Prosegue senza sosta la strategia di accumulazione di riserve auree da parte della Cina, che anche a gennaio ha visto un incremento delle proprie scorte del metallo prezioso per il quindicesimo mese consecutivo. Nonostante le quotazioni dell’oro abbiano raggiunto livelli record, la Banca Popolare Cinese (Pboc) ha aggiunto altre 40.000 once ai suoi forzieri, portando il totale a 74,19 milioni di once troy. Parallelamente, le riserve valutarie del Paese hanno registrato un significativo aumento, consolidando una tendenza che delinea con sempre maggiore chiarezza le ambizioni economiche e geopolitiche di Pechino.
Una corsa all’oro senza precedenti
L’incremento delle riserve auree a gennaio porta il valore complessivo a 369,58 miliardi di dollari, in netta crescita rispetto ai 319,45 miliardi di dicembre 2025. Questa mossa, che si inserisce in un ciclo di rafforzamento iniziato a novembre 2024, è interpretata dagli analisti come una chiara volontà di diversificare gli attivi rispetto al dollaro statunitense. La domanda sostenuta di lingotti, anche a fronte di prezzi elevati che a gennaio hanno toccato massimi storici, segnala una strategia a lungo termine volta a rafforzare la stabilità finanziaria del sistema cinese in un momento di forte volatilità dei mercati.
Questa “febbre dell’oro” non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in una tendenza più ampia che vede diverse banche centrali globali aumentare le proprie riserve del metallo giallo. L’oro è tradizionalmente considerato un bene rifugio, un investimento sicuro in periodi di incertezza politica ed economica. La mossa di Pechino, quindi, può essere letta anche come una copertura contro i rischi geopolitici e le fluttuazioni delle valute.
Riserve valutarie ai massimi da oltre dieci anni
Contestualmente all’aumento delle riserve auree, i dati della Pboc mostrano una crescita robusta anche delle riserve valutarie. A gennaio, queste sono aumentate di 41,2 miliardi di dollari, raggiungendo la cifra di 3.399 miliardi di dollari. Si tratta del settimo aumento mensile consecutivo, che porta le riserve al livello più alto registrato dal novembre 2015. Nel solo 2025, l’incremento totale è stato di 155,512 miliardi di dollari.
Un fattore chiave che ha contribuito a questo risultato è la persistente debolezza del dollaro statunitense. Un dollaro più debole, infatti, aumenta il valore delle altre valute detenute nelle riserve cinesi, come l’euro e lo yen. Questa dinamica, unita a una gestione oculata delle politiche monetarie, ha permesso alla Cina di consolidare la propria posizione finanziaria a livello globale.
La strategia di de-dollarizzazione e il ruolo dello Yuan
L’accumulo di oro e la crescita delle riserve valutarie sono due facce della stessa medaglia: la strategia di de-dollarizzazione perseguita con determinazione da Pechino. La Cina sta progressivamente riducendo la propria dipendenza dal dollaro americano, sia come valuta di riserva che come mezzo di scambio nel commercio internazionale. Questa politica si è intensificata in seguito alle sanzioni occidentali contro la Russia, che hanno evidenziato la vulnerabilità dei Paesi che detengono ingenti riserve in dollari.
L’obiettivo è duplice:
- Ridurre il rischio di ritorsioni finanziarie da parte degli Stati Uniti.
- Rafforzare il ruolo internazionale dello yuan, anche nella sua forma digitale (e-CNY).
Pechino sta attivamente promuovendo l’uso della propria valuta nel commercio con i partner del blocco BRICS e in altre aree geografiche, cercando di creare un sistema finanziario alternativo a quello dominato da Washington. La riduzione delle disponibilità di titoli del Tesoro statunitense da parte della Cina è un altro segnale inequivocabile di questa tendenza.
Implicazioni per l’economia globale
Le mosse della Cina non sono prive di conseguenze per l’equilibrio economico mondiale. L’insistente acquisto di oro contribuisce a sostenere le quotazioni del metallo prezioso, influenzando i mercati globali. La strategia di de-dollarizzazione, sebbene sia un processo a lungo termine e con ostacoli significativi, potrebbe erodere gradualmente lo status del dollaro come principale valuta di riserva globale.
Questo scenario apre a nuove dinamiche geopolitiche e finanziarie. Un mondo multipolare dal punto di vista valutario potrebbe comportare una maggiore volatilità, ma anche nuove opportunità per le economie emergenti. La Cina, con le sue imponenti riserve e la sua crescente influenza economica, si candida a essere uno dei principali protagonisti di questa transizione, ridisegnando l’architettura finanziaria internazionale.
