Roma – Si accende il dibattito pubblico in vista del referendum sulla giustizia con un’iniziativa di forte impatto promossa dai comitati per il “Sì”. Dal 2 al 9 marzo, la Capitale ospiterà una maratona oratoria con l’obiettivo di “mettere a fuoco la parola d’ordine politica della campagna dei prossimi 40 giorni”, come dichiarato da Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato ‘Sì Separa’ della Fondazione Luigi Einaudi. L’evento, in attesa di autorizzazione per svolgersi in Piazza Cavour, di fronte al suggestivo scenario del Palazzo della Corte di Cassazione, vedrà un flusso ininterrotto di interventi dalle 10 alle 18.

Le Ragioni del “Sì” in Piazza

L’intento principale della manifestazione è quello di contrastare quella che i promotori definiscono una “incredibile campagna di mistificazione sulla riforma”. Caiazza ha replicato duramente a chi, come il magistrato Nicola Gratteri, sostiene che la riforma favorirebbe solo i più abbienti, bollando tali affermazioni come “delirio”. L’approccio dei comitati per il “Sì” non vuole essere meramente difensivo, ma propositivo: “Non dobbiamo però solo confutare, ma affermare. Questa riforma rende la giustizia più giusta e rende il giudice più libero”, ha sottolineato Caiazza. L’iniziativa si prefigge di dare voce direttamente ai cittadini, che potranno salire sul palco per esporre le proprie esperienze e le motivazioni a sostegno di un cambiamento ritenuto “indispensabile”. Si vuole così smentire l’idea che si tratti di un evento di partito, ribadendone la natura civica e trasversale.

Un Fronte Compatto per la Riforma

La conferenza stampa di presentazione ha visto la partecipazione di diverse figure chiave del fronte referendario. Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere penali per il sì e dell’Unione delle Camere penali italiane, ha evidenziato la “funzione sociale dell’avvocatura” e l’impegno a “svelare le ragioni del sì entrando nel merito della riforma”. L’obiettivo è quello di superare la polarizzazione politica per concentrarsi sui contenuti tecnici e sui benefici per i cittadini.

Francesca Scopelliti, presidente del Comitato cittadini per il sì e della Fondazione Internazionale per la Giustizia Enzo Tortora, ha lamentato la scarsa visibilità mediatica concessa alle ragioni del “Sì”, in particolare da parte del servizio pubblico radiotelevisivo. Evocando la tragica vicenda di Enzo Tortora, Scopelliti ha ribadito come la separazione delle carriere sia “urgente e non più rinviabile” per prevenire gli errori giudiziari. “Questa è una riforma valida perché evita l’errore giudiziario”, ha affermato, auspicando una maggiore attenzione da parte dei media.

A sostegno dell’iniziativa erano presenti anche esponenti politici, tra cui i parlamentari di Forza Italia Giorgio Mulè, Pierantonio Zanettin, Enrico Costa e Pietro Pittalis, a testimonianza di un supporto che attraversa diverse aree politiche.

I Pilastri della Riforma

Il dibattito referendario si concentra su alcuni punti cardine che, secondo i promotori del “Sì”, sono essenziali per modernizzare il sistema giudiziario italiano. Tra questi spiccano:

  • Separazione delle carriere: La riforma prevede percorsi professionali distinti per giudici e pubblici ministeri fin dall’inizio della loro carriera, con concorsi separati. Questo, secondo i sostenitori, rafforzerebbe la terzietà e l’imparzialità del giudice, creando un equo confronto tra accusa e difesa.
  • Riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM): Per contrastare l’influenza delle correnti e la lottizzazione delle nomine, si propongono due CSM distinti, uno per i giudici e uno per i PM, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Un elemento innovativo sarebbe l’introduzione del sorteggio per la selezione di alcuni componenti, al fine di valorizzare il merito sull’appartenenza.
  • Istituzione dell’Alta Corte disciplinare: La valutazione delle eventuali scorrettezze dei magistrati verrebbe affidata a un nuovo organo, l’Alta Corte, anziché all’attuale CSM, per garantire giudizi più imparziali e seri.

I comitati per il “Sì” respingono le accuse di voler subordinare i pubblici ministeri al potere esecutivo, sottolineando che la loro autonomia e indipendenza rimarrebbero garantite dalla Costituzione. L’obiettivo dichiarato è allineare l’Italia agli standard delle altre democrazie europee, dove la separazione delle carriere è già una realtà consolidata.

Una Campagna per Informare

La maratona oratoria di Roma si inserisce in una più ampia campagna di informazione e mobilitazione che i comitati stanno portando avanti in tutta Italia, con iniziative pubbliche e la costituzione di comitati territoriali. L’intento è di favorire un confronto consapevole su temi tecnici ma di fondamentale importanza per la vita democratica del Paese, restituendo centralità al cittadino e alla sua fiducia nel sistema giudiziario.

Di veritas

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