SOLD_A (BOLZANO) – Una nuova tragedia ha scosso le montagne dell’Alto Adige. Due freerider, turisti provenienti dalla Finlandia, hanno perso la vita nel primo pomeriggio di ieri, travolti da una valanga mentre affrontavano un fuoripista su Punta Beltovo (Schöntaufspitze), cima imponente del gruppo Ortles-Cevedale che sovrasta l’abitato di Solda. Un terzo componente del gruppo è riuscito a sopravvivere al distacco nevoso, riportando ferite di media gravità.

La dinamica dell’incidente e l’allarme

L’allarme che ha attivato la complessa macchina dei soccorsi è scattato intorno alle 13:30. Inizialmente, la chiamata non riguardava la valanga fatale, bensì un secondo distacco nevoso, avvenuto a poca distanza nei pressi del rifugio Madriccio, in una zona già nota in passato per fenomeni simili. È stato durante il sorvolo di ricognizione con l’elicottero, decollato per questa prima emergenza, che l’equipaggio ha notato la ben più vasta slavina staccatasi dal pendio di Punta Beltovo. Avvicinandosi, i soccorritori hanno scorto una persona che, disperatamente, stava scavando nella neve con le mani: era il sopravvissuto, che ha immediatamente informato della presenza dei suoi due amici sepolti dalla massa nevosa.

Le operazioni di soccorso

Le operazioni di ricerca sono iniziate con la massima urgenza. Grazie all’utilizzo dell’ARTVa (Apparecchio di Ricerca Travolti in Valanga), di cui gli scialpinisti erano dotati, i due freerider sono stati localizzati in tempi relativamente brevi. Purtroppo, però, al momento del recupero per loro non c’era più nulla da fare. Uno dei due si trovava sotto circa 60 centimetri di neve, mentre il secondo era sepolto a una profondità di un metro e mezzo. La pressione e l’asfissia non hanno lasciato loro scampo.

Il compagno superstite è stato soccorso e trasportato in ospedale con ferite di media entità ma non in pericolo di vita. La seconda valanga, quella che aveva originato l’allarme, fortunatamente non ha coinvolto persone, permettendo di far cessare l’allarme su quel fronte. Sul luogo della tragedia hanno operato fianco a fianco gli uomini del Soccorso Alpino dell’Alpenverein (BRD), del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) e della Guardia di Finanza, con squadre provenienti dalle stazioni di Tubre, Solda, Trafoi e Prato allo Stelvio.

Il rischio annunciato: la neve a lastroni

La tragedia si è consumata in un contesto di pericolo valanghe ben noto e segnalato. Il bollettino valanghe per la zona dell’Ortles indicava un grado di pericolo 3 (marcato) su una scala di 5, ma con la chiara avvertenza che su alcuni pendii e in determinate circostanze, specialmente in quota, il rischio poteva salire a grado 4 (forte). Le abbondanti nevicate dei giorni scorsi si sono depositate su un vecchio strato di neve dura e spesso ghiacciata, creando le condizioni ideali per il cosiddetto fenomeno della “neve a lastroni”.

Si tratta di una delle situazioni più insidiose per chi pratica fuoripista e scialpinismo: uno strato superficiale di neve fresca, apparentemente stabile, scivola compatto come una lastra su quello sottostante, più liscio e gelato, innescando valanghe di grandi dimensioni e ad alta velocità. Proprio nella stessa giornata della tragedia, un esperto del servizio meteo della Provincia di Bolzano, intervenendo ai microfoni di Rai Südtirol, aveva lanciato un monito specifico riguardo a questo tipo di pericolo.

Un territorio segnato da precedenti tragedie

Il gruppo dell’Ortles, paradiso per gli amanti della montagna ma anche teatro di numerosi incidenti, non è nuovo a eventi luttuosi di questa portata. La memoria torna inevitabilmente allo scorso primo novembre, quando cinque alpinisti tedeschi persero la vita su Cima Vertana, una vetta di 3.545 metri che domina sempre l’area di Solda. Anche in quel caso, due cordate furono travolte da una valanga a lastroni mentre erano impegnate nella salita verso la cima, senza avere alcuna possibilità di scampo.

Questi eventi ribadiscono con drammatica forza quanto la montagna, specialmente in inverno, richieda massima preparazione, attrezzatura adeguata (pala, sonda e ARTVa sono indispensabili) e, soprattutto, una profonda conoscenza delle condizioni nivometeorologiche e la capacità di saper rinunciare di fronte a un rischio troppo elevato.

Di veritas

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