Una nuova stretta sull’immigrazione in arrivo in Consiglio dei Ministri
Il governo italiano si appresta a introdurre un nuovo e corposo disegno di legge in materia di immigrazione, atteso in Consiglio dei Ministri nella giornata di mercoledì. Il provvedimento, che mira a dare attuazione al nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo in vigore da giugno, si preannuncia come un punto di svolta nella gestione dei flussi migratori, introducendo misure destinate a suscitare un ampio dibattito. Tra le novità più significative, spiccano il cosiddetto “blocco navale”, la possibilità di esternalizzare le procedure d’asilo in Paesi terzi e un inasprimento delle norme sui ricongiungimenti familiari.
Le nuove disposizioni legislative confluiranno in un unico testo, che assorbirà anche alcune norme stralciate dal recente disegno di legge sulla sicurezza. L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo è quello di rafforzare il controllo delle frontiere e di contrastare l’immigrazione irregolare, in un contesto di rinnovata attenzione europea sulla questione.
Il “Blocco Navale”: interdizione delle acque territoriali
Il fulcro del nuovo DDL è rappresentato dall’introduzione del cosiddetto “blocco navale”. Questa misura consentirebbe di interdire, per un periodo massimo di 30 giorni (prorogabile fino a sei mesi), l’attraversamento delle acque territoriali italiane. Tale provvedimento potrebbe essere attivato in circostanze eccezionali, quali:
- Minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale: in particolare, il rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di elementi terroristici.
- Pressione migratoria eccezionale: una situazione in cui l’elevato numero di arrivi comprometta la gestione sicura delle frontiere.
In tali scenari, i migranti intercettati potrebbero essere condotti non solo nel loro Paese di provenienza, ma anche in Paesi terzi sicuri con i quali l’Italia ha stipulato specifici accordi. Questa disposizione evoca il “sistema Albania”, un modello che prevede la delocalizzazione delle procedure di richiesta d’asilo al di fuori del territorio nazionale.
Accordi con Paesi terzi e stretta sui ricongiungimenti familiari
Il disegno di legge punta a istituzionalizzare la possibilità di trasferire i richiedenti asilo in Paesi extra-UE considerati “sicuri” per l’espletamento delle pratiche. Questa strategia, già al centro di accordi bilaterali, diventerebbe un pilastro della politica migratoria nazionale. Parallelamente, il provvedimento dovrebbe includere una stretta sui ricongiungimenti familiari, rendendo più stringenti i criteri per l’ingresso in Italia dei familiari di chi già vi risiede legalmente.
Resta invece incerta l’inclusione della controversa norma “salva Almasri”. Questa disposizione, presente nelle bozze del DDL sicurezza, prevedeva la possibilità di consegnare allo Stato di appartenenza una persona considerata pericolosa per la sicurezza nazionale o per le relazioni internazionali. L’eventuale inserimento di tale norma nel nuovo testo è ancora oggetto di valutazione.
La missione diplomatica di Piantedosi in Libia
Alla vigilia dell’esame del DDL in Consiglio dei Ministri, il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, si è recato in missione a Tripoli. Durante la sua visita, ha incontrato l’omologo libico Emad Mustafa Trabelsi e il primo ministro Abdulhamid Dbeibah. Al centro dei colloqui, il rafforzamento della cooperazione bilaterale per il contrasto all’immigrazione illegale e la gestione dei flussi migratori.
“Il dialogo costante e la cooperazione con le autorità libiche rappresentano un elemento fondamentale per affrontare in modo efficace e responsabile le sfide comuni”, ha dichiarato Piantedosi, sottolineando l’impegno dell’Italia a sostenere, in sinergia con l’Unione Europea, iniziative per il controllo delle frontiere e per i programmi di rimpatrio volontario assistito. Il Ministro non esclude futuri incontri anche con il generale Khalifa Haftar, figura chiave della Cirenaica.
Dati sugli sbarchi in calo, ma la tragedia continua
Il contesto in cui si inserisce il nuovo DDL è caratterizzato da un significativo calo degli arrivi via mare. Secondo i dati del Viminale, nei primi 40 giorni del 2026 sono sbarcati in Italia 1.813 migranti, con una diminuzione del 56,38% rispetto ai 4.156 dello stesso periodo dell’anno precedente. La rotta libica, sebbene in calo, rimane la principale via d’accesso.
Tuttavia, questi numeri non devono far dimenticare la persistente crisi umanitaria nel Mediterraneo. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha recentemente denunciato un tragico naufragio al largo delle coste libiche. Un’imbarcazione si è ribaltata a nord di Zuwara il 6 febbraio, causando la morte o la dispersione di 53 persone, tra cui anche bambini. Questa ennesima tragedia sottolinea drammaticamente i rischi mortali che i migranti affrontano nel tentativo di raggiungere l’Europa.
