il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali, il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, il presidente della Banca Africana di Sviluppo Sidi Ould Tah e la direttrice esecutiva della Banca Mondiale Anna Bjerde.

Il Piano Mattei: bilanci e prospettive

Lanciato a Roma nel gennaio 2024, il Piano Mattei si propone come una piattaforma aperta e in continua evoluzione. A due anni dalla sua nascita, l’iniziativa ha ampliato il suo raggio d’azione, coinvolgendo direttamente 14 nazioni africane (rispetto alle 9 iniziali) e avviando circa un centinaio di progetti concreti. Secondo dati governativi, nel 2025 sono stati mobilitati circa 1,4 miliardi di euro, destinati a settori cruciali come:

  • Energia e transizione climatica
  • Agricoltura e sicurezza alimentare
  • Risorse idriche e sanità
  • Infrastrutture fisiche e digitali
  • Cultura, istruzione e formazione professionale
  • Sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e dominio spaziale

I progetti spaziano dalla creazione di un centro di formazione “Enrico Mattei” in Algeria, a iniziative di agricoltura rigenerativa e impianti fotovoltaici in Egitto, fino a interventi sul sistema idrico e sanitario in Etiopia, anche nella martoriata regione del Tigray. L’approccio, come sottolineato da fonti diplomatiche, non è più solo italiano ma ha assunto un respiro europeo e internazionale, grazie a sinergie con l’Unione Europea (attraverso il programma Global Gateway), il G7 e le istituzioni finanziarie internazionali.

Un contesto geopolitico in mutamento

La visita di Meloni si inserisce in un contesto profondamente cambiato rispetto al 2013. Se allora la stabilità e la sicurezza erano in cima all’agenda e l’influenza della Cina, grazie a massicci investimenti infrastrutturali, era predominante, oggi lo scenario è più frammentato. L’influenza di Pechino e Mosca, sebbene ancora significativa, non è più egemone. La Russia, in particolare, ha rafforzato la sua presenza attraverso accordi militari e la fornitura di armi, soprattutto nella regione del Sahel. In questo quadro, si registra un aumento delle richieste di collaborazione rivolte all’Italia da parte di Paesi storicamente legati ad altri attori internazionali.

L’approccio italiano, basato su un partenariato “da pari a pari”, si pone in netto contrasto con le “mosse predatorie” di attori esterni, denunciate alla vigilia del summit dal ministro degli Esteri etiope Gedion Timothewos. L’Italia si impegna a sostenere l’Agenda 2063, il piano strategico dell’Unione Africana per trasformare il continente in una potenza globale del futuro, promuovendo sviluppo inclusivo e sostenibile.

Verso una cooperazione rafforzata

Il vertice di Addis Abeba non è un punto di arrivo, ma una tappa fondamentale per verificare l’efficacia del Piano Mattei e rafforzarne la governance. Le organizzazioni non governative italiane, pur pronte a contribuire, chiedono un maggiore coinvolgimento nei processi decisionali e vigilano affinché l’iniziativa non si traduca in una nuova forma di predazione o in un mero incentivo all’internazionalizzazione delle imprese. La sfida sarà quella di tradurre le ambizioni in risultati concreti e duraturi, garantendo che la “crescita comune” non sia solo uno slogan, ma una realtà tangibile per le popolazioni di entrambi i continenti.

Di veritas

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