Un grido d’allarme si leva dal cuore produttivo dell’Europa. Alla vigilia dell’importante vertice dei Capi di Stato e di Governo ad Alden Biesen, in Belgio, la Comunità della Dichiarazione di Anversa, un’imponente coalizione di oltre 1.300 aziende europee ad alta intensità energetica (energy intensive), ha lanciato un appello accorato e urgente. La richiesta è chiara e non più procrastinabile: adottare misure coraggiose e immediate per salvare la competitività industriale del continente, proteggere milioni di posti di lavoro qualificati e trasformare le promesse del Clean Industrial Deal in azioni concrete e tangibili per le imprese già a partire dal 2026.

L’appello è stato formalizzato durante il Vertice europeo dell’industria, tenutosi proprio ad Anversa, che ha visto la partecipazione di oltre 500 leader industriali, associazioni di categoria e rappresentanti sindacali. Un evento che ha riunito figure di spicco come la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il Presidente francese Emmanuel Macron e il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, a testimonianza della criticità del momento. L’industria pesante, definita la “spina dorsale” dell’economia del Vecchio Continente, sta attraversando una crisi senza precedenti, con dati che dipingono un quadro a tinte fosche.

Una Crisi Fatta di Numeri Preoccupanti

I settori energy intensive – che includono acciaierie, cementifici, vetrerie, cartiere, raffinerie e l’industria chimica – rappresentano un pilastro fondamentale per l’economia dell’Unione Europea. Con un fatturato complessivo che supera i 1.500 miliardi di euro e un impiego diretto di 6,6 milioni di lavoratori, il loro stato di salute è un indicatore cruciale per la prosperità dell’intera Unione. Tuttavia, i dati dell’ultimo anno sono allarmanti: si è registrata la perdita di circa 200.000 posti di lavoro e un crollo della produzione che in alcuni comparti ha raggiunto picchi del 40%.

Questa emorragia occupazionale e produttiva è la diretta conseguenza di una tempesta perfetta che si è abbattuta sull’industria europea. I costi dell’energia e del carbonio, schizzati a livelli insostenibili, rappresentano la sfida principale. Secondo recenti analisi, le aziende europee affrontano prezzi del gas naturale da quattro a cinque volte superiori a quelli statunitensi e prezzi dell’elettricità da due a tre volte più alti. A questo si aggiunge una concorrenza globale sempre più agguerrita, spesso caratterizzata da pratiche commerciali sleali, e un quadro normativo percepito come eccessivamente complesso e oneroso.

Le Tre Priorità per un’Azione Immediata

La Dichiarazione di Anversa non si limita a denunciare la crisi, ma articola un pacchetto di misure di politica industriale di emergenza, focalizzato su tre aree di intervento strategiche:

  • Riduzione dei costi energetici e del carbonio: La richiesta principale è quella di abbattere i costi dell’energia, che stanno erodendo la marginalità e la competitività delle imprese europee. Si chiede un intervento deciso per rendere i prezzi più sostenibili e allineati a quelli dei competitor globali.
  • Sostegno al commercio globale equo e accesso ai finanziamenti: L’industria europea chiede un’Europa che difenda attivamente i propri interessi commerciali, contrastando la concorrenza sleale con tutti gli strumenti politici disponibili. Parallelamente, è ritenuto fondamentale migliorare l’accesso ai capitali e ai finanziamenti per sostenere gli ingenti investimenti necessari per la transizione verde e digitale.
  • Stimolare la domanda interna e la “preferenza europea”: Un punto chiave emerso durante il summit è la necessità di spingere l’acquisto di prodotti realizzati in Europa. La Presidente von der Leyen ha aperto a una svolta, introducendo il concetto di “preferenza europea” (Buy European) negli appalti pubblici strategici, che rappresentano il 14% del PIL dell’UE.

Le Voci dell’Industria: “Agire Ora, non il Prossimo Anno”

Le parole dei rappresentanti industriali riflettono l’urgenza della situazione. Marco Ravasi, Presidente di Assovetro, ha dichiarato: “Spero che questo appello sia accolto dai leader europei che si riuniranno domani. È necessario agire ora, non il prossimo anno, sui costi energetici, sul commercio globale equo e sulla domanda di prodotti europei. È così che possiamo salvaguardare posti di lavoro di alta qualità per la prossima generazione”. La sua voce si unisce a quella di Francesco Buzzella, presidente di Federchimica, che ha sottolineato come “salvare la chimica in Europa significa salvare l’intero comparto manifatturiero”. L’industria chimica italiana, ad esempio, ha visto la produzione calare del 13% rispetto ai livelli pre-crisi energetica del 2021.

Un “Industrial Deal” per Affiancare il Green Deal

Il messaggio di fondo che emerge da Anversa è la necessità di affiancare al Green Deal europeo un solido e concreto “Industrial Deal”. La transizione ecologica, obiettivo irrinunciabile per l’Europa, non può e non deve tradursi in un processo di deindustrializzazione. Al contrario, per essere sostenibile, deve poggiare su una base industriale forte, competitiva e innovativa, capace di sviluppare e produrre in Europa le tecnologie pulite del futuro.

La palla passa ora ai leader politici riuniti ad Alden Biesen. La comunità industriale ha messo sul tavolo le sue preoccupazioni e le sue proposte. Il 2026 è indicato come l’anno della svolta, un orizzonte temporale entro cui le decisioni prese oggi dovranno produrre risultati visibili e concreti all’interno delle fabbriche europee. L’alternativa, avvertono gli industriali, è un declino che rischia di diventare irreversibile, con conseguenze drammatiche non solo per l’economia, ma per l’intero tessuto sociale e la stessa autonomia strategica del continente.

Di atlante

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