PALMOLI (CHIETI) – “È arrabbiata, agitata, si sente come in prigione”. Sono queste le parole cariche di preoccupazione con cui la madre di Catherine Birminghan descrive lo stato d’animo della figlia, la “mamma dei bimbi del bosco”, al centro di un caso giudiziario e mediatico che continua a far discutere. La vicenda, che ha avuto inizio con la scelta della coppia anglo-australiana di vivere a contatto con la natura in un casolare a Palmoli, in provincia di Chieti, ha raggiunto un punto critico lo scorso 20 novembre, quando il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale di Catherine e del suo compagno Nathan Trevallion, collocando i loro tre figli in una casa famiglia.

A quasi tre mesi da quel provvedimento, la situazione appare sempre più complessa e dolorosa. La nonna materna e la sorella di Catherine, giunte dall’Australia per sostenere la famiglia, hanno potuto finalmente incontrare i nipoti nella struttura protetta. Il quadro che ne emerge è di profonda sofferenza. “I bambini non sono felici e neanche Catherine lo è”, ha sottolineato la nonna durante una recente intervista televisiva. “Come si può dire a un bambino che non può vedere la mamma quando vuole? Una madre deve esserci sempre, per ascoltarti, guidarti”.

Il percorso giudiziario e le perizie imminenti

Il futuro della famiglia è ora appeso all’esito delle perizie psichiatriche disposte dal tribunale per valutare la capacità genitoriale della coppia. Catherine e Nathan si sono già sottoposti a diverse sedute e la prossima è fissata per venerdì all’Aquila. Successivamente, il 6 e 7 marzo, sarà il turno dei bambini, una bambina di 8 anni e due gemelli di 6. Gli incontri con gli psicologi, al momento previsti all’interno della casa famiglia, sono oggetto di una battaglia legale: i difensori della coppia stanno tentando di convincere i giudici a organizzarli nella villetta, offerta gratuitamente da un imprenditore locale, dove attualmente risiede Nathan. L’obiettivo è quello di creare un ambiente il più sereno e familiare possibile per i piccoli, già profondamente turbati dalla separazione.

La difesa, nel frattempo, è al lavoro per presentare un’ennesima istanza di ricongiungimento, basandosi anche su una perizia della ASL di Lanciano-Vasto-Chieti che avrebbe confermato lo “stato di profondo disagio e sofferenza” dei minori dovuto all’allontanamento dai genitori, con i quali l’interazione risulterebbe “valida”. Anche l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, è intervenuta sulla vicenda, esprimendo preoccupazione per la salute psicologica dei bambini e auspicando che la valutazione della ASL venga tenuta in debita considerazione.

Le tensioni e il contesto familiare

La vicenda ha portato alla luce non solo una scelta di vita radicale, ma anche le complessità delle dinamiche familiari e del rapporto con le istituzioni. La storia della famiglia è emersa all’attenzione dei media e dei servizi sociali dopo un’intossicazione da funghi che nel settembre 2024 aveva portato l’intero nucleo familiare in ospedale. Da allora, si è innescato un meccanismo giudiziario che ha portato alla drastica decisione del tribunale, motivata da una valutazione basata su relazioni e accertamenti tecnici, sanitari e scolastici.

Le relazioni delle educatrici della casa famiglia descrivono una madre, Catherine, come “ostile” e in conflitto, mentre il padre Nathan apparirebbe come una figura più “conciliante”. D’altro canto, i familiari descrivono una madre protettiva e disperata per la lontananza dai figli. “Mia sorella sta proteggendo i suoi figli dal male”, ha dichiarato la zia dei piccoli, escludendo al momento la volontà di chiederne l’affidamento e sottolineando il desiderio della famiglia di rimanere unita in Italia. “Hanno bisogno di stare a casa, e questa è casa loro. I bambini sono disturbati, smarriti e traumatizzati e io sono preoccupata per loro”.

Il caso ha suscitato un acceso dibattito pubblico, dividendo l’opinione tra chi sostiene il diritto dei genitori a educare i figli secondo i propri principi e chi invece ritiene prioritario l’intervento dello Stato a tutela del benessere dei minori. Mentre la battaglia legale prosegue, resta l’immagine di una famiglia spezzata e di tre bambini che, come sottolineato da più parti, stanno vivendo un trauma profondo, in attesa che gli adulti decidano del loro futuro.

Di veritas

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