Un fronte comune per un calcio diverso. Più leale, meno artefatto e più vicino alla sua essenza. È questo il forte messaggio lanciato da Gian Piero Gasperini che, nella conferenza stampa alla vigilia della sfida con il Cagliari, ha offerto il suo pieno sostegno a Daniele De Rossi, protagonista di un duro sfogo dopo la sconfitta del suo Genoa contro il Napoli, decisa da un calcio di rigore molto discusso nel finale. Le parole del tecnico dell’Atalanta non sono solo una difesa d’ufficio, ma un vero e proprio appello a tutta la categoria degli allenatori a “radunarsi” e “far sentire la propria voce”.
Il “casus belli”: il rigore di Genoa-Napoli
A scatenare il dibattito è stato l’episodio avvenuto nei minuti di recupero della partita tra Genoa e Napoli, quando l’arbitro, dopo un consulto con il VAR, ha assegnato un calcio di rigore ai partenopei per un contatto tra Cornet e Vergara. Una decisione che ha lasciato perplesso e furioso l’allenatore rossoblù, Daniele De Rossi. “Non so più che sport sto allenando”, ha dichiarato a caldo, evidenziando la sua frustrazione per un regolamento che, a suo dire, è diventato “distorto” e ha snaturato il gioco. De Rossi ha parlato di un “calcio che non esiste più”, dove i difensori sono costretti a marcare con le braccia dietro la schiena per evitare contatti dubbi, e ha criticato l’incertezza sul concetto di “chiaro errore” che dovrebbe guidare l’intervento del VAR.
La solidarietà di Gasperini: “La penso come Daniele”
Le parole di De Rossi hanno trovato una sponda importante in Gian Piero Gasperini. “Non è il favore di una o di un’altra, noi come allenatori probabilmente abbiamo bisogno di radunarci un attimo e far sentire la nostra voce nel mondo del calcio perché la penso come Daniele”, ha affermato con forza il tecnico nerazzurro. Gasperini ha sottolineato come questo tipo di calcio, caratterizzato da “grande confusione”, non piaccia né agli addetti ai lavori né al pubblico. Nel mirino del tecnico di Grugliasco sono finiti non solo gli episodi arbitrali controversi, ma un intero sistema di comportamenti che inquinano lo spettacolo.
- Simulazioni evidenti: “Vediamo giocatori che si mettono le mani in faccia quando vengono appena toccati”, ha denunciato Gasperini, puntando il dito contro un’antisportività sempre più diffusa.
- Pressioni dalle panchine: L’allenatore ha criticato anche “le panchine che saltano per aria per fare pressioni” sugli arbitri, un atteggiamento che contribuisce a creare un clima di tensione e a condizionare le decisioni.
- L’arte di “fregare”: Gasperini ha concluso con una riflessione amara: “Il gioco del calcio è qualcosa di leale, cercare di fregare un cartellino o un rigore è distante da tutti gli altri sport”. Ha citato il rugby come esempio di lealtà, evidenziando come gli enormi interessi economici nel calcio stiano forse deviando lo sport dai suoi valori fondamentali.
Un malessere diffuso nel calcio italiano
Le dichiarazioni di Gasperini e De Rossi si inseriscono in un contesto di crescente malcontento verso la gestione arbitrale e l’utilizzo del VAR in Serie A. Le polemiche si susseguono giornata dopo giornata, alimentando un dibattito che coinvolge allenatori, giocatori, dirigenti e tifosi. La percezione è quella di una perdita di uniformità di giudizio e di un’eccessiva influenza della tecnologia, che invece di ridurre gli errori sembra aver moltiplicato le discussioni su episodi spesso soggettivi. Il rischio, come sottolineato da De Rossi, è quello di “disamorarsi” di questo sport.
L’appello di Gasperini a un’azione collettiva degli allenatori potrebbe rappresentare un punto di svolta. La richiesta è chiara: un ritorno a un calcio più autentico, dove la lealtà sportiva prevalga sulla furbizia e dove le regole siano applicate con buon senso e coerenza, preservando l’autorità dell’arbitro in campo e la fluidità del gioco. Resta da vedere se questo grido d’allarme verrà raccolto e se porterà a un cambiamento concreto in un sistema che, secondo molti dei suoi protagonisti, ha un disperato bisogno di riforme.
