TORINO – “Askatasuna non è quell’edificio”, ma “una proposta, un metodo, un’attitudine”. Con queste parole, a dieci giorni dalla manifestazione nazionale che ha visto decine di migliaia di persone sfilare per le vie di Torino e che è culminata in gravi scontri davanti allo stabile di Corso Regina Margherita 47, i portavoce del centro sociale sgomberato lo scorso 18 dicembre tornano a prendere la parola. In un incontro con la stampa, gli antagonisti hanno tracciato un bilancio degli eventi recenti e annunciato le prossime mosse, chiarendo che la loro lotta va ben oltre la riconquista di uno spazio fisico.

Oltre le Mura: “Askatasuna è un Progetto Collettivo”

Nel corso della conferenza stampa, è emersa con forza la volontà di definire l’identità di Askatasuna non attraverso le mura che lo hanno ospitato per quasi trent’anni, ma attraverso i valori e le pratiche che ne hanno animato l’esistenza. “Il centro sociale Askatasuna è sempre stato un luogo di aggregazione, di socialità, attraversato da persone le più diverse, che non per forza poi devono in qualche modo aderire a un’opzione politica”, ha spiegato Martina, una delle portavoce. Questa visione si contrappone a una logica di rappresentanza istituzionale: “Noi non rappresentiamo nessuno, non stiamo nelle istituzioni proprio perché crediamo che la politica si faccia dal basso e si faccia con le persone”.

La storia di Askatasuna, il cui nome in basco significa “libertà”, affonda le radici nell’occupazione del 15 ottobre 1996. Da allora, lo stabile di Corso Regina Margherita, un ex asilo di proprietà comunale abbandonato dal 1981, è diventato un punto di riferimento per l’antagonismo torinese e nazionale. Al suo interno si sono sviluppate innumerevoli attività: uno sportello per il diritto alla casa, laboratori artistici, una biblioteca, una sala di registrazione e iniziative per l’infanzia, sempre cercando un forte legame con il quartiere Vanchiglia.

Il Futuro dell’Edificio e i “Paletti” della Gestione dal Basso

Sul destino dell’immobile di Corso Regina Margherita 47, la posizione degli autonomi è netta: “L’opzione è quella di ridare lo stabile a tutte le realtà che dal basso l’hanno sempre attraversata e che intendono portare avanti quel progetto”. Vengono posti dei “paletti” chiari, già discussi in assemblee di quartiere: nessuna cessione a “logiche del terzo settore e del privato”. L’obiettivo è mantenere una gestione collettiva, con spazi gratuiti e di libero accesso, per rispondere a un “gran bisogno” presente non solo nel quartiere ma in tutta la città.

Questa richiesta si inserisce in un contesto complesso, segnato dallo sgombero del 18 dicembre 2025, avvenuto in seguito a un’operazione di polizia legata a indagini su assalti avvenuti durante manifestazioni pro-Palestina. Tale evento ha interrotto bruscamente un percorso di dialogo con l’amministrazione comunale, che nel gennaio 2024 aveva approvato una delibera per riconoscere l’edificio come “bene comune”, avviando un percorso di cogestione.

La Lettura degli Scontri e la Sfida al Governo

Un punto centrale dell’incontro con la stampa è stata l’analisi degli scontri del 31 gennaio. Gli antagonisti non prendono le distanze dalla violenza, ma chiedono di “complessificare” il dibattito, spostandolo dal piano dell’ordine pubblico a quello del conflitto politico. “Di fatto chi ha innalzato il livello è chi ha deciso di attaccare Askatasuna e di attaccare Torino con lo sgombero”, affermano, presentando la reazione di piazza come una “risposta a questo attacco”. La manifestazione, che ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone, viene letta come il primo passo di un’opposizione sociale più ampia al governo Meloni.

In quest’ottica, sono state annunciate nuove mobilitazioni. Dopo una due giorni di incontri a Livorno, è stata indetta una nuova manifestazione nazionale a Roma per il 28 marzo. L’intento è quello di unire diverse istanze sociali – dal diritto all’abitare alla lotta al precariato, fino all’opposizione alle politiche di riarmo – per costruire un fronte comune. “Chi protesta fa gli interessi dell’Italia”, dichiarano i portavoce, in risposta alle critiche ricevute dopo i fatti di Torino.

Un Contesto di Tensione

La vicenda di Askatasuna si colloca in un clima di crescente tensione. Lo sgombero ha portato a una militarizzazione del quartiere Vanchiglia, con disagi per i residenti. Gli scontri del 31 gennaio hanno provocato feriti tra manifestanti e forze dell’ordine e hanno portato a diversi arresti. Le decisioni della magistratura sugli arrestati, con la scarcerazione di due persone e i domiciliari per un terzo, hanno suscitato reazioni politiche contrastanti. La narrazione degli eventi rimane profondamente divisa, tra chi parla di “guerriglia urbana” e chi denuncia la repressione del dissenso. La nuova chiamata alla mobilitazione per il 28 marzo si preannuncia quindi come un ulteriore, significativo capitolo di questa complessa vicenda politica e sociale.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *