Roma – In occasione del Giorno del Ricordo, l’Italia si ferma per commemorare una delle pagine più cupe e a lungo taciute della sua storia novecentesca: i massacri delle foibe e il drammatico esodo degli italiani da Istria, Fiume e Dalmazia. Con un messaggio incisivo diffuso attraverso i suoi canali social, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto sottolineare l’importanza di questa giornata, definendola un appello alla memoria contro “un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza” che per decenni ha avvolto questi tragici eventi.

“Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità”, ha scritto la premier, evidenziando il sacrificio di un’intera popolazione. Le sue parole riecheggiano un impegno fermo a guardare in faccia la verità storica, rigettando con forza “ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista”.

Una Ferita Nazionale: Contesto Storico

I massacri delle foibe furono eccidi perpetrati ai danni di militari e civili italiani autoctoni della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia, durante e immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale, ad opera dei partigiani jugoslavi guidati da Tito. Il termine “foibe” si riferisce alle cavità carsiche in cui molti corpi furono gettati, ma rappresenta per estensione una violenza più ampia che include deportazioni e uccisioni in campi di prigionia. Le motivazioni dietro a questa violenza furono complesse, intrecciando la volontà di eliminare oppositori (reali o presunti) al nuovo regime comunista con una politica di pulizia etnica volta a colpire la componente italiana di quei territori.

A questa ondata di violenza seguì l’esodo giuliano-dalmata, un’emigrazione forzata che coinvolse un numero stimato tra le 250.000 e le 350.000 persone, costrette a lasciare le proprie case e le proprie terre per non rinunciare alla loro italianità di fronte all’annessione di quei territori alla Jugoslavia.

L’Istituzione del Giorno del Ricordo

Per decenni, questa complessa vicenda del confine orientale è rimasta ai margini della memoria collettiva nazionale, spesso per ragioni di opportunità politica e ideologica nel contesto della Guerra Fredda. La svolta è arrivata con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, che ha istituito ufficialmente il 10 febbraio come “Giorno del Ricordo”. La data fu scelta simbolicamente perché il 10 febbraio 1947 venne firmato il trattato di pace di Parigi, che sanciva la cessione di gran parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia.

La legge si prefigge di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Essa promuove inoltre iniziative, specialmente nelle scuole, per diffondere la conoscenza di questi eventi e valorizzare il patrimonio culturale delle comunità istriano-dalmate.

Le Iniziative del Governo: il Treno del Ricordo

Nel suo messaggio, la premier Meloni ha sottolineato come il ricordo non sia “rancore, ma giustizia”, fondamento di una memoria condivisa che rafforza la comunità nazionale. A testimonianza di questo impegno, il Governo ha promosso una serie di iniziative, tra cui spicca per il suo forte valore simbolico il “Treno del Ricordo”.

Giunto alla sua terza edizione, il progetto, promosso dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, consiste in un treno storico che ospita una mostra itinerante. Il convoglio ripercorre idealmente il viaggio degli esuli, attraversando l’Italia da Nord a Sud. Per il 2026, il treno partirà da Trieste il 10 febbraio per concludere il suo viaggio a Siracusa il 1° marzo, toccando undici città, tra cui Pordenone, Bologna, Pescara, L’Aquila, Roma, e Palermo.

All’interno delle carrozze, i visitatori possono immergersi nella storia attraverso un percorso multimediale con pannelli informativi, immagini d’archivio, e l’esposizione di “masserizie” originali degli esuli. Una novità di quest’anno è una carrozza interamente dedicata ai giovani, con elaborati realizzati dagli studenti, per assicurare che il testimone della memoria venga passato alle nuove generazioni.

Un Appello all’Unità Nazionale

Il messaggio della Presidente del Consiglio si conclude con un forte appello all’unità: “L’Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata. Perché questa storia non è una storia che appartiene a una porzione di confine o a quel che resta del popolo giuliano-dalmata. È una storia che appartiene all’Italia intera. Ad ognuno di noi”. Un monito a considerare questa tragedia come parte integrante della coscienza nazionale, un capitolo doloroso ma necessario per comprendere appieno il passato e costruire un futuro basato sulla verità e sul rispetto.

Di veritas

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